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"MY JAZZ"
"Immagini ed Emozioni"



Il primo libro fotografico di Patrizio Gianquintieri . Immagini ed Emozioni dal mondo del jazz - Novanta immagini e testi racchiusi in duecento pagine -

qualche immagine/some pictures

Info: Patrizio Gianquintieri


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Aperitivo in Concerto 2011/2012



Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 - Milano

COMUNICATO STAMPA

Domenica 5 Febbraio 2012, ore 11.00

PRIMA DATA ITALIANA

una straordinaria Orchestra ricorda il mito di Duke Ellington

WILLIAM PARKER ORCHESTRA



with special guest KIDD JORDAN
The Essence of Ellington


voce
Ernie Odoom

tromba, flicorno
Roy Campbell

tromba
Matt Lavelle

sassofoni soprano e tenore
Ras Moshe

sassofono contralto
Rob Brown, Darius Jones

clarinetto, sassofono tenore


Sabir Mateen


sassofono tenore
Kidd Jordan

sassofono baritono
Dave Sewelson

trombone
Willie Applewhite
Steve Swell


pianoforte
Dave Burrell

contrabbasso, direzione, arrangiamenti
William Parker


batteria


Hamid Drake



Domenica 5 febbraio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta come prima data italiana il nuovo lavoro di uno fra i massimi rappresentanti della nuova musica americana, il celebre contrabbassista William Parker: The Essence of Ellington è un'appassionante rilettura di alcune fra le più note e più significative composizioni di uno fra i più grandi musicisti del XX secolo, Edward Kennedy “Duke” Ellington. A capo di un'eccezionale orchestra, formata dalla crema dei più autorevoli esponenti della musica di ricerca africano-americana (da Sabir Mateen a Hamid Drake, da Rob Brown a Roy Campbell, da Ras Moshe al grandissimo pianista Dave Burrell) Parker, con la collaborazione di un leggendario musicista quale il sassofonista Kidd Jordan (classe 1935, grande strumentista e didatta, ha suonato con Ray Charles, Aretha Franklin, Steve Wonder, O. Coleman, C. Taylor), riesamina la figura di Ellington, tributandogli l'omaggio dovuto ad un artista che seppe imporre il jazz, in un miracoloso equilibrio fra rigorosa pagina scritta e vertiginosi interventi solistici, come forma d'arte da concerto. L'omaggio di Parker sottolinea inoltre la straordinaria attualità, la vigorosa modernità che ancora conserva l'opera ellingtoniana, al di là delle ineffabili e immortali melodie che espone e che tutti oggi conosciamo.


WILLIAM PARKER



"....Ci sono due modi per fare musica - la via accademica o quella spirituale. La prima è costruita sul concetto che non esiste un mondo spirituale vivente, solo il mondo che possiamo vedere, sentire, toccare e gustare. Questa musica è basata sull'idea che l'uomo è il compositore della musica e la musica si manifesta solo come suono. E' finita, con un inizio e una fine. Questa scuola di musica è insegnata nelle scuole in tutto il mondo usando mappe chiamate spartiti che regolano l'immaginazione. Utilizzando teorie e formule studiate per tenerci lontano da una esperienza religiosa. Il secondo approccio alla musica non viene insegnato nella scuola di musica. Le teorie della Musica Cosmica, Musica Spirituale, Musica Winti, Musica dei Toni, Musica Om, si basano sulla teoria musicale finale che risiede nell'amore per Dio. Il riconoscimento che l'Universo e tutto ciò che è dentro è collegato ed è musica.
"La musica è" tutto ciò che vive, tutto ciò che è parte della creazione. Composizione musicale e l'improvvisazione diventa una forma di preghiera. Succinta e meravigliosa. Che comprende l'intera esistenza del suono e del silenzio...”

Importante figura di raccordo del free jazz dagli anni Settanta ad oggi, il contrabbassista/compositore William Parker, ha fatto della musica una questione di vita spirituale: spesso lo stesso ha cercato di spiegare alla comunità musicale come il suo jazz fosse intimamente legato alle occasioni della vita, alla sua tristezza, ma anche come fosse possibile sopportarne il carico grazie a quel legame verso la fede in Dio.
Molti non l'hanno compreso, facendogli vivere una vita modestissima dal lato economico, ma Parker ha avuto di converso tante soddisfazioni artistiche.
Tralasciando tutta la maestosa attività svolta a servizio di tanti nomi illustri del free americano e quella condotta in coabitazioni musicali con alcuni dei migliori talenti del free degli ultimi trent'anni, va ricordata la carriera solistica che ha visto nel 1979 in "Through Acceptance of Mistery Peace" il primo vagito discografico importante dell'artista: accanto ad episodi più ermetici, quello che si faceva strada in quel disco era il free ben congegnato di "Committment" (vicino a quello di Leo Smith con splendide esecuzioni in assolo di Arthur Williams alla tromba e John Hagen al sax), i violini esplorativi di Billy Bang e Ramsey Ameen (Face still hands folded is folded) e il suo recitativo di carattere religioso.
L'attività discografica a suo nome si intensificherà solo agli inizi degli anni Novanta, anni in cui le registrazioni si dividono tra quelle costruite in "solitudine" e quelle in cui viene accompagnato da quartetto o band allargata; nell'ambito della prima esperienza Parker pubblicherà due lavori ("Testimony" e "Lifting the Sanctions") che appaiono stridenti, apertamente strumentali, con una personale situazione di trascendenza nella divagazione free molto dura da decifrare; Parker, a differenza di tanti contrabbassisti che si sono mossi solo nell'ambito della composizione, cerca di dare un contributo personale all'evoluzione del suo strumento ed in tal senso si avvicina agli incroci con l'avanguardia classica che pochi altri colleghi hanno intrapreso; anzi cerca anche connubi e affinità collaborative: di quegli anni infatti sono i duetti con Joelle Leandre e Peter Kowald, che producono alcune delle più rare produzioni di contrabbasso suonato in doppia contrapposizione, nonchè gli esperimenti in triplo o in quadruplo basso, alla ricerca di un nuovo "muro" di suono da contrabbasso. Il sound è spesso ipnotico, con continue scosse allo strumento ricavate anche attraverso tecniche estese, un uso dell'arco tutto frutto della personale interpretazione dei temi di Parker, che dà alla sua musica un tono molto dissonante, incalzante, una prefigurazione di immagini con forza d'urto relativa e il suo stile si caratterizza per una sorta di ronzio incosciente di fondo che dà sostegno a sè e all'attività dei musicisti; uno stile che richiede molto vigore fisico e che si contrappone alle idee della Leandre, ad esempio, che si concentra più sulle possibilità armoniche del contrabbasso.

Le due formazioni principali di Parker saranno gli "In Order to Survive" nel cui gruppo militeranno con costanza il pianista free Cooper-Moore (magnifica via d'incontro tra Cecil Taylor e un certo impressionismo classico), il sassofonista Rob Brown (presenza quasi fissa e capacità innata all'improvvisazione da assolo) e la percussionista Suzie Ibarra (che con Parker fisserà il suo status musicale), con i quali registrerà numerosi lavori discografici. L'altro gruppo sarà la Little Huey Creative Music Orchestra, un ensemble dedito anch'esso alla riproposizione jazzistica delle band di improvvisazione sulla falsariga dei concetti creati in “Ascension” da Coltrane, ma con un substrato decisamente più indirizzato alle tecniche di avanguardia classica.

Nel decennio 2000 grazie alle registrazioni per la Aum Fidelity e la Thirsty Ear, Parker praticherà formazioni in trio o quartetto in cui sacrificherà il respiro dell'avanguardia per concentrarsi su un attività di sostegno squisitamente ritmica che possa coinvolgere in maniera più convenzionale musicisti operanti nell'area free jazz: sono perfette riproposizioni d'arte quasi pittorica (“O'Neals Porch”, “Luc's Lantern”, “Sound Unity”) o vie di mezzo trasversali con la sua espressione solistica (“Painter's spring” in trio con D.Carter e il suo batterista fidato Hamid Drake, o “Scrapbook” in trio al violino con Billy Bang) oppure estensioni nella spiritualità blues del genere che coinvolgono anche la vocalità tradizionale (Leena Conquest in “Raining on the moon” e “Corn Meal Dance”) e quella etnica (l'indiana Sangeeta Bandyopadhyay nel mediorientale “Double Sunrise”). In tutte queste registrazioni, Parker sembra aver trovato anche una soluzione accessibile alla comprensione del pubblico ed aver aggiornato molti punti oscuri di contatto tra il free e la sperimentazione classica. Tanto merito artistico è la causa dell'invito fatto dalla Neos Records sezione jazz (etichetta specializzata nella classica contemporanea) di registrare i concerti fatti con l'ICI Ensemble di Monaco (International Composers and Improvisers) in un cd "Winter sun crying" dove Parker ritorna ad alcuni aspetti musicali intrapresi con la Little Huey Orchestra, ma dove soprattutto il dialogo con gli altri musicisti diventa un viaggio "sonico" che cerca di mediare le posizioni formative e di stile del contrabbassista con le cognizioni raggiunte dai compositori classici moderni.


Prevendita dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita
Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita alla cassa del Teatro – 02 7636901 - Numero Verde 800-914350
Online: www.aperitivoinconcerto.com
circuito Ticketone + Call Center 892.101 - www.ticket.it

per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 - 20121 MILANO

tel.: 02 763690681/682 fax: 02 763690646
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it

Marco Ferullo
Cell. 347 1932762 - marco.ferullo@gmail.com



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Aperitivo in Concerto 2011/2012



Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 - Milano

COMUNICATO STAMPA

Domenica 29 Gennaio 2012, ore 11.00

PRIMA MONDIALE

un protagonista del jazz rende omaggio al blues e a un suo leggendario interprete

JAMES BLOOD ULMER , DAVID MURRAY

& THE BLUES ORCHESTRA
Blood Singin' and Stompin' The Blues


sassofono tenore
David Murray

chitarra elettrica solista,voce
James Blood Ulmer

tromba: Ravi Best

tromboni: Shareef Clayton, Mario Hernández Morejón

sassofoni contralto: Terry Greene II, Mark Williams, Denis Cuni Rodriguez

sassofono contralto: Lakecia Benjamin, Tony Kofi

sassofono tenore: Jay Rodriguez, Irving Acao

sassofono baritono: Alex Harding

chitarra elettrica : Mingus Murray

tastiere: Llorenç Barceló

pianoforte: Steve Colson

contrabbasso: Jaribu Shahid

batteria: Chris Beck

Domenica 29 gennaio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42 – Milano), “Aperitivo in Concerto” presenta un nuovo, appassionante progetto del sassofonista David Murray, con la partecipazione del leggendario chitarrista e cantante James Blood Ulmer e della strepitosa The Blues Orchestra.
Murray, a capo di un’eccellente big band formata da musicisti di altissimo rango, rende un tributo al blues e alla grande tradizione popolare africano-americana: la partecipazione di un interprete di straordinario rilievo come James Blood Ulmer (strumentista e cantante che ha saputo rinnovare la stessa tradizione grazie anche alle sue storiche collaborazioni con Ornette Coleman) rende l’evento di particolare significanza.
Sia Murray che Ulmer, non casualmente, giungono alle radici del blues e della cultura musicale nero-americana, dopo una lunga militanza nel campo dell’innovazione: il loro sguardo verso il passato non è, dunque, nostalgico ma lucidamente cosciente, una vera e propria rilettura di radici mai dimenticate e mai sopite che assume una trascinante, coinvolgente enfasi strumentale, vieppiù sottolineata da un’opulenta e brillante veste strumentale.


DAVID MURRAY
Sassofonista e compositore, David Murray, dalla fine degli anni Novanta, è stato spesso associato all’avanguardia improvvisativa per il suo modo di esplorare l'intersezione di jazz, hip hop, gospel, sonorità africane e dei caraibi. La musica di Murray ha combinato le innovazioni del free jazz degli anni '70 con il jazz della tradizione per ottenere un suono estremo e aspro. La sua carriera sembra confermare quanto sostiene Ornette Coleman, e cioè che l'anima dei neri d'America si esprime al meglio attraverso il sax tenore. Dal 1975 si trasferisce a New York dalla natia Oakland in California, per collaborare con Cecil Taylor e Dewey Redman, che lo incoraggiano a proseguire l’attività musicale. Sempre a New York lavora con Sunny Murray, Anthony Braxton, Oliver Lake, Don Cherry. Entra a far parte della Energy Band di Ted Daniel, collabora con Hamiet Bluiett, Lester Bowie e Frank Lowe. Nel 1976 Murray partecipa alla fondazione del World Saxophone Quartet con Oliver Lake, Julius Hemphill e Hamiett Bluiett. E’ l'inizio di un periodo estremamente fertile e che dura fino ad oggi: Murray incide e collabora con il World Saxophone Quartet, Dave Burrell, John Hicks, Craig Harris, Butch Morris, McCoy Tyner, Elvin Jones, Mal Waldron, Amiri Baraka, creando inoltre molteplici lavori originali che ne fanno uno dei più acclamati protagonisti dell’improvvisazione contemporanea.

JAMES BLOOD ULMER

- Il chitarrista e cantante James “Blood” Ulmer (St. Matthews, Carolina del Sud, 1942) è uno dei personaggi più peculiari di tutta la recente storia musicale afro-americana. Protagonista di innumerevoli formazioni a fianco di grandi del jazz come Art Blakey, Joe Henderson, Paul Bley, Archie Shepp, Larry Young o Jimmy Smith, è soprattutto grazie a Ornette Coleman, con cui collabora a più riprese a partire dai primi anni Settanta, che mette a punto una propria cifra stilistica ben definita. Il suo carattere è perfettamente in evidenza nelle sue numerosissime prove solistiche, che poco hanno a che fare con i grandi nomi del jazz sopra citati, ma che sembrano piuttosto identificarsi con una personalità dirompente e in uno stile sempre molto aspro, a cavallo tra improvvisazione jazz, rock, funk e blues elettrico; una musica che l’ha fatto definire da Bill Milkowski “un incontro perfettamente riuscito tra Albert Ayler e Skip James”.


Prevendita dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita
Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita alla cassa del Teatro – 02 7636901 - Numero Verde 800-914350
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Marco Ferullo
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Aperitivo in Concerto 2011/2012



Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 - Milano

COMUNICATO STAMPA

Domenica, 22 Gennaio 2012, ore 11.00
PRIMA EUROPEA

Un grande sassofonista e un fascinoso viaggio musicale nel cuore dell’Asia

MICHAEL BLAKE & KINGDOM OF CHAMPA


sassofoni tenore e soprano
Michael Blake

tromba, tromba a coulisse
Steven Bernstein

flauti
Nicole Mitchell

chitarra elettrica
David Tronzo

violoncello
Rufus Cappadocia

vibrafono
Bryan Carrott

tuba
Clark Gayton

contrabbasso e basso elettrico
Tony Scherr

batteria e percussioni
Billy Martin

batteria e percussioni
Hamid Drake

“Aperitivo in Concerto”, domenica 22 gennaio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), ospita un entusiasmante progetto del tenorista Michael Blake, voce fra le più originali e poetiche della musica improvvisata di oggi, musicista ben conosciuto anche per le sue collaborazioni con Ben Allison, Enrico Rava, Steven Bernstein, Giovanni Guidi e i Lounge Lizards.
Kingdom of Champa è un’appassionante lettura/ricordo di un viaggio, musicale e culturale, compiuto dallo stesso Blake in Vietnam dopo la fine delle guerra con gli Stati Uniti. Non è casuale che questo appassionante lavoro musicale si riferisca non al Vietnam in generale ma al mitico regno di Champa, che fiorì nell'attuale Vietnam centro-meridionale tra il VII e il XV secolo ed ebbe il suo apogeo nel IX e X secolo: si trattò, infatti, di una vicenda storica peculiare. Nel regno di Champa, infatti, non era la cultura d’origine cinese a dominare, bensì quella hindu: a partire dal IV secolo venne adottato il sanscrito come lingua colta e l'induismo come religione, e in particolare il culto di Shiva. A partire dal X secolo il commercio marittimo arabo nella regione introdusse inoltre crescenti influssi islamici. Un impasto interculturale fuori dal comune, dunque, che ha caratterizzato in modo particolare un’intera area del Sudest asiatico, lasciando tracce che Blake ricupera con infallibile senso poetico. Le affascinanti e incantatorie melodie di una tradizione antichissima vengono reinventate, reinterpretate, e rese trascinanti e coinvolgenti elementi di una performance avventurosa, quasi teatrale, da un gruppo musicale che comprende una pletora di artisti di eccezionale notorietà come il batterista Hamid Drake, il vibrafonista Bryan Carrott, la flautista Nicole Mitchell, il trombettista Steven Bernstein, il chitarrista David Tronzo e altri ancora.

MICHAEL BLAKE

Il sassofonista canadese Michael Blake è cresciuto a Vancouver, una delle città più dinamiche del Nord America per quanto riguarda la scena jazzistica, e ha avuto la possibilità di partecipare al Banff Jazz Workshop, con musicisti del calibro di Cecil Taylor, Kenny Wheeler e Steve Coleman. Si è poi trasferito a New York, dove nel 1990 John Lurie lo scoprì mentre suonava in un club e l'invitò a unirsi ai suoi Lounge Lizards, una delle band più influenti di quel periodo, nella quale Blake si concentrò sul sassofono soprano. Nel 1997 ha inciso il suo primo album, l'evocativo "Kingdom of Champa" prodotto da Teo Macero, il leggendario produttore che ha a lungo affiancato Miles Davis ed ha innovato le tecniche di registrazione nel jazz. L’album integrava jazz e influenze vietnamite creando come un toccante diario sonoro del viaggio di Blake nel Sud-Est asiatico. Michael Blake fa parte del Jazz Composer Collective che ha realizzato gli importanti Cd dell'Herbie Nichols Project. Dopo due altri album di grande impatto come 'Drift' (2001)e 'Elevated' (2002) Down Beat ha incluso Blake nella propria classifica dei musicisti emergenti. Sino ad oggi Blake, che è anche un insegnante apprezzato ed impegnato internazionalmente, ha firmato dieci incisioni come leader ed ha partecipato ad innumerevoli altri gruppi e progetti, a fianco di artisti come Ben Allison, Steven Bernstein, Kresten Osgood, John Lurie.


Prevendita dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita
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Marco Ferullo
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Aperitivo in Concerto 2011/2012



Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 - Milano

Domenica, 15 Gennaio 2012 - ore 11.00

COMUNICATO STAMPA

PRIMA EUROPEA

Torna a Milano una leggenda con la nuova improvvisazione da Chicago al Brasile

PHAROAH AND THE UNDERGROUND

with São Paulo & Chicago Underground


featuring PHAROAH SANDERS




sassofoni soprano e tenore
Pharoah Sanders

cornetta, live electronics
Rob Mazurek

tastiere, live electronics, campionamenti, vibrafono, marimba
Guilherme Granado

batteria, percussioni, cavaquinho, live electronics
Mauricio Takara

basso elettrico, chitarra
Matthew Lux

batteria, mbira
Chad Taylor


“Aperitivo in Concerto” apre il nuovo anno presentando, il 15 gennaio 2012, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), una grande prima europea: il leggendario sassofonista Pharoah Sanders, fra i principali eredi di John Coltrane, torna dopo molti anni a Milano in una formazione assolutamente originale, guidata dal ben noto cornettista e compositore Rob Mazurek, grande protagonista della nuova scena musicale di Chicago.
Mazurek ha creato un gruppo con alcuni componenti di due eccezionali formazioni oggi attive nel campo dell’improvvisazione contemporanea a Chicago e a São Paulo del Brasile: Chicago Underground e São Paulo Underground. Jazz modale, influenze afrobrasiliane, be bop, neo bop ed elettronica si incontrano per dare vita ad un quadro sonoro affascinante, contro il quale si staglia l’inconfondibile suono e l’ardente lirismo di Sanders, musicista che a settantuno anni mostra di sapersi mettere in gioco e di accettare la sfida di misurarsi con musicisti più giovani e dai trascorsi artistici diversi. Un evento poetico, trascinante quanto inconsueto sino ad oggi realizzatosi una volta sola, in Brasile: nel mese di agosto 2010, Rob Mazurek ha infatti riunito São Paulo Underground e Chicago Underground per due spettacoli con Sanders al Ministero della Cultura del Brasile. Tale ensemble combina sapientemente i "muri di suono" dei São Paulo Underground e l’inebriante mix di innovative estrapolazioni acustiche dei Chicago Underground, integrate da uso sapiente dell'elettronica.
La combinazione incarna un affascinante mix musicale che va dal ‘rumore cosmico’ di Sun Ra ai ritmi e al fraseggio della samba, maracatu, rock, fino alla tradizione del free jazz. Sanders e Mazurek “navigano” questo paesaggio sonoro con lo sforzo di creare nuovi e dinamici “spirituals” moderni.
Caratterizzato da una combinazione di musicisti acclamati dalla critica, con una grande esperienza di spettacoli dal vivo, questo ensemble rafforza il concetto di “guarigione attraverso il suono”.

PHAROAH SANDERS
Nato Farrell Sanders nel 1940, Pharoah Sanders inizia la sua carriera nella città natale di Little Rock, Arkansas dove, dopo studi di clarinetto, adotta il sassofono tenore e studia sotto la guida di Jimmy Cannon (suo insegnante scolastico), esibendosi al contempo in gruppi di rhythm’n’blues guidati da artisti quali Bobby "Blue" Bland e Junior Parker. Si trasferisce poi a Oakland, California, dove studia all’Oakland Junior College. Nel 1961 torna a trasferirsi, questa volta a New York dove, fra gli altri, si esibisce con Sun Ra, da cui riceve il nome d’arte Pharoah (Faraone).
Dopo ingaggi con Don Cherry e altri, forma nel 1963 un proprio gruppo, con il pianista John Hicks, il contrabbassista Wilbur Ware e il batterista Billy Higgins, esibendosi al Village Gate, dove viene notato da John Coltrane, che gli chiede, l’anno dopo, di partecipare al suo gruppo. Da allora, pur senza farne mai ufficialmente parte, Sanders diventa un pilastro del complesso coltraniano, con cui incide, fra gli altri, un lavoro di particolare rilevanza come “Ascension”
Dopo il primo disco come leader nel 1964, fra il 1966 e il 1973 Sanders incide, soprattutto per l’etichetta Impulse!, una serie di lavori significativi come Tauhid (1966), Karma (1969), Black Unity (1971), Thembi (1971). Partecipa inoltre nel 1968 all’incisione di Communications, album della JCOA: Jazz Composer’s Orchestra Association di Mike Mantler e Carla Bley nel quale realizza, per usare le parole di John Zorn, “il più intenso e illuminante solo di sax tenore mai registrato”.
Sanders, noto per il suo stile ricco di suoni violentissimi ed estremi e per l’utilizzo degli “sheets of sound”, ha continuato ad incidere (Theresa, Timeless, Evidence, Verve) e ad esibirsi con regolarità, non solo con il suo abituale quartetto ma anche con artisti di diversa estrazione come Gigi, 23 Skidoo, Tisziji Munoz, Jah Wobble e Bill Laswell, confermandosi una fra le più affascinanti, influenti, complesse e poliedriche personalità nella storia della musica improvvisata.

ROB MAZUREK
Il cornettista, compositore, artista multimediale Rob Mazurek (Jersey City, 1965) è tra i talenti più visionari della musica contemporanea. Attivo sulla scena del jazz e dell’improvvisazione dalla metà degli anni 90, Mazurek ha contribuito a rivitalizzare la scena di Chicago, gettando un ponte vitale tra la generazione dell’ AACM (Association for the Advancement of Creative Musicians) e quella più giovane, vicina al rock e alla musica elettronica. Ha suonato in diversi gruppi come Gastr Del Sol, Tortoise, Isotope 217 e in tutte le formazioni del Chicago Underground. E’ leader della Exploding Star Orchestra, formazione di punta della scena odierna, che spesso ha ospitato musicisti quali Bill Dixon e Roscoe Mitchell.
Oltre che solista di jazz e direttore di diversi organici, Mazurek si esibisce in solitudine, combinando improvvisazioni per cornetta, paesaggi sonori elettronici e video. In questa veste ha inciso “Silver Spines” (Delmark 2002), “Sweet And Vicious Like Frankenstein” (Mego 2004), “Abstractions On Robert D'Arbrissel” (Adluna 2008) e parte di “Amorphic Winged” (Walking Road 2001). Mazurek è inoltre ideatore e animatore di São Paulo Underground, che nasce come estensione dei gruppi chicagoani, dopo il suo trasferimento per alcuni anni in Brasile. Le composizioni jazz e minimaliste, arricchite da strumenti elettronici, trovano nel São Paulo Underground una nuova identità ritmica, modellata sulle scorie di samba anomali che si infittiscono in un tribalismo indefinibile, dove campionamenti, cornetta, voci e percussioni generano un affresco policromo. Come ha scritto Mark Corroto per Allaboutjazz: Un approccio moderno al tropicalismo brasiliano, che tiene conto dei progressi nella manipolazione del suono. È musica di strada direttamente dall’avanguardia sotterranea del Brasile ed è confusamente meravigliosa

Prevendita dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita
Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita alla cassa del Teatro – 02 7636901 - Numero Verde 800-914350
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Aperitivo in Concerto 2011/2012



Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 - Milano

Domenica, 20 Novembre 2011, ore 11.00

COMUNICATO STAMPA

UNICA DATA ITALIANA

Dallo Yemen al Marocco passando per New York:
il travolgente viaggio del nuovo jazz mediorientale

OMER AVITAL QUINTET



tromba, Avishai Cohen

sassofono tenore,, Joel Frahm

pianoforte,, Jason Lindner

contrabbasso,, Omer Avital

batteria, ,Jonathan Blake



Domenica 11 dicembre 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto”, dopo lo straordinario successo riscosso dal trio del contrabbassista Avishai Cohen, presenta un altro protagonista del nuovo jazz mediorientale e beniamino del pubblico internazionale, il contrabbassista israeliano Omer Avital, a capo di un quintetto che ospita alcuni fra i migliori e più acclamati solisti sulla scena musicale newyorkese.
Come ha scritto Andrea Scaccia per “Musica Jazz”: C’è tutto un mondo a colori nella musica di Omer Avital, contrabbassista nato nella piccola cittadina israeliana di Givataim. Un caleidoscopio di influenze che fa del compositore, arrangiatore e virtuoso del basso una delle realtà più brillanti della scena newyorkese. Sì, perché è proprio nella Grande Mela che Avital ha fatto il salto definitivo nel jazz che conta, incrociando l’ingombrante strumento con quelli di alcune delle personalità più convincenti che attualmente animano la scena downtown, come Mark Turner. Pescando a caso nell’album di famiglia: «Avevo vent’anni quando decisi di partire per gli Stati Uniti, sapevo bene che quello era il posto adatto per diventare un musicista jazz, era il mio sogno più recondito. Arrivato a New York ho avuto immediatamente modo di suonare con una certa regolarità insieme ad artisti importanti; il fatto di avere tanti club dove esibirsi è stato fondamentale, sia per proporre la mia musica, sia perché suonare con gli altri è la via migliore per apprendere. L’altra grande opportunità che mi ha dato la città è la qualità dei concerti che offre. Ho ascoltato davvero tanti musicisti di diverse generazioni: vecchia scuola e ragazzi della mia età, il massimo per un musicista curioso».
Il suo jazz è pregno di umori e tradizioni provenienti dagli angoli più diversi del mondo, dal jazz classico alle indiscutibili influenze klezmer, passando talvolta – e senza troppi complimenti – per il Latin, con una disinvoltura onnivora che ricorda il Willem Breuker Kollektief. Musica vitale, che fa battere il piede, contagiati dall’energia della danza, componente imprescindibile degli show della sua band: «Quando compongo mi rifaccio a diverse tecniche e tradizioni: jazz, musica araba, classica, europea, latina. Fondamentalmente mi piace studiare le diverse declinazioni della musica per metterle al servizio della mia scrittura. L’approdo al contrabbasso dopo aver studiato chitarra e pianoforte è stato un contributo ulteriore al mio modo di essere compositore. Questo è il mio bagaglio ma, ciò detto, quando scrivo non mi fermo mai a riflettere su quale sia lo stile che sto usando, non mi interessa assolutamente; è un processo molto naturale e immediato il mio, ed è esattamente lo stesso con il quale affronto un assolo. Sono in questo senso debitore ai miei insegnanti, perché mi hanno trasmesso la voglia di ascoltare tutte le musiche, senza distinzioni di genere».
Da tempo Avital, attraverso l’improvvisazione jazzistica, ha saputo riassumere nella sua musica le molteplici influenze presenti nell’incredibile melting pot israeliano: dalle sue radici nordafricane e yemenite sino al sofisticato cosmopolitismo del mondo yiddish trapiantato a New York, la musica di questo eccezionale contrabbassista riflette il dinamismo culturale di aree del mondo in cui l’arte sa donare speranza ai molti drammi della vita quotidiana.


OMER AVITAL
Contrabbassista, compositore e arrangiatore, Omer Avital è nato a Givataim, una piccola città in Israele, da genitori di origini marocchine e yemenite. Ha iniziato la sua formazione musicale a 11 anni, entrando nel conservatorio della sua città natale per studiare la chitarra classica.
Successivamente, dopo essersi iscritto alla Talma Yalin, la più importante scuola d'arte del suo paese, Avital ha iniziato a interessarsi al jazz. Passato al contrabbasso, in breve tempo prende la direzione dell'orchestra della scuola, scrivendone gli arrangiamenti. Nel corso dell'ultimo anno di studi, all'età di 17 anni, Avital ha iniziato a suonare professionalmente, lavorando in vari contesti con molti gruppi di generi musicali diversi, ed esibendosi regolarmente in tv, radio e in numerosi festival jazz.
Dopo un anno trascorso suonando nell'orchestra dell'esercito israeliano, Avital si trasferisce a New York, nel cui ambiente si inserisce presto senza difficoltà, divenendo ben presto un richiesto sideman, e iniziando un'attività internazionale collaborando con affermati musicisti quali Roy Haynes, Jimmy Cobb, Nat Adderley, Walter Bishop, Al Foster, Kenny Garrett, Steve Grossman, Frank Hewitt, Jimmy Lovelace, Rashied Ali. Omer Avital è stato molto attivo anche nella scena locale di New York con i migliori musicisti della sua generazione, tra cui Mark Turner, Aaron Goldberg, Joshua Redman, Jason Lindner, Jeff Ballard, Brad Mehldau, Antonio Hart, Claudia Acuña, Kurt Rosenwinkel, Peter Bernstein, Greg Tardy, Myron Walden, Larry Goldings e Ali Jackson, in particolare allo Smalls, dove è stato presente fin dalla serata d'apertura nel 1994, e dove si è successivamente esibito molto spesso, sia alla testa di propri gruppi che con bands come la Jason Lindner Big Band, il Charles Owens Quartet e molti altri ancora, divenendo una delle colonne portanti del movimento musicale gravitante intorno a quel celebre locale.
A 24 anni ha formato l'Omer Avital Group, composto da basso e batteria e quattro sassofoni, una band in cui si sono avvicendati i batteristi Ali Jackson e Joe Strasser, e i sassofonisti Mark Turner, Greg Tardy, Charles Owens, Joel Frahm e Myron Walden. Omer cita tra le proprie influenze Oscar Pettiford, Ray Brown, Paul Chambers, Sam Jones, Scott LaFaro, Eddie Gomez, Charlie Haden e Ron Carter.
Omer Avital è uno strumentista straordinario, che ha saputo incorporare nel proprio stile svariate influenze etniche assorbite durante la sua formazione, coniugandole con delle spiccate doti jazzistiche in una cifra personale caratterizzata da grande vigore e drammaticità, per la quale è stato accostato dal critico Ben Ratcliff del New York Times a esponenti del contrabbasso quali Charles Mingus e William Parker.

AVISHAI COHEN
Originario di Tel Aviv, Avishai Cohen inizia a suonare la tromba all'età di otto anni, e inizia a esibirsi a dieci anni con la big band del Rimon College. Prosegue lo studio presso il Jaffa Conservatory di Tel Aviv, e subito dopo inizia a girare in tutto il mondo con la Young Israeli Philharmonic Orchestra, diretta da Zubin Mehta e Kent Nagano. Diviene inoltre la prima scelta sul proprio strumento per tutti i principali lavori in svariati generi, dal jazz al rock, al pop, ai lavori in studio d'incisione e televisione, e registra con importanti artisti israeliani quali Gidi Gov, Shalom Chanoch, Arik Einstein, Asaf Amdurski e Eviatar Banai. Riceve una borsa di studio per frequentare il Berklee College of Music di Boston, vincendo il Clark Terry Award.
Nel 1997 si piazza al terzo posto nel prestigioso concorso Thelonius Monk Jazz Trumpet Competition, e consegue il secondo posto al concorso Carmine Caruso Jazz Trumpet Competition. Si è esibito accanto, tra gli altri, a Dave Liebman, James Moody, Arnie Lawrence, John Hendrix, Jimmy Witherspoon, Jimmy Heath, George Garzone, Clark Terry, Ira Sullivan, Donald Harrison, Bobby Watson, Jason Lindner, Omer Avital, Jeff Ballard, Roy Hargrove.
Dal 1997 collabora con il gruppo di avant-funk di New York Lemon Juice, col quale ha inciso tre cd e compiuto tournée in tutto il mondo. Avishai Cohen ha inciso a proprio nome per la Fresh Sound New Talent il cd "The Trumpet Player", in cui suonano Jeff Ballard, John Sullivan e Joel Frahm. Questo disco è stato anche incluso dal critico Ben Ratliff nella playlist di un'edizione domenicale del New York Times, e ad esso è seguito il cd "Avanim", registrato con la celebrata band Third World Love, di cui Cohen è co-leader insieme a Omer Avital, Daniel Freedman e Yonatan Avishai, per la Assal Records.
Dal 2004 Avishai Cohen è inoltre uno degli artisti selezionati dalla Israel Cultural Excellence Foundation (IcExcellence). Ha collaborato nel 2010 con il San Francisco Jazz Collective.

JOEL FRAHM
Joel Frahm, sax tenore e soprano, è uno dei più brillanti sassofonisti tenore segnalatisi da qualche anno sulla scena USA. Nato a Racine, Wisconsin, cresciuto a West Hartford, Connecticut, vive a New York, dove si esibisce in molti jazz clubs tra cui Blue Note, Birdland e Jazz Standard. Ha collaborato con diversi tra i nuovi giovani protagonisti del jazz tra cui Bill Charlap, Matt Wilson, David Kikoski e Ben Allison, e si è esibito anche accanto a consolidati maestri come Dewey Redman, Fred Hersch e Betty Carter. Ha suonato inoltre per tre anni nel gruppo della cantante Jane Monheit, avendo modo di segnalarsi all'attenzione della critica per la sua ricca sonorità, fluida, inventiva e appassionata.
Nel 2004 ha ricevuto una nomination come "rising star" nel referendum dei critici della rivista Downbeat Magazine. Joel Frahm ha recentemente realizzato in duo con Brad Meldhau il suo terzo cd a proprio nome, "Don't Explain", uscito per la Palmetto Records.

JASON LINDNER
Jason Lindner, pianista, nativo di New York, è dalla metà degli anni '90 uno dei componenti stabili della scena jazzistica cittadina facente capo al celebre jazz club Smalls. Le esibizioni delle orchestre da lui guidate sono state infatti oggetto di grande attenzione e apprezzamento da parte della critica specializzata, guadagnandosi il seguito di un gran numero di appassionati.
La chiusura temporanea nel 2003 di quel locale ha determinato lo spostamento di un isolato, presso il Fat Cat Billiards, di queste attività, che hanno peraltro mantenuto il loro interesse e il loro seguito.
Jason Lindner ha inciso a proprio nome il cd "Premonition", pubblicato dall'etichetta Stretch di Chick Corea, un lavoro che ha ottenuto numerosi consensi, e ha suonato e/o inciso con numerosi grandi musicisti tra cui Roy Haynes, Dave Holland, James Moody, Paquito D'Rivera, Jon Hendricks, Roy Hargrove, Avishai Cohen, Christian McBride. Ha inoltre collaborato con numerosi altri artisti e gruppi tra cui Dafnis Prieto, Yosvany Terry, The Brother Jacques Project, Pharaoh's Daughter, Stephanie McKay, Amel Larrieux, Lauryn Hill, Maya Azucena, Graciella, Dana Leong's Criminal Justice, World Tribe, e la Lincoln Center - Arturo O'Farrill Afro-Latin Jazz Orchestra, per la quale ha anche ricevuto la commissione di un arrangiamento.

JONATHAN E. BLAKE
Batterista extraordinaire, Jonathan Blake ha studiato dal 1995 al 2000 presso la William Paterson University di New Jersey Wayne, NJ, conseguendo il Bachelor of Music in Jazz Studies and Performance, e privatamente con Horacee Arnold, John Riley, Rufus Reid, Vinson Hill. In quel periodo suona con Stanley Turrentine e John Blake. Successivamente effettua dei tours in Europa e in Cina con David Sanchez, con la Mingus Big Band, Terell Stafford e John Scofield. Ha collaborato inoltre con Tom Harrell, Russell Malone, Kenny Barron, la Oliver Lake Big Band, Randy Brecker e Roy Hargrove.



Prevendita dal 24 ottobre 2011
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Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita alla cassa del Teatro – 02 7636901 - Numero Verde 800-914350
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Marco Ferullo
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Aperitivo in Concerto 2011/2012



TEATRO MANZONI - Via Manzoni, 42 - Milano

COMUNICATO STAMPA

Domenica, 4 Dicembre 2011, ore 11.00

UNICA DATA ITALIANA - CONCERTO DI NATALE

Quando il grande gospel incontra il klezmer in una trascinante celebrazione

THE KLEZMATICS
with JOSHUA NELSON
“Brother Moses Smote The Waters”




voce, pianoforte
Joshua Nelson

voce, fisarmonica, chitarra, pianoforte
Lorin Sklamberg

tromba, tastiere, pianoforte, voce
Frank London

violino, voce
Lisa Gutkin

sassofono contralto, clarinetto, pianoforte
Matt Darriau

basso elettrico, flicorno baritono
Paul Morrissett

batteria, percussioni
Richard Barshay


Domenica 4 Dicembre 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” con il suo Concerto di Natale presenta il coinvolgente, appassionante incontro fra uno dei massimi interpreti del gospel afroamericano, Joshua Nelson, con il più entusiasmante e popolare gruppo di interpreti del klezmer e della grande e commovente tradizione musicale ebraica, The Klezmatics.
Le tradizioni culturali in genere cambiano lentamente, nel lungo arco della storia. Ma di tanto in tanto emerge, dalla cultura popolare, un'innovazione sorprendentemente fresca nella sua manifestazione esteriore, anche se nel profondo si mantiene, quasi con riverenza, tradizionale. Si potrebbe non aver mai sentito parlare di musica "gospel kosher" prima di oggi, ma le performances piene d'ispirazione di Joshua Nelson, il creatore di questo stile, sicuramente non possono mancare di colpire profondamente.
Il gospel Kosher è il matrimonio tra testi religiosi e convinzioni ebraiche con le sonorità soul della musica gospel americana. Il “gospel”, che deriva dal greco e significa buona novella, è di solito associato a chiese cristiane afro-americane, lo stile musicale è africano, formato da suoni che provengono da diverse tribù africane, e sviluppato come strumento per sfuggire all'ingiustizia sociale. Prima è stato Spiritual, Meter Hymns, Jubilee songs e, infine, "Gospel Music." Questi ritmi africani, precedono l'introduzione degli africani della costa ovest al cristianesimo. Questi stessi suoni sono stati conservati nelle culture musicali dei neri africani musulmani ed ebrei, e tali vocalizzi, carichi di influenze soul, riempivano la sinagoga per gli ebrei di colore che Joshua Nelson frequentava da bambino con la famiglia, ebrei osservanti originari del Senegal.
Quando il grande gospel incontra la grande tradizione ebraica, dunque: un incontro straordinario fra due drammatiche esperienze diasporiche (la Diaspora ebraica, vecchia di millenni e cultura e la Diaspora dei neri africani schiavizzati nel Nuovo Mondo) che dalle loro tragiche vicende hanno saputo dare nuova linfa alla speranza e alla vitalità della vita, celebrata con travolgente, per l’appunto, gioia di vivere nella liturgia di una festa che non è solo rito religioso ma messaggio universale di fratellanza. Un gruppo trascinante e celeberrimo come i Klezmatics, fra i più significativi e popolari interpreti della tradizione musicale yiddish, si presenta assieme ad un supremo interprete del gospel afroamericano, il cantante Joshua Nelson, erede della leggendaria Mahalia Jackson. Uno spettacolo di eccezionale teatralità, che rilegge la religiosità ebraica e quella neroamericana alla luce di un profondo coinvolgimento emotivo e spettacolare.
Da anni i Klezmatics portano in scena la grande, estatica e commovente tradizione musicale ebraica sviluppatasi nell'Est europeo nelle aree di tradizione yiddish. Comunità ashkenazite, dunque, in cui la religiosità non di rado si traduce in un trascinante senso di festa collettiva, in cui si celebra la voglia e la felicità di vivere. Non è casuale, dunque, che gli stessi Klezmatics affrontino anche un percorso non dissimile, ideato da un'altra esperienza diasporica, quella dei neri africani schiavizzati nelle Americhe, autori di una celebrazione della divinità e dei suoi doni altrettanto intensa, coinvolgente, travolgente. Gospel, spiritual e klezmer si fondono perciò in un unico, festoso e teatrale tributo all'esperienza della vita. “Brother Moses Smote The Waters” è il risultato dell’eccentrica alleanza finalizzata ad indagare le similitudini esistenti tra gli inni klezmer e il gospel spaziando nel jazz e nel blues.
Un concerto straordinario che vede unite insieme la musica Klezmer e quella Gospel che appaiono simili per ispirazione, non solo perché entrambi legati alla Bibbia, a collegarli sono anche i temi di giustizia sociale cui questi generi sono legati storicamente: le lotte socialiste della prima metà del Novecento per il klezmer, le lotte per i diritti civili degli afro-americani per il gospel.
Uno show assolutamente unico, irripetibile, imperdibile. Una nuova, spettacolare celebrazione del Natale.

THE KLEZMATICS
I Klezmatics, affermati musicisti del Lower East Side di New York, hanno studiato l’idioma della tradizionale musica delle feste ebraiche dell’Est Europa, conosciuta come klezmer, e se ne sono impadroniti, apportandovi sensibilità contemporanee, combinando identità e misticismo ebraico con lo spirito del nostro tempo e diventando tra le più note e apprezzate formazioni della musica klezmer contemporanea internazionale. Sono per gli appassionati il simbolo di quel klezmer che fonde le tradizioni ashkenazite con le influenze dell’avanguardia jazz più tipiche del nuovo continente. L’essenza è quella di una musica di festa, che celebra la natura estatica delle sonorità yiddish e crea sonorità di volta in volta riflessive, ballabili e liberatorie. Forniscono impressioni decise e dirette, con la profondità propria di un repertorio che contempla una vibrazione interiore, forse una fede. Creatori quindi di un nuovo klezmer, in cui si mescolano avanguardia classica e pop, folk, rock, jazz, heavy metal, sin dall’esordio, datato 1986, i Klezmatics hanno registrato il tutto esaurito nei loro spettacoli nel Nord e Sud America, e in tutta Europa, comprese le apparizioni ai tanti festival, Womad di Peter Gabriel, Jazz di Montreal, Folk di Philadelphia o Klezmer di Safed, in Israele. Hanno raggiunto le case di milioni di telespettatori attraverso CBS, BBC, MTV. I loro progetti annoverano collaborazioni così varie quanto creative: dal virtuoso del violino Itzhak Perlman alla cantante israeliana Chava Alberstein, dal poeta Allen Ginsberg all’attore Robin Williams, dagli artisti della scena downtown newyorkese Elliot Sharp, John Zorn, Marc Ribot agli ex Led Zeppelin Robert Plant e Jimmy Page, ai membri del Flying Karamazov Brothers. I Klezmatics (di cui fanno parte vere celebrità come il cantante Lorin Sklamberg, il trombettista Frank London, il sassofonista Matt Darriau) hanno lavorato con la compagnia Los Angeles Modern Dance and Ballet, hanno scritto le musiche per piece di danza della coreografa Twyla Tharp, per i registi Jonathan Berman (The Shvitz) e Greg Bordowitz (Fast Trip, Long Drop), e per la produzione dell’Hartford Stage di Mark Lamos “The Dybbuk”, su adattamento del drammaturgo Tony Kushner, vincitore del Premio Pulitzer (Angels in America). Hanno inoltre collaborato con Itzhak Perlman, Peter Gabriel, Lester Bowie, La Monte Young e David Byrne. La loro è una rilettura di celebri pagine del repertorio yiddish in cui rivivono i versi di alcuni dei più grandi poeti yiddish del XX Secolo.

JOSHUA NELSON
Quando aveva otto anni, Joshua Nelson scoprì un album di Mahalia Jackson, la Regina del Gospel, nella collezione di dischi dei nonni, e si innamorò del suo modo di cantare. Da adolescente Joshua è stato acclamato come cantante gospel e ha portato avanti l'eredità della Jackson. Nato e cresciuto ebreo, ha approfondito tali studi di ebraismo, realizzando come, nel corso della storia, gli ebrei hanno sempre integrato la legge ebraica e le pratiche religiose con il contesto culturale in cui vivevano. Nelson porta ad esempio come qualsiasi cucina etnica può essere ebrea, se è kosher. Al suo ritorno da Israele, Joshua ha iniziato ad applicare questa convinzione alla musica, iniziando quella che è stata definita "una rivoluzione nella musica ebraica", unendo testi liturgici ebraici con una delle più note forme di musica indigena americana; così è nato il kosher gospel. Per Joshua Nelson il kosher gospel è un modo per affermare entrambe le parti della sua identità di ebreo di colore. Per il suo pubblico, indipendentemente dalla fede e dal patrimonio culturale, il kosher gospel è stata una rivelazione. Ad ora, passati da poco i quarant’anni, Nelson si è esibito in tutto il mondo, oltre ad avere collaborato con artisti del calibro di Mahalia Jackson, Wynton Marsalis, Billy Preston, Aretha Franklin, Cab Calloway, Dizzy Gillespie: per presidenti, congregazioni, festival musicali di gran rilievo e per Oprah, che lo ha definito "Next Big Thing." Ha prodotto un album stellare, Mi Chamocha, nel quale si esibisce con stelle del calibro di Aretha Franklin e dei Klezmatics, ed è stato il soggetto dell’acclamato film-documentario “Keep on Walking”. Joshua tramanda questo suo dono anche partecipando come resident artist presso congregazioni ebraiche in tutto il paese, compresa la sua sinagoga, il Tempio Sharey Tefilo-Israel, una congregazione riformata a South Orange, nel New Jersey. Qualunque sia il luogo, Joshua Nelson, il Principe del Kosher Gospel, unisce la gente -e le culture- in canti gioiosi.


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COMUNICATO STAMPA

Domenica, 20 Novembre 2011, ore 11.00

COMUNICATO STAMPA

UNICA DATA ITALIANA

Un grande del contrabbasso affascina
con le tradizioni del nuovo Medio Oriente

AVISHAI COHEN
“Seven Seas”




contrabbasso, voce
Avishai Cohen

pianoforte
Omri Mor

batteria
Amir Bresler


Domenica 20 Novembre 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta l’affascinante trio di uno fra i più acclamati strumentisti dei nostri giorni, il contrabbassista Avishai Cohen. Cohen, a lungo collaboratore di Chick Corea (che lo ha definito un genio), da tempo abbina l’improvvisazione jazzistica ad una personalissima ricerca sulle radici della tradizione musicale mediorientale, dando vita ad un linguaggio originalissimo e incantatorio, arricchito da un superbo e impressionante magistero strumentale. Con il suo trio abituale (in cui militano il pianista Omri Mor, virtuoso in grado di esprimersi con straordinaria capacità sia in campo accademico che improvvisativo, e il batterista Amir Bresler, nuovo astro del ricchissimo firmamento musicale israeliano, già con il liutista Amos Hoffman e l’organista Sam Yahel), il contrabbassista articola un mondo sonoro in cui il ritmo proietta indimenticabili melodie arricchite anche dalla voce peculiare dello stesso strumentista, che attinge all’inesauribile bagaglio della tradizione ebraica, sia ashkenazita che sefardita. In “Seven Seas”, titolo anche del suo ultimo lavoro discografico, Cohen riassume le molteplici esperienze di una ricchissima carriera: melodie incantatorie dall’afflato quasi sinfonico, virtuosismo fenomenale, brillantissima improvvisazione jazzistica, canto spiegato, l’intero spettro della tradizione ebraica, influenze arabo-andaluse e latinoamericane, teatralità trascinante, approccio cosmopolita e raffinato. Poiché se la musica di Avishai Cohen dà sfogo a un torrente di emozioni, non cade mai nel melenso, nel lirismo fuori posto o nel pomposo. Al contrario, la struttura dei pezzi e la loro architettura interna si rivelano sorprendenti, con riprese e scoppi ritardati che ne fanno una bomba melodica pacifica e portatrice di salvezza. Le sue composizioni incanalano l’emozione per farla fluire meglio, affinché la loro energia non si perda nel tragitto che le conducono alle orecchie degli ascoltatori.

Con “Seven Seas” il nativo di Gerusalemme, oggi residente a Tel Aviv e divenuto uno dei jazzmen più popolari di quest’ultimo decennio, spinge questo modo di fare musica fino all’estremo. Il contrabbassista varca un’ulteriore soglia nella sua ascensione artistica.
Uno spettacolo imperdibile

Avishai Cohen





Nato nel 1970 a Kabri, un kibbutz del nord d'Israele, da una famiglia di musicisti, il celebre contrabbassista Avishai Cohen inizia a 9 anni lo studio del pianoforte, abbandonato 5 anni dopo in favore del basso elettrico, ispirato da Jaco Pastorius; solo all'età di 16 anni inizia lo studio del contrabbasso, guidato dal maestro Michael Klinghoffer. A 18 anni si trasferisce a New York e, come egli stesso afferma, il suo primo anno di permanenza fu il più difficile della sua vita; per guadagnarsi da vivere suonava nelle strade e nei parchi. Successivamente, presta la sua opera in diverse formazioni di latin jazz oltre che, per un breve periodo, in trio con il pianista Danilo Pérez. Per tutta la prima metà degli anni Novanta, lavora unicamente in piccoli jazz club fino a quando, nel 1996 inizia a collaborare con Chick Corea, firmando il suo primo contratto. La collaborazione con il pianista statunitense è determinante; riesce ad arrivare ai grandi festival jazz di fama internazionale, ed inoltre proprio sotto l'etichetta Stretch records, di Corea, incide i suoi primi 4 CD da leader. Ha lavorato, tra gli altri, anche con Bobby McFerrin, Roy Hargrove, Herbie Hancock, Kurt Rosenwinkel, Nnenna Freelon, Paquito D'Rivera, Alicia Keys oltre che con la London Symphony Orchestra e la Israel Philharmonic Orchestra. Attualmente è molto impegnato con l' Avishai Cohen Trio con il quale ha trionfato nelle sale concertistiche più importanti del mondo.

OMRI MOR

Nato nel 1983, il pianist Omri Mor inizia lo studio della musica all’età di sette anni alla Jerusalem Rubin Academy of Music, sotto la guida di Benjamin Oren e Assaf Zohar, perfezionandosi in ambito jazzistico con il pianista Slava Ganelin e con il leggendario sassofonista Arnie Lawrence.
Mor ha collaborato con i protagonisti della scena musicale israeliana come il contrabbassista Avishai Cohen, il trombettista Avishai Cohen, il contrabbassista Omer Avital, il sassofonista Eli Degibri e molti altri. In campo internazionale si è esibito al fianco di artisti come Marlon Browden, Marcus Baylor, Philip Harper, Keon Harold, J.D. Allen, Jay Rodriguez, Marc Miralta, Raynald Colom ed altri, oltre a collaborare regolarmente con la Israel Philharmonic Orchestra e la Raanana Symphonette Orchestra. Si è inoltre esibito con artisti e gruppi israeliani sia nel campo del rock che della musica popolare ed etnica come Berry Sacharof, Micha Shitrit, la Magreb Orchestra (diretta da Nino Biton), la Israeli Andalus Orchestra, Chaim Look e Lior Elmelich.

AMIR BRESLER

Il giovane batterista Amir Bresler è oggi uno fra i più acclamati strumentisti israeliani della sua generazione. Oltre alla sua collaborazione con Avishai Cohen, si è esibito con artisti di rilievo come l’organista Sam Yahel, i pianisti Shai Maestro e Amit Golan, il chitarrista Gilad Hekselman, la Israeli Big Band dello Shtriker Conservatory, il liutista Amos Hoffman, il chitarrista Ori Avni.


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COMUNICATO STAMPA

Domenica, 13 Novembre 2011, ore 11.00

UNICA DATA ITALIANA

John Zorn reinterpretato dal più famoso percussionista brasiliano

CYRO BAPTISTA & BANQUET OF THE SPIRITS
Plays Masada Book Two: "Caym"



percussioni, voce
Cyro Baptista

tastiere
Brian Marsella

basso elettrico, oud
Shanir Ezra Blumenkranz

batteria, percussioni
Tim Keiper


Domenica 13 Novembre 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta Banquet of the Spirits, l’affascinante gruppo guidato dal celebre percussionista brasiliano Cyro Baptista. Baptista, collaboratore di alcuni fra i più acclamati musicisti sulla scena internazionale (da Herbie Hancock a Daniel Barenboim, da Yo-Yo Ma a Sting, da Ivan Lins a Michael Tilson Thomas, Carlos Santana, Caetano Veloso) e da oltre trent’anni a fianco delle molteplici avventure creative di John Zorn, ha da tempo elaborato una filosofia creativa basata sul pensiero dello scrittore e poeta brasiliano Oswald de Andrade, autore nel 1928 del Manifesto Antropofago: Antropofagia come poetica dell'assimilazione e ricreazione della cultura europea, e della sua sintesi con le componenti più marcatamente autoctone della cultura brasiliana in cerca di una sua specifica identità. Quella capacità di divorare” e fagocitare il meglio dell’Altro, principio di quel meticciato culturale che si specificò all'interno di una delle avanguardie meglio riuscite d'allora, il modernismo brasiliano.
Solo l’Antropofagia ci unisce, scriveva de Andrade. E Baptista ha fatto sua tale enunciazione, creando un mondo musicale in cui le più svariate influenze si assommano, si scindono, si scontrano per dare vita a un quadro mai amorfo o inerte, complesso, variegato, coloratissimo e trascinante, di straordinario impatto teatrale, una sorta di personalissimo e originale esperanto musicale che è ritratto appassionante delle future possibilità espressive che la contaminazione e convivenza fra tradizioni e culture diverse possono offrire. In questa unica data italiana, Baptista, coadiuvato da eccellenti musicisti come il bassista Shanir Blumenkranz, il tastierista Brian Marsella e il batterista Tim Keiper, presenta il progetto Caym, dedicato alle composizioni che John Zorn ha scritto per il suo celebrato Book of Angels: un inusitato, trascinante e travolgente connubio fra tradizione afro-brasiliana e cultura musicale ebraica.


CYRO BAPTISTA
Nato a San Paolo, Brasile, nel 1950, Cyro Baptista arriva a New York dopo studi al Creative Music Studio di Woodstock, fondato, tra gli altri, da Ornette Coleman. La sua maestria nella percussione brasiliana lo porta subito a suonare e incidere con innumerevoli musicisti, anche di stili assai diversi, tra i quali David Byrne, Gato Barbieri, Dr. John, Brian Eno, Laurie Anderson, John Zorn, James Taylor, Carly Simon, Michael Tilson Thomas, Daniel Barenboim, Bobby McFerrin, Wynton Marsalis, Lincoln Center Jazz Orchestra, Medesky-Martin & Wood, Jay-Z, Snoop Dogg, Santana, oltre a grandi artisti brasiliani come Milton Nascimento, Caetano Veloso, Ivan Lins, Marisa Monte e Nana Vasconcelos. Compare anche in cinque dischi, poi candidati ai Grammy, di Yo-Yo-Ma, Cassandra Wilson, The Chieftains, Ivan Lins e Herbie Hancock.

BRIAN MARSELLA
Brian Marsella è nato a Philadelphia, ha studiato alla Juilliard School of Music di New York e al Peabody Conservatory della John Hopkins University, nel Maryland, perfezionandosi poi alla New School University di New York sotto la guida di Richie Beirach, George Garzone, Reggie Workman, Junior Mance, Joanne Brackeen e LeAnn Ledgerwood. Versato sia nella tradizione accademica che in quella popolare afroamericana, dal 2004 collabora con Cyro Baptista e il suo gruppo Beat the Donkey. Nel frattempo ha guidato il gruppo Caveman e collabora o ha collaborato con artisti quali Billy Martin, G. Calvin Weston, Eyal Maoz, Marshall Allen, Odean Pope, Dave Fuczinski, Anat Cohen, Byard Lancaster, Jamaladeen Tacuma, Matisyahu, Trevor Dunn, Mary Halvorson, Briggan Kraus, Romero Lubambo, D.J. Logic, George Garzone, Dennis Irwin, Edmar Castenada, Stephen Bernstein, Jon Madof, Erik Friedlander, Ches Smith, Mad Cow, Big Tree, Leana Song, Pharoah's Daughter, UB313, Chris Tunkle Band, Circuit Breaker, Mother of All Bombs, Brentwood Estates, Exoskeleton, Group Therapy.

SHANIR BLUMENKRANZ
Shanir Ezra Blumenkranz è nato a Brooklyn, New York, da genitori di origine polacco-egiziane. Ha collaborato e collabora con artisti quali Ravi Coltrane, Fred Sherry, Satoshi Takeshi, Hank Roberts, Sabir Mateen, Roy Campbell Jr., Tony Malaby, Will Connell, Jon Madof, Daniel Zamir, Jenny Scheinman, Daniel Kelly, Eyal Maoz, Avishai Cohen, Jazz Mandolin Project, George Garzone, Okkyung Lee, Brad Shepik, William Winant, Jim Pugliese, Jim Black, Jamie Saft, Anthony Coleman, Mark Dresser, Charlie Burnham, Sonny Simmons, Ned Rothenberg, Marty Ehrlich, Trevor Dunn, Sylvie Courvoisier, Susie Ibarra, Min Xiao-Fen, Cyro Baptista, Marc Ribot, John Medeski, Kenny Wollesen, Joey Baron, Anton Fier, Erik Friedlander, Mark Feldman, Roberto Rodriguez, Ikue Mori, Bill Laswell, John Zorn.

TIM KEIPER
Il batterista Tim Keiper collabora con Cyro Baptista dal 1999. Nel frattempo lavora con artisti quali Anthony Braxton, John Zorn, Andrew D'Angelo, Reid Anderson, Erik Friedlander, Matisyahu, Ali e Vieux Farka Touré. Collabora inoltre con complessi quali Skeleton Key, Caveman, The Dirty Projectors.


******************* Prevendita dal 24 ottobre 2011
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Aperitivo in Concerto 2011/2012



Teatro Manzoni - Milano

COMUNICATO STAMPA
Concerto Inaugurale

Una leggenda del jazz incontra il più spettacolare gruppo di flamenco

DAVE HOLLAND & PEPE HABICHUELA FLAMENCO QUINTET
featuring JOSEMI CARMONA



contrabbasso
Dave Holland

prima chitarra
Pepe Habichuela

seconda chitarra
Josemi Carmona

percussioni
Bandolero
Juan Carmona



Domenica 6 novembre 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), s’inagura la ventisettesima edizione di “Aperitivo in Concerto”, con un evento di straordinario interesse e di spiccata teatralità: ritorna a Milano uno fra i grandi protagonisti della musica di oggi, il contrabbassista Dave Holland, accompagnato questa volta da un travolgente gruppo di flamenco guidato dal celebrato chitarrista virtuoso spagnolo Pepe Habichuela.
Il Dave Holland & Pepe Habichuela Flamenco Quintet nasce dall’incontro tra uno dei bassisti che hanno fatto la storia del jazz fin dagli anni ’60 e uno dei massimi esponenti della chitarra flamenca, Habichuela, la cui famiglia è di tradizionale rilevanza nella musica spagnola (tanto che il secondo chitarrista che qui si aggiunge alla formazione è figlio di Pepe, così come uno dei due percussionisti). Il risultato è una serie di interpretazioni dall’atmosfera danzante, di matrice spettacolarmente latina ma in cui si fa evidente il legame fra jazz, flamenco, cultura africana e afroamericana, tradizione araba: dalla rumba al tango, passando per il fandango e la solea.
Come ha scritto il critico musicale Maurizio Comandini, a proposito di Hands, recente realizzazione discografica del complesso creato da Holland e Habichuela: L'integrazione di Holland con la musica di Pepe è perfetta e va molto al di là di quella semplice empatia superficiale che potrebbe essere il frutto dell'incontro occasionale di uno dei maestri del contrabbasso jazz con un maestro del flamenco. I due si sono incontrati dapprima per alcuni concerti in Spagna, hanno allargato l'amicizia alle mogli, hanno coinvolto i figli e i parenti di Pepe, a loro volta musicisti affermati. E solo alla fine di questo comune percorso artistico e umano, un gruppo ben affiatato si è ritrovato con i cuori che battevano all'unisono in sala di registrazione, per un album elegante e raffinato che parte dalla musica spagnola per arrivare ad un linguaggio universale fatto di elementi semplici ma profondamente radicati e di tanta passione. Senza lasciare mai che il virtuosismo prenda il sopravvento in maniera gratuita.
Le composizioni scritte da Dave Holland si integrano perfettamente con quelle scritte da Pepe e non c'è soluzione di continuità in questo bel racconto che si tinge delle tinte dei pastelli per raccontare le storie della terra e degli uomini. Le percussioni povere (…) circondano con amore e discrezione i ritmi infuocati delle chitarre suonate da Pepe Habichuela e dal figlio Josemi (il cognome di famiglia è Carmona). Il basso rotondo e competente di Dave Holland sembra non voler essere troppo invadente e trova comodamente la sua nicchia nella quale risplendere. Come una stella in cielo.
Sono baciate dal duende più inafferrabile, le mani di Holland e Habichuela, sono possedute dall'ispirazione, guidate dal trasporto, animate dalla passione. Seducono e travolgono.

DAVE HOLLAND



Dave Holland nasce a Wolverhampton in Inghilterra l'1 ottobre 1946. Il suo primo strumento musicale è l'ukulele che inizia a suonare a 4 anni, per poi passare alla chitarra a 10 anni e quindi al basso a 13, quando forma la sua prima band con cui si esibisce nei club locali. A 15 anni cambia gruppo e abbandona gli studi per tentare la strada del musicista professionista. Suona il basso elettrico, ma affascinato dai contrabbassisti jazz che inizia ad ascoltare, acquista un contrabbasso e comincia a suonare nei jazz club. A 17 anni suona prima con un gruppo dance in un villaggio turistico, va poi in tour con una big band che accompagna il cantante Johnny Ray e si trasferisce a Londra per suonare in un ristorante. A Londra inizia a studiare sotto la guida di James E. Merritt, primo bassista della London Philharmonic Orchestra, che lo raccomanda per introdurlo come studente alla Guildhall School of Music and Drama. Qui fa esperienza su vari stili, dalla musica per orchestra, al jazz di New Orleans, al bebop. Le sue influenze musicali derivano principalmente da personaggi mitici quali Charlie Mingus, Scott LaFaro, Jimmy Garrison e Gary Peacock. Trae anche ispirazione dalla musica classica contemporanea ed, in particolare, da Béla Bartòk. Tra i bassisti, Dave Holland è probabilmente il compositore di jazz puro più completo. La sua carriera artistica è ricchissima di collaboranzioni con le star più luminose, talmente ricca che le tante biografie che la raccontano sono sempre molto estese. Per brevità citiamo qui solo le collaborazioni con i musicisti più noti tra cui: Coleman Hawkins, Miles Davis, Chick Corea, Stan Getz, Thelonious Monk, Jack DeJohnette, John Abercrombie, Herbie Hancock, Gary Burton,Jim Hall. Dagli anni Ottanta ad oggi Holland svolge anche attività didattica: dirige il summer jazz workshop presso la Banff School a Banff, Alberta, Canada; è membro di facoltà presso il New England Conservatory of Music. Negli ultimi anni si è dedicato quasi esclusivamente, oltre alla direzione di gruppi e orchestre, al basso acustico ed al violoncello mettendo a buon uso i suoi studi di musica accademica, perfezionando la tecnica del pizzicato e l'uso dell'archetto. La sua qualità tecnica ed il suo stile sono sempre stati evidenti, fruttandogli diversi Grammy Award, frequenti posizioni alte nelle classifiche degli album più venduti e molti riconoscimenti come miglior jazzista dell'anno da parte delle riviste jazz più accreditate.


PEPE HABICHUELA

Pepe Habichuela appartiene a una delle grandi dinastie del flamenco, gli Habichuela, appunto, nonchè a quella generazione di artisti, come Paco de Lucia, Camaròn de la Isla, Enrique Morente, Manolo Sanlùcar, che ha aperto il cammino ai giovani flamencos di oggi e propiziato l'enorme diffusione di quest'arte in tempi più recenti. Nel percorso artistico di Habichuela si percepisce con nitidezza la sorprendente evoluzione del flamenco negli ultimi anni. Lui intanto continua a tramandare i suoi saperi a figli e nipoti (tra gli altri Raimundo Amador e José Soto 'Sorderita', componenti del gruppo Ketama). I primi passi professionali Pepe li fa nelle ''cuevas'' (grotte) di Sacromonte, ma poco dopo si trasferisce a Madrid e in quei tempi accompagna Pepe Marchena e Juanito Valderrama. E' però la stretta collaborazione con Enrique Morente, negli anni Settanta, a marcare un netto cambio di rotta nella sua carriera, e insieme i due scoprono un nuovo mondo di armonie che plasmano in coppia in lavori storici come ''Despegando'' e ''Homenaje a D. Antonio Chacon''.
Il suo primo lavoro in solo ''A Mandeli'' (1983) è distribuito in tutto il mondo e il successivo ''Habichuela en Rama'' (1997) viene registrato in collaborazione con il figlio José Miguel Carmona (Ketama). Inoltre Habichuela suona in duo con il grande trombettista americano Don Cherry, una leggenda del jazz e uno dei primi teorici della fusione. L'ultimo fondamentale capitolo di questa traiettoria innovativa è la coesione tra il flamenco e la musica classica indiana di “Yerbagüena” (2001), disco spettacolare, nato da un progetto portato avanti con il musicista indo-britannico Nitin Sawhney.
Tra i musicisti che accompagnano Pepe Habichuela nel suo incontro con Dave Holland, oltre agli eccellenti percussionisti Bandolero (a lungo collaboratore di Joaquìn Cortés e membro della Echegaray Street Band) e Juan Carmona (collaboratore del cantante flamenco Pitingo e della Echegarray Street Band), va ricordato Josemi Carmona, figlio di Pepe. Egli ha ereditato dal padre il talento e la musicalità, divenendo uno dei perni del “clan” Habichuela. Ma ha anche una sensibilità volta ad altri mondi (è stato chitarrista solista del gruppo Ketama). Nel suo ultimo lavoro discografico, “Las pequeñas cosas”, compaiono influssi e stimoli che provengono non solo dal più puro flamenco (fra gli ospiti primeggia Paco de Lucia) ma anche dal jazz (Dave Holland è presente in uno dei brani) e dal mondo dell’elettronica (arrangiamenti e tastiere sono di Bugge Wesseltoft).


Prevendita :dal 24 ottobre 2011
Biglietto € 12 + € 1 prevendita
- Ridotto giovani fino a 26 anni € 8 + €1 prevendita
alla cassa del Teatro – 02 7636901 - Numero Verde 800-914350
Online: www.aperitivoinconcerto.com circuito Ticketone + Call Center 892.101 www.ticket.it

per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 - 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it
www.aperitivoinconcerto.com - www.teatromanzoni.it

Marco Ferullo
Cell. 347 1932762 - e-mail: marco.ferullo@gmail.com



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EVENTI IN JAZZ 2011

Galleria 2010 - Galleria 2010


Il programma


BUSTO ARSIZIO
Teatro Sociale - Piazza Plebiscito 1

Lunedì 17 ottobre ore 21

Steppin’ On Stars

Joe Locke – vibrafono
Dado Moroni – pianoforte
Rosario Giuliani – sassofono contraltoe soprano

Ore 23 Jazz Galà (Gastronomia Crespi)


Martedì 18 ottobre ore 21

Lydian Sound Orchestra
Arrangiatore e Direttore Riccardo Brazzale

Pietro Tonolo – sassofono contralto e soprano
Robert Bonisolo – sassofono contralto e tenore
Rossano Emili – sassofono baritono e clarinetto
J. Kyle Gregory – tromba - piccolo
Roberto Rossi – trombone
Dario Duso – tuba
Paolo Birro – pianoforte
Marc Abrams – contrabbasso
Mauro Beggio – batteria


Mercoledì 19 ottobre ore 21

Proiezione del film documentario
Michel Petrucciani – Body & Soul

del regista Michael Radford,

Costo del biglietto € 4.00 – ingresso gratuito per gli abbonati


Giovedì 20 ottobre ore 21

Louis Hayes & The Cannonball Legacy Band

Louis Hayes – batteria
Vincent Herring – sassofono contralto
Philip Harper – tromba
Rick Germanson – pianoforte
Richie Goods – contrabbasso


Venerdì 21 ottobre ore 21

Rava Tribe

Enrico Rava – tromba
Gianluca Petrella – trombone
Giovanni Guidi – pianoforte
Gabriele Evangelista – contrabbasso
Fabrizio Sferra – batteria


Sabato 22 ottobre ore 21

Kyle Eastwood - Songs From The Chateau

Kyle Eastwood – contrabbasso
Jim Watson – pianoforte
Richard Beesley – sassofono tenore
Henry Collins – tromba
Martyn Kaine – batteria



Prevendita biglietti Concerti Città di Busto Arsizio: Ingresso € 8,00 - Abbonamento 5 concerti e ingresso film 19 ottobre € 35,00

Informazioni Città di Busto Arsizio
Ufficio Cultura: 0331/390359
www.comune.bustoarsizio.va.it - cultura2@comune.bustoarsizio.va.it



CASTELLANZA

GRANDE JAZZ... all’UNIVERSITÀ

Università Carlo Cattaneo - LIUC
Aula Bussolati - Piazza Soldini, 5

Venerdì 4 Novembre ore 21

Cordoba Reunion

Javier Girotto – sassofono baritono e sassofono soprano
Gerardo Di Giusto – pianoforte
Carlos “El Tero” Buschini – contrabbasso
Minino Garay – batteria e percussioni

Ore 23 Jazz Fantasy (Compass Group)


Venerdì 11 Novembre ore 21

Antonio Faraò Trio

Antonio Faraò – pianoforte
Darryl Hall – contrabbasso
Dejan Terzic – batteria


Venerdì 18 Novembre ore 21

Rachel Gould - Luigi Tessarollo Quartet

Rachel Gould – voce
Luigi Tessarollo – chitarra
Aldo Zunino – contrabbasso
Alfred Kramer – batteria

Ore 23 Wine Jazz (Pro Loco di Castellanza)



Info :Città di Castellanza
Ufficio Cultura: 0331/526263

www.comune.castellanza.va.it - cultura@comune.castellanza.va.it



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NICE JAZZ 2011.....e la musica continua




entusiamante edizione 2011 del Festival Jazz, svoltosi dall'8 al 12 luglio per la prima volta ai Jardin Albert 1er anzichè entro le storiche mura des Jardins et Arènes de Cimiez. Per il primo anno la Città di Nizza ha assunto l'intera organizzazione dell'evento affidandone la Direzione e la Responsabilità della Comunicazione ad una energica,entusiasta e professionale Frédérica Randrianome-Karsenty (a Lei un particolare grazie). Risultati aldila di ogni previsdione con perlomeno due serate con oltre 9000 presenze.

Sull'onda di tali risultati prosegue con entusiasmo la stagione
Ecco tutto il programma fino a fine anno con gli appuntamenti alla Salle Grappelli (Cédac de Cimiez,Nice)

JAZZ A' NICE 2011 - Salle Grappelli-




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VERUNO JAZZ 2011


sabato 10 settembre ore 21

Sempre ad altissimi livelli gli eventi Jazz a Veruno grazie all'impegno della VER1 Musica capitanata da Alberto Temporelli. Appuntamento a sabato 10 settembre alla solita Piazzetta della Musica di Veruno(No)

Ingresso gratuito
Info : Alberto Temporelli tel/fax 0322 843003
e-mail: atemporelli@etsrl.com



Galleria 2005

Galleria 2009



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51° JAZZ A' JUAN
14 au 24 juillet 2011
Antibes Juan-les-Pins
Pinède Gould

L'affiche / La locandina


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VERONA JAZZ 2011


Rassegna promossa dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Verona
con il contributo di Volkswagen Group Italia

Direzione artistica
Nicola Tessitore



mercoledì 29 giugno

Teatro Romano, ore 21:00

Antonella Ruggero & Hyperion Ensemble
Josè Luis Betancor (bandoneon), Valerio Giannarelli (violino), Bruno Fiorentini (flauto), Guido Bottaro (pianoforte), Danilo Grandi (contrabbasso), Nicola Toscano (chitarra), Pablo LInares e Patricia Carrazco (danza)


giovedì 30 giugno
Teatro Romano, ore 21:00

Eddie Palmieri Quartet

Eddie Palmieri (piano), Horacio "el Negro" Hernandez (batteria), Brian Lynch (tromba), Luques Curtis (contrabbasso)


Gianluca Petrella Cosmic Band
Gianluca Petrella (trombone, fisarmonica, efx, direzione), Beppe Scardino (sax baritono), Francesco Bigoni (sax tenore e clarinetto), Mirco Rubegni (tromba), Alfonso Santimone (piano elettrico, computer, effetti, sintetizzatore), Gabrio Baldacci (chitarra), Giovanni Guidi (pianoforte), Francesco Ponticelli (contrabbasso), Federico Scettri (batteria), Simone Padovani ( percussioni)


venerdì 1 luglio
Teatro Romano , ore 21:00

Shepp/ Davis Duo

Archie Shepp (sax tenore), Richard Davis (contrabbasso)



David Murray Cuban Ensemble

David Murray (sax tenore e clarinetto), Roman Filiu Oreilly (sax), Ariel Bringuez (sax), Mario Feliz Hernandez Morrejon (tromba), Franck Mayea Pedroza (tromba), Denis Cuni Rodriguez (trombone), Abraham Mansfarroll (congas), Reiner Elizarde Ruano (basso), José Rivero (pianoforte), Georvis Pico Milan (batteria), Daniel Melingo (voce)


lunedì 4 luglio
Arena di Verona, ore 21

Ricky Martin




Organizzazione tecnica: Eventi Ufficio stampa: Gigi Sabelli (3486402772 ? gigi.sabelli@tiscali.it) Info: www.estateteatraleveronese.it; spettacolo@comune.verona.it; 0458077500


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Croce Rossa Italiana
Sezione Femminile di Milano



COMUNICATO STAMPA
Lunedì 11 aprile 2011 – ore 20.00
Teatro alla Scala

CONCERTO STRAORDINARIO

Serata a favore della
CROCE ROSSA ITALIANA
Sezione Femminile di Milano

ORCHESTRA E CORO DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SANTA CECILIA

Direttore ANTONIO PAPPANO

Robert Schumann
Sinfonia n. 4 in re minore op. 120

Johannes Brahms
Ein deutsches Requiem op.45
per soli, coro e orchestra


Lunedì 11 aprile 2011, alle ore 20.00, a Teatro alla Scala di Milano, Antonio Pappano, uno fra i più affermati direttori d’orchestra dei nostri tempi, dirigerà l’Orchestra e il Coro dell’Accademia di Santa Cecilia in due capisaldi della musica romantica: la Quarta Sinfonia in re minore op. 120 di Robert Schumann e il Requiem Tedesco di Johannes Brahms (soprano Rebecca Evans, baritono Peter Mattei, Maestro del Coro Ciro Visco).
La genesi della Sinfonia in Re minore fu problematica, tanto da abbracciare di fatto l’intera carriera dello Schumann sinfonista. Iniziata il 30 maggio 1841, fu portata a compimento il 9 ottobre dello stesso anno ed eseguita per la prima volta il 6 dicembre 1841 al Gewandhaus di Lipsia. Essa fu accolta da un successo piuttosto modesto. Schumann ritirò la partitura, già pronta per la stampa, mettendola da parte. In seguito nacquero e furono pubblicate la Sinfonia n. 2 in Do maggiore op. 61 (1846) e la Sinfonia n. 3 in Mi bemolle maggiore op. 97 detta "Renana" (febbraio 1851). Fu a questo punto, nel corso del 1851, che la partitura della Sinfonia in Re minore venne ripresa in mano e rielaborata. In questa nuova veste venne presentata al Festival del Basso Reno di Düsseldorf nel 1853 e, stampata subito dopo a Lipsia, divenne la Quarta Sinfonia con il numero d'opera 120. Fu in pratica l'ultimo grande successo di pubblico ottenuto in vita da Schumann come direttore d'orchestra e compositore.
Delle quattro, la Sinfonia in Re minore è senza dubbio la più sperimentale e ai nostri occhi moderna.
Sul frontespizio della partitura Schumann indicò che il lavoro consisteva di Introduzione, Allegro, Romanza, Scherzo e Finale "in un solo movimento"; al tempo della revisione, in parte correggendosi, pensò di introdurre il titolo "Fantasia sinfonica", che gli sembrava più adatto a un'opera tutta contesta di legami tematici tra un movimento e l'altro e senza interruzione fra gli stessi: un po' come aveva fatto Mendelssohn nella sua Sinfonia n. 3 "Scozzese" (1842). Per il resto la revisione si appuntò soprattutto sulla strumentazione, rinvigorendola e, secondo alcuni, appesantendola. Le presunte inefficienze e debolezze di Schumann come orchestratore furono denunciate dalla critica già lui vivente (e non solo dalla critica: l'ammiratore Brahms ne condivideva molte riserve, e Mahler ritenne addirittura necessario intervenire sull'orchestrazione); oggi ci paiono non soltanto tratti idiomatici del linguaggio schumanniano ma anche una conquista che avrebbe lasciato un'impronta: nella Quarta, soprattutto nella concezione della prima versione originale.
Le origini del Requiem tedesco, l’opera che contribuì in modo determinante alla definitiva affermazione di Brahms, si fanno comunemente risalire al 1854. In quell’anno il compositore aveva scritto tre movimenti di una sonata per due pianoforti in re minore, che eseguì più volte a Clara Schumann. Ma presto comunicò al suo grande amico, il violinista Joachim, che «nemmeno due pianoforti mi bastano». Il movimento iniziale fu rivisto e impiegato, in posizione analoga, nel Primo concerto in Re minore per pianoforte, mentre l’Adagio successivo sarebbe stato rifuso nel n. 2 del Requiem.
Pesava sulle scelte di Brahms, in questo primo periodo creativo, la dichiarazione rilasciata da Schumann, nell’articolo Vie nuove (1853), sulla natura sinfonica del suo genio musicale. Di conseguenza numerosi erano i ripensamenti riguardo alla forma delle opere in cui impiegava l’orchestra, oltre all’urgenza, insieme al timore, di cimentarsi con la sinfonia. Fu così che nel 1861 concepì il progetto di una cantata in quattro parti. La ricerca dell’originalità, mista all’ossessione per evitare di ripetere i modelli dell’idolo Beethoven, lo portarono ad ampliare la struttura originale: nell’estate 1866 aveva già composto sei movimenti, gli attuali primi quattro e ultimi due. Un’esecuzione viennese limitata ai tre tempi iniziali, l’1 dicembre 1867, sortì un esito negativo.


Per prenotazioni e informazioni:
Croce Rossa Italiana
Sezione Femminile di Milano
Via Marcello Pucci, 7
Tel. 02 33129218 – 02 33600395(dalle 9 alle 16)
Fax 02 33129281
e-mail : sezionefemminile@crimilano.it

Biglietti: Platea € 200,00 – Platea Giovani € 50,00
Palchi I e II ordine € 150,00 – Palchi III e IV ordine € 100,00
Gallerie € 50,00 - € 30,00 – € 15,00

Il ricavato della serata sarà interamente devoluto a sostegno dei progetti messi in atto dalla Sezione Femminile della Croce Rossa Italiana nella città di Milano




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Aperitivo in Concerto 2010/2011
COMUNICATO DI CHIUSURA
APERITIVO IN CONCERTO 2010-2011

Teatro Manzoni
Si conclude con il concerto, domenica 27 marzo, del celeberrimo trombettista Wadada Leo Smith, la ventiseiesima edizione di “Aperitivo in Concerto”.
La rassegna, prodotta e organizzata al Teatro Manzoni di Milano da Mediaset e Publitalia ’80 con la collaborazione di Peugeot Italia e 3 Italia, superato il quarto di secolo, ha confermato ancora una volta il suo successo, incrementando ulteriormente quella straordinaria partecipazione di pubblico non solo milanese, non solo italiano, ma anche dall’estero, diventando il cartellone di riferimento, con un posizionamento pressoché istituzionale e un rilievo nazionale, delle novità musicali e spettacolari della città di Milano.
Da anni, il “tutto esaurito” caratterizza tutte le produzioni di “Aperitivo in Concerto”: la stagione 2010-2011 non ha fatto eccezione. Oltre 950 persone a concerto si sono accalcate al Teatro Manzoni, per applaudire le grandi star come Charlie Haden, John Zorn, Abdullah Ibrahim, ma accogliendo entusiasticamente, con code al botteghino, anche le eccezionali performance di gruppi quasi sconosciuti in Italia come Avi Lebovitch, 3 Cohens, New Jungle Orchestra, The Bjorkestra, Industrial Jazz Group.
Qualche dato sui 12 eventi della stagione: 1 prima mondiale, 3 prime europee, 3 come unica data italiana e 5 prime italiane sono state seguite da un totale di circa 11.500 persone, con un pubblico “trasversale” per età (dai 20 ai 55 anni) tenendo conto che il teatro è di 850 posti, ai quali vengono regolarmente aggiunte altre sedie – con il placet dei vigili del fuoco - per far posto ad un afflusso di pubblico superiore alla normale capienza.
Da tempo, sia la stampa italiana, specializzata e non, che quella internazionale, dedicano costante ed ampio spazio alla rassegna, ormai diventata un fenomeno nazionale per l’originalità, il successo e il seguito delle proposte. Trattasi oggi di un caso unico per tutto il territorio nazionale, in un momento di netta crisi per i teatri e le sale concertistiche.

per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest Teatro Manzoni Via Manzoni, 42 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 fax: 02 763690646
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it
www.aperitivoinconcerto.com




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Aperitivo in Concerto 2010/2011

Domenica 27 marzo 2011 ore 11.00

Teatro Manzoni - Milano -

Concerto di chiusura stagione 2010/2011

UNICA DATA ITALIANA

Miles Davis ‘elettrico’ riletto dal leggendario

WADADA LEO SMITH & ORGANIC






tromba
Wadada Leo Smith

chitarre
Josh Gerowitz, Michael Gregory, Brandon Ross, Lamar Smith

violoncello
Okkyung Lee

contrabbasso
John Lindberg

basso elettrico
Skuli Sverrisson

batteria
Pheeroan AkLaff


“Aperitivo in Concerto”, a grande chiusura della stagione 2010/2011, presenta domenica 27 marzo 2001, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), una fra le più importanti e trascinanti realtà musicali sulla scena internazionale: il compositore e trombettista Wadada Leo Smith con il gruppo Organic. Il leggendario interprete torna a Milano dopo lunghissima assenza, a capo di un complesso, formato da eccezionali solisti, con cui rievoca l'amata figura di Miles Davis e la sua musica nel cosiddetto periodo "elettrico": quattro chitarre elettriche (oltre al giovane e inventivo e già affermato Josh Gerowitz, di straordinario rilievo il lavoro di Brandon Ross, Lamar Smith e Michael Gregory), un violoncello (la eccellente e purtroppo poco conosciuta Okkyung Lee), un contrabbasso (l’affermatissimo John Lindberg, che molti ricordano nel famoso String Trio of New York), un basso elettrico (l'ottimo islandese Skuli Sverrisson, già direttore musicale di Laurie Anderson e componente di gruppi come Pachora e AlasNoAxis) e una batteria (Pheeroan AkLaff, già a fianco di artisti come Oliver Lake, Cecil Taylor, Anthony Davis, Henry Threadgill, Sonny Sharrock, Andrew Hill, Jay Hoggard, Mal Waldron, David Murray) creano un denso tappeto stratificato di suoni, un fitto contrappunto elettrico di riff e dialoghi strumentali sul quale la tromba di Smith smozzica frasi, abbozza drammatiche orazioni interrotte bruscamente, cesella interiezioni e punti esclamativi con l'enfasi retorica di un aedo feroce e danzante. WADADA LEO SMITH Wadada Leo Smith è nato a Leland (Mississippi) nel 1941. Si è formato in gruppi di rhythm and blues e nelle “marching bands”. Dapprima batterista e cornista, si dedica in seguito alla tromba. Ha studiato diverse culture musicali (blues, jazz, africana, orientale). Nel 1967 entra nella AACM di Chicago e presto suona nel trio con Anthony Braxton e Leroy Jenkins, incidendo dischi significativi per la Affinity e compiendo tour in Europa. Fonda poi il New Dalta Ahkri, in cui militano Oliver Lake e Anthony Davis. Inventa un sistema di notazione musicale che chiama Ankhrasmation. Ottiene molte commissioni da diverse istituzioni americane. Compone per strumento solo, piccolo ensemble, orchestra da camera e jazz. Dagli anni 80 diventa rastafari e amplia la sua ricerca, affrontando anche i ritmi del reggae e del funk. Insieme al chitarrista Henry Kaiser coordina il gruppo “Yo! Miles” dedicato alle musiche del Davis elettrico. Il suo stile strumentale si allontana da quello incalzante e veloce tipico del jazz moderno, e approfondisce invece l’uso dello spazio, l’importanza della singola nota, l’espressività del timbro. Nella sua lunga carriera Wadada Leo Smith ha diretto trii, quartetti, formazioni allargate; ha inciso per Kabell, Nessa, Sackville, Moers, FMP, Black Saint, ECM, Tzadik, collaborando, tra gli altri, con Lester Bowie, Pheeroan akLaff, John Zorn, Derek Bailey, Roscoe Mitchell. Per la PI Recordings sono pubblicati i lavori del suo Golden Quartet, il suo più recente progetto in ambito jazz, dove hanno suonato solisti come Anthony Davis, Malachi Favors, Jack DeJohnette, Vijay Iyer, John Lindberg, Ronald Shannon-Jackson.


INFO per il pubblico:

Via Manzoni e’ fuori dal circuito della Stramilano di domenica 27 marzo

Biglietto € 12 + prevendita - Ridotto giovani € 8 + prevendita alla cassa del Teatro – 02 7636901
Numero Verde 800-914350 - circuito Ticketone + Call Center 892.101

per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Via Manzoni, 42 - Teatro Manzoni - 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
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Aperitivo in Concerto 2010/2011

Domenica 13 marzo 2011 ore 11.00

Teatro Manzoni - Milano -

PRIMA DATA ITALIANA

una brillante orchestra europea rilegge i grandi classici del jazz americano da Duke Ellington in poi

PIERRE DØRGE & NEW JUNGLE ORCHESTRA




featuring : JOHN TCHICAI






sassofono contralto, flauti
John Tchicai

chitarra elettrica
Pierre Dørge

tromba
Gunnar Halle

tarago, sassofoni
Morten Carlsen

sassofoni
Jakob Mygind

clarinetto basso
Anders Banke

trombone
Kenneth Agerholm

pianoforte, sintetizzatore
Irene Becker

contrabbasso
Thommy Andersson

conga, percussioni
Ayi Solomon

batteria
Martin Andersen



“Aperitivo in Concerto” presenta domenica 13 marzo 2001, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), una fra le più importanti, significative, affascinanti e attraenti esperienze musicali europee: Pierre Dørge & New Jungle Orchestra

Il danese Pierre Dørge è figura intelligentissima di strumentista, compositore e arrangiatore. Si è interessato al jazz moderno quasi fin dall'inizio della sua carriera, nel 1960, ma nel corso degli anni ha anche mostrato curiosità per altre culture musicali: il fascino per elementi europei, asiatici, africani e tradizioni musicali afro-americane è stato riversato da questo geniale chitarrista in una sintesi originale. New Jungle Orchestra è nata nel 1980 e prende nome dal leggendario approccio ‘giungla’ della Duke Ellington Orchestra negli anni Trenta. Le influenze di Duke Ellington, Carla Bley, Charlie Mingus e Gil Evans sono facilmente avvertibili nelle pagine della New Jungle Orchestra, e vengono rielaborate attraverso sofisticati arrangiamenti e il contributo di alcuni eccellenti solisti, fra cui, come in questo caso, il leggendario John Tchicai, sassofonista che ha letteralmente fatto la storia della musica improvvisata più ardita a partire dagli anni Sessanta.


JOHN TCHICAI
Nato a Copenaghen nel 1936, madre danese e padre congolese, John Tchicai ha iniziato a farsi notare nei primissimi anni Sessanta: l'arrivo nel 1963 a New York ha coinciso con l'entrata in contatto con i vivaci fermenti del free jazz. Da qui la militanza nei New York Contemporary Five di Archie Shepp e Bill Dixon, le collaborazioni con Albert Ayler e Don Cherry, la costituzione del New York Art Quartet, assieme a Roswell Rudd, Lewis Worrell e Milford Graves, ai quali si aggiungerà talvolta il poeta e scrittore Leroy Jones/Amiri Baraka. Nel 1965 verrà coinvolto da John Coltrane nelle registrazioni di uno dei massimi capolavori dello stesso gigantesco sassofonista di Hamlet, Ascension. Da lì in poi Tchicai si dividerà tra Stati Uniti ed Europa suonando, tra gli altri, con il polistrumentista tedesco Gunter Hampel. Negli anni Ottanta si è quindi unito alla New Jungle Orchestra del chitarrista Pierre Dørge e al sestetto di soli sax denominato Six Winds. Tchicai ha inciso una ventina di album come leader e ha lavorato anche accanto a poeti, pittori e danzatori e composto musiche per il cinema e il teatro.


Biglietto € 12 + prevendita -Ridotto giovani € 8 + prevendita -
alla cassa del Teatro – tel.02 7636901 - Numero Verde 800-914350 - circuito Ticketone + Call Center 892.101

per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
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Aperitivo in Concerto 2010/2011

Domenica 6 marzo 2011 ore 11.00

Teatro Manzoni - Milano -

PRIMA EUROPEA - UNICA DATA ITALIANA

da Los Angeles il gruppo più trasgressivo e divertente

INDUSTRIAL JAZZ GROUP


sassofoni
Cory Wright, Evan Francis, Brian Walsh, Mary-Sue Tobin, Damon Zick

tromba
Josh Aguiar, Kris Tiner, Dan Rosenboom

trombone
Mike Richardson

voce
Jill Knapp, Tany Ling

contrabbasso
Damian Erskine

batteria
Dan Schnelle

pianoforte
Andrew Durkin


“Aperitivo in Concerto”, domenica 6 marzo 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), presenta per la prima volta in Europa e in Italia una fra le più affascinanti e trascinanti formazioni orchestrali sulla scena americana e internazionale: Industrial Jazz Group.
Realtà musicale più innovativa e originale fra quelle oggi attive in California, Industrial Jazz Group, guidato dal pianista e compositore Andrew Durkin, si vanta di proporre dell’avant-garde party music, e già in questa sardonica definizione si cela una delle affascinanti chiavi di lettura di un gruppo che fa della teatralità e dell’ironia più disincantata il supporto costante di un eccezionale virtuosismo strumentale. Da Frank Zappa a Charlie Mingus e Raymond Scott, da Sun Ra a Thelonious Monk, dal contrappunto barocco al minimalismo, da Celia Cruz a Ray Charles, dal doo wop al funk al dada al bop al gospel al reggae, Industrial Jazz Group assorbe i più diversi materiali, li ingurgita, li rumina, li ripropone in una veste in cui l’eclettismo più ammiccante si rende destrutturante e demistificante strumento di liberazione da qualsiasi stereotipo musicale. Ogni concerto di questo affascinante complesso, composto da strumentisti di eccezionale levatura, è un evento smaccatamente teatrale di intelligente e insinuante divertimento, musica da ballo al cui suono non è certo sempre facile ballare, fra gestualità scenica, poderosi suoni da big band, ritmi frenetici, percussioni latinoamericane, riff scatenati, enfasi rock, arditi vocalizzi, inusitati movimenti scenici, swing disinibito: tutti paraventi ingannevoli di una straordinaria intelligenza creativa al lavoro e che porta alla nostra attenzione la nuova, sofisticata ed attraente musica che sgorga, con grande successo, in quella fucina di diverse culture che è Los Angeles.


ANDREW DURKIN

Andrew Durkin si definisce un “compositore tagliato con l’accetta e uno pseudo-intellettuale che vive a Los Angeles”. Il suo principale progetto è l’orchestra denominata Industrial Jazz Group, con la quale s’è affermato sulla scena musicale californiana, grazie anche ad una serie di incisioni in cui il sacro si mescola con il profano, fra un talento compositivo di grande spessore e un gusto per l’irriverenza e lo sberleffo che spesso sfiora l’irruenza dadaista. Egli è autore di numerose colonne sonore, fra cui quelle per due pluripremiati corti, Fish e Lunch della regista e scrittrice Sarah Jane Shute. In precedenza ha fatto parte del gruppo vocale Evelyn Situation e di un complesso come Jay’s Booming Hat. Autore di un’opera rock mai inscenata, ha inoltre realizzato un nuovo arrangiamento per la musica di Stephen Sondheim da A Funny Thing Happened on the Way to the Forum. Collabora abitualmente con l’Institute for Multimedia Literacy della University of South California e attualmente sta trascrivendo la partitura di Verklärte Nacht di Arnold Schönberg per il Progetto Gutenberg.


Biglietto € 12 + prevendita -Ridotto giovani € 8 + prevendita -
alla cassa del Teatro – tel.02 7636901 - Numero Verde 800-914350 - circuito Ticketone + Call Center 892.101

per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
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Aperitivo in Concerto 2010/2011

COMUNICATO STAMPA

Domenica 27 febbraio 2011 ore 11.00

Teatro Manzoni - Milano -

prima data italiana

una brillante, ironica rilettura della Swing Era

MATT DARRIAU & BALLIN' THE JACK



clarinetto, sassofoni contralto e tenore
Matt Darriau

sassofono baritono e clarinetto
Andy Laster

tromba
Frank London

trombone
Curtis Hasselbring

pianoforte, Hammond B3
Barney McAll

contrabbasso
Joe Fitzgerald

batteria
George Schuller

Domenica 27 febbraio 2011, alle ore 11.00, al teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta un trascinante, ironico e teatrale gruppo che oggi primeggia sulla scena musicale di New York: Ballin' the Jack , guidato dal noto clarinettista Matt Darriau. Strumentista virtuoso, acclamato componente di un celebrato gruppo di musica klezmer come i Klezmatics, Darriau propone, a capo di un elettrizzante complesso formato da eccezionali musicisti come il trombettista Frank London e il trombonista Curtis Hasselbring, un'affascinante e arguta rilettura del repertorio improvvisato degli anni Trenta e Quaranta, da Duke Ellington a Count Basie, riadattato secondo un approccio marcatamente spettacolare e intimamente legato alla nostra contemporaneità. Il risultato è di incredibile modernità e di eccezionale coinvolgimento, in un susseguirsi di climi e sonorità che ci riportano indietro nel tempo e allo stesso tempo ci propongono un’incantevole lezione poetica per il futuro. Le atmosfere ora drammatiche, ora disincantate e giocose dell'affascinante Swing Era, diventano pretesto non solo per una sorta di rilettura ironica (proposta però con la indispensabile preparazione filologica), in cui il gioco del virtuosismo supremo si allea ad una componente ritmica elettrizzante, ma anche per una rimeditazione poetica che sa illustrare, con improvvisi squarci di lirica tenerezza, il debito che la nostra contemporaneità ha con un passato in cui una certa naiveté sapeva farsi veicolo di grande espressività e di appassionanti emozioni.


MATT DARRIAU
Il periodico specializzato Jazziz ha indicato nel clarinettista Matt Darriau uno fra i più influenti improvvisatori degli ultimi quindici anni, per aver saputo inserire all'interno dell'improvvisazione jazzistica non solo il contributo della tradizionale musica ebraica ma anche e soprattutto l'enfasi ritmico-melodica delle tradizioni balcaniche. Attivo sia come compositore che come strumentista, egli guida il Paradox Trio nel contesto della nuova musica ebraica, oltre a operare nell'ambito della musica celtica con il gruppo Whirligig ed in quella swing con Ballin' the Jack. Da non dimenticare la sua big band Orange Then Blue e la Recycled Waltz Orchestra, dedicata al ricupero di colonne sonore del passato. Dal 1995 fa parte del gruppo Klezmatics; nel frattempo ha collaborato e collabora con artisti quali Gunther Schuller, Frank London, Lorin Sklamberg, Elliott Sharp, Marc Ribot, Theodosii Spassov, Mark Feldman, Bojan Z e altri ancora.

FRANK LONDON
Frank London, trombettista e compositore di fama, ha intrapreso da qualche anno una brillante carriera solistica aprendo i confini del klezmer ad altre sonorità. Si esibisce regolarmente con i Klezmatics e The Hasidic New Wave. La sua carriera è veramente impressionante: ha suonato con John Zorn, LL Cool J, Mel Tormé, Lester Bowie's Brass Fantasy, LaMonte Young, They Might Be Giants, David Byrne, Jane Siberry, Itzhak Perlman, Ben Folds 5, Mark Ribot e GalCosta. La sua tromba è presente in più di 80 dischi. E’ stato tra i cofondatori dei gruppi Les Miserables Brass Band e della Klezmer Conservatory Band.

CURTIS HASSELBRING
L'eccezionale trombonista Curtis Hasselbring guida da lungo tempo gruppi di grande successo, di pubblico e di critica, come The New Melow Edward, Decoupage e la Curha-chestra. Ha collaborato o collabora con artisti quali Medeski Martin & Wood, Slavic Soul Party, Golem, Bobby Previte, Josh Roseman, The Either/Orchestra, Andrew D'Angelo, Mr. Dorgon, Satoko Fujii, Jazz Passengers, Frank London, Tom Harrell, Cuong Vu, Roberto Rodriguez, Anthony Coleman, fra i tanti. Ad oggi ha partecipato, inoltre, a più di sessanta incisioni discografiche.

ANDY LASTER
Il brillante sassofonista Andy Laster è nato nel 1961 ed ha compiuto i suoi studi musicali al Cornish Institute di Seattle. Trasferitosi a New york nel 1985, si è velocemente affermato non solo per le sue doti di strumentista, ma anche per la sua originalità d'approccio alla musica e per il vastissimo raggio dei suoi interessi musicali e culturali. Ha collaborato o collabora con artisti e gruppi quali Dan Froot’s Dancing Saxophone Quartet, Orange Then Blue, Bobby Previte, Julius Hemphill, Phil Haynes, Hank Roberts, Pink Noise Saxophone Quartet, New & Used, Lyle Lovett e altri ancora. Apprezzatissime le sue realizzazioni discografiche come Hippo Stomp (con Drew Gress, Phil Haynes, Michele Rosewoman, Frank Lacy), Twirler (con Drew Gress, Phil Haynes, Hank Roberts, Herb Robertson), Interpretation of Lessness (con Erik Friedlander, Cuong Vu, Kenny Wollesen). Oltre a guidare il gruppo Hydra, di particolare interesse è il progetto discografico Sounds of Cairo, dedicato alle musiche di compositori ebreo-egiziani degli anni Venti.

BARNEY MCALL
Nato a Melbourne, Australia, nel 1966, il pianista e tastierista Barney McAll è estremamente attivo come arrangiatore e come compositore di colonne sonore. Dopo essersi affermato in patria, collaborando con artisti quali Vince Jones, Kate Ceberano e Renee Geyer, si trasferisce nel 1997 a New York, esibendosi con il quartetto del sassofonista Gary Bartz e collaborando con artisti quali Fred Wesley, Josh Roseman, Groove Collective e il cantante Daniel Merriweather.

JOE FITZGERALD
Trasferitosi a New York nel 1991, l'eccellente contrabbassista Joe Fitzgerald ha saputo conquistarsi una posizione di assoluto rilievo sulla scena musicale della città per la sua capacità di operare con originalità sia nel campo dell'avanguardia che nel campo del mainstream e, persino, del jazz tradizionale. Ha difatti collaborato o collabora, esibendosi in tutto il mondo, con artisti ben diversi fra di loro quali Anthony Coleman, Bruce Barth, Nelson Faria, Bill Pierce, Datevik Hovanesian, Ken Peplowski, Ana Caram, Maxine Sullivan, Joel Frahm, Donald Brown, Howard Alden, Portinho, Ana Lu, Vanderlei Pereira, Cafe, Cliff Korman, Joe Puma, Gene Bertoncini, Curtis Fowlkes, Allan Chase, Alan Dawson, Kurt Rosenwinkel, Chris Speed, Andrew D'Angelo, Jim Black, Matt Munisteri, Frank Wess, Jon-Erik Kelso, Warren Vache, Richard Sudhalter, Bill Easley, Billy Kilson e altri ancora.

GEORGE SCHULLER
Cresciuto musicalmente a Boston ma nativo di New York, l'affermato batterista George Schuller s'è inizialmente esibito, dopo studi al New England Conservatory, con Herb Pomeroy, Jaki Byard, Jerry Bergonzi, George Garzone, Mick Goodrick, John Lockwood, Ran Blake, Lisa Thorson, Billy Pierce, Bruce Gertz, Mili Bermejo, John LaPorta. Tornato a New York, si è affermato come compositore, band leader e arrangiatore, oltre a imporsi come batterista in collaborazioni con Lee Konitz, Mose Allison, Dee Dee Bridgewater, Nnenna Freelon, Ran Blake, Fred Hersch, Armen Donelian, Burton Greene, Tom Varner, Mark Helias, Tony Malaby, Dave Douglas, Herb Robertson, Peter Yarrow, Gebhard Ullmann, The Smithsonian Jazz Masterworks Orchestra.


Prevendita:dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita -Ridotto giovani € 8 + prevendita -
alla cassa del Teatro – tel.02 7636901 - Numero Verde 800-914350 - circuito Ticketone + Call Center 892.101

per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio
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Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 20121 MILANO
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Chiasso Jazz 2011
14° Festival di cultura e musica jazz"
"Jazz around the Rock"


COMUNICATO STAMPA

Como - Teatro Sociale - 19 febbraio 2011
Chiasso - Spazio Officina - 24, 25, 26 febbraio 2011
14° Festival di cultura e musica jazz

"Jazz around the Rock"


Si terrà il 19 - 24, 25 e 26 febbraio 2011il quattordicesimo Festival di Cultura e Musica Jazz di Chiasso (CH).
Quattro serate e una decina di concerti proposti nel dinamico Spazio Officina di Chiasso, appositamente allestito per l’occasione, e nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como, dove verrà proposta un’anteprima il 19 febbraio.

Il titolo di questa edizione, Jazz around the Rock , evoca il celebre hit di Billy Haley che nel ’54 decretò l’avvento del rock’n’roll. Dopo il successo lo scorso anno di un festival dedicato alle espressioni più calienti del jazz contemporaneo - con strizzate d’occhio ad Africa, Sudamerica, mondo latino - la rassegna 2011 andrà a curiosare fra gli ammiccamenti, i reciproci scambi e le relazioni a volte turbolente ma finalmente stimolanti tra i due generi “cugini”, jazz e rock appunto, idiomi tra i più significativi venuti alla ribalta nella musica del Novecento.

Tra le star in cartellone, da sottolineare la presenza del gruppo del contrabbassista Miroslav Vitous, uno dei componenti della prima leggendaria formazione dei Weather Report, la band che più di ogni altra ha contraddistinto un’epoca e di fatto l’abbattimento delle frontiere e dell’opposizione tra i due generi. Vitous, che ha tributato di recente un omaggio discografico, dal significativo titolo Remembering Weather Report, al gruppo e alla sua musica, presenterà a Chiasso in anteprima una nuova versione del suo progetto.

Nelle tre serate chiassesi del Festival troveranno inoltre spazio grandi musicisti come il chitarrista e cantante texano James Blood Ulmer – già fido collaboratore di Ornette Coleman - che negli anni ’70 gettò le basi del cosiddetto free-funk e che proporrà un set in solitaria tra sferzate rock e radici blues; il gruppo Ballin’ the Jack del sassofonista-clarinettista newyorkese Matt Darriau (ex Klezmatics) in un’energetica rilettura della musica degli anni ’30 e ’40, cioè quella che anticipò di fatto l’avvento del rock’n’roll; un omaggio doveroso a Jimi Hendrix che verrà affidato al trombettista italiano Giovanni Falzone e alle sue Mosche Elettriche. E ancora, l’affascinante voce di una cantante in ascesa come la francese Mina Agossi; il trio del pianista zurighese Stefan Rusconi in un programma dedicato alla musica dei Sonic Youth, gruppo-culto del rock USA indipendente; il pianismo solitario di un Danilo Rea, specializzato nella rilettura di brani al confine tra i generi; l’esplosiva esuberanza di una cantante come Ebony Bones, esponente di spicco del new soul britannico.

Un fitto calendario concertistico dunque, completato come sempre dalle consuete dj sessions di fine serata, con in particolare DJ Soulsonic da Zurigo e la stessa Ebony Bones sabato sera in chiusura di rassegna.

Non mancherà, anche stavolta, il prologo al Teatro Sociale di Como dove, nella Sala Bianca, sarà invitata la band 4Tune del trombettista piemontese Alberto Mandarini.

Il Festival di cultura e musica jazz di Chiasso è un evento ideato e organizzato dall’Ufficio Cultura del Comune di Chiasso, con la partecipazione della Radiotelevisione Svizzera Rete Due e la collaborazione di Jazz & Co Eventi e del Teatro Sociale di Como As.Li.Co.


PROGRAMMA

Anteprima
Como, Teatro Sociale - Sala Bianca

Sabato 19 febbraio 2011 (ore 21.00)


4Tune (I)

Alberto Mandarini: tromba
Mauro Grossi: pianoforte
Stefano Dall’Ora: contrabbasso
Marco Castiglioni: batteria, percussioni


*****

Chiasso - Spazio Officina


Giovedì 24 febbraio (ore 20:30)

Rusconi (CH)

Stefan Rusconi : piano
Fabian Gisler :contrabbasso
Claudio Strüby : batteria


*****

Miroslav Vitous Group

performs the music of Weather Report(INT)
Prima assoluta in esclusiva

Miroslav Vitous: contrabbasso
Gary Campbell: sax alto e soprano
Robert Bonisolo: sax tenore
Aydin Esen: tastiere
Nasheet Waits: batteria
Fabrizio Sferra: batteria



Venerdì 25 febbraio (ore 20.30)

James Blood Ulmer (USA)
voice & guitar solo


*****

Matt Darriau’s Ballin the Jack (USA)

Matt Darriau :sax alto, clarinetto
Andy Laster: sax baritone, clarinetto
Frank London: tromba
Curtis Hasselbring :trombone
Anthony Coleman : piano
Joe Fitzgerald :contrabbasso
George Schuller: batteria


*****

Giovanni Falzone & Mosche Elettriche “Around Jimi” (I)

Giovanni Falzone :tromba, elettronica
Valerio Scrignoli :chitarra
Michele Tacchi :basso
Riccardo Tosi: batteria


*****

dj-set
b>DJ Soulsonic (CH)
Soul, Funk & Boogaloo



Sabato 26 febbraio (ore 20.30)

Danilo Rea (I)
piano solo


*****

Mina Agossi Band (F)

Mina Agossi: voce
Phil Reptil chitarra, piano
Eric Jacot contrabbasso
Ichiro Onoe batteria


*****


Ebony Bones (GB) Live act & dj-set
(line-up non ancora annunciata)


*****


Ogni sera prima dei concerti e durante le pause:

Dj Gino From Duke to Miles, hard boiled music


******


Ufficio Cultura
Via Alighieri 3 b – 6830 Chiasso CH
tel. +41 91 6950914/17
cultura@chiasso.ch - www.chiassocultura.ch

Per informazioni Ufficio cultura Chiasso tel. +4191.6950914 / 7 email : cultura@chiasso.ch


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Aperitivo in Concerto 2010/2011

COMUNICATO STAMPA

Domenica 6 febbraio 2011 ore 11.00

Teatro Manzoni - Milano -

prima data italiana

BEN ALLISON QUINTET



Uno dei grandi protagonisti della scena musicale neworkese

contrabbasso
Ben Allison

sassofono tenore
Michael Blake

violino
Jenny Scheinman

chitarra
Steve Cardenas

batteria
Rudy Royston


Domenica 6 febbraio 2011, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta il nuovo, affascinante progetto di uno fra i protagonisti della scena musicale newyorkese, il contrabbassista Ben Allison.
Definito uno degli attuali migliori giovani musicisti jazz dal Boston Globe, e agli esordi da Down Beat come una delle 25 rising jazz stars for the future, Ben Allison è sicuramente uno dei musicisti più interessanti e attivi della già ricchissima scena di New York: oltre ad essere un contrabbassista formidabile è anche un compositore di grande sensibilità. Egli ha ad oggi pubblicato con composizioni originali a sua firma nove album, (di recente pubblicazione Think Free per Palmetto Records), lavori che esemplificano la sua visione lungimirante e creativa evidenziando le sue doti di produttore, compositore, arrangiatore e bassista. Viene citato nella categoria Miglior bassista dal Downbeat Critics Poll dal 2005 al 2009.
Think Free ha rapidamente raggiunto il primo posto su CMJ National Jazz radio charts rimanendo tra le prime venti posizioni per più di tre mesi.
A Milano Ben Allison torna proprio per presentare il progetto Think Free con i musicisti che lo hanno aiutato a realizzarlo, fra i quali l'eccellente e apprezzatissima violinista Jenny Scheinman e il tenorista Michael Blake.

BEN ALLISON

Nato nel 1966 a New Haven, Connecticut, il contrabbassista e compositore Ben Allison vanta una straordinaria carriera sia come leader che come collaboratore di artisti come il chitarrista Vernon Reid, il liutista Ara Dinkjan, i ballerini Jimmy Slide e Fayard Nicholas, il poeta Robert Pinsky. Ha partecipato ad oltre 40 incisioni discografiche e, con i suoi gruppi, Ben Allison Band, Man Size Safe, Peace Pipe e Medicine Wheel, ha compiuto numerosissime tournée in tutto il mondo.
Allison ha al suo attivo nove incisioni a suo nome, che ne hanno consolidato grandemente la fama non solo di strumentista ma di compositore originalissimo: Think Free (2009), Little Things Run the World (2008), Cowboy Justice (2006), Buzz (2004), Peace Pipe (2002), Riding the Nuclear Tiger (2001), Third Eye (1999), Medicine Wheel (1998) per la Palmetto Records, oltre al suo album d'esordio nel 1996, Seven Arrows per la Koch Jazz. Apprezzato dalla critica sia americana che internazionale (in Olanda Allison ha ottenuto il prestigioso Bird Award), il contrabbassista s'è sempre più orientato verso un'integrazione fra le sue attività di musicista, compositore, leader, produttore.
All'età di 25 anni Allison ha inoltre costituito il Jazz Composers Collective, un'associazione non-profit con sede a New York, finalizzata alla realizzazione di un ambiente dove gli artisti possano liberamente esplorare - allargando i confini dell'espressività - le proprie idee musicali e presentare i propri lavori come compositori. Egli è inoltre co-leader, assieme al pianista Frank Kimbrough, dello Herbie Nichols Project, con cui ha inciso con grande successo Strange City (Palmetto Records, 2001), Dr. Cyclops' Dream e Love Is Proximity (Soul Note Records, 1999 e 1997).


MICHAEL BLAKE

Il sassofonista, compositore e arrangiatore Michael Blake s'è affermato da tempo come una delle voci più originali nell'ambito della musica improvvisata contemporanea. Fra le sue incisioni più recenti vanno ricordate: Amor de Cosmos (Songlines), The World Awakes/A Tribute to Lucky Thompson (Stunt Records), Blake Tartare e More Like Us (Stunt Records). Leader di acclamati gruppi come Blake Tartare e Slow Poke (con il chitarrista David Tronzo, il bassista Tony Scherr e il batterista Kenny Wollesen), Blake s'è distinto per la varietà dei suoi interessi musicali e il virtuosismo con cui sa condensarli in progetti di grande fascino.
Noto sia per la sua partecipazione ai gruppi di Ben Allison che ai Lounge Lizards di John Lurie, Blake ha partecipato allo Herbie Nichols Project e a gruppi come MB3, Hellbent, Eulipion Orchestra, oltre ad avere collaborato con artisti quali Oliver Lake, Grachan Moncur III, Medeski, Martin & Wood, Ray LaMontagne, The Gil Evans Orchestra, Ben E. King, Neil Sedaka, Tricky, Prince Paul, Roscoe Gordon, The Groove Collective, Jack McDuff, Steven Bernstein, Chris Brown/Kate Fenner, Dr. Lonnie Smith, Hal Wilner, Sir Coxsone Dodd, Pinetop Perkins.


JENNY SCHEINMAN

La violinista, cantante, compositrice e arrangiatrice Jenny Scheinman compie i suoi studi musicali all'Oberlin Conservatory, e si esibisce sin dalla più giovane età. Pluripremiata dalla critica americana, ha collaborato con artisti quali Lucinda Williams, Bono, Lou Reed e Sean Lennon, oltre ad essersi esibita ed avere inciso con Bill Frisell, Norah Jones, Madeleine Peyroux, Nels Cline, Vinicius Cantuaria, Jimmie Dale Gilmore, Marc Ribot. Ha al suo attivo quattro registrazioni discografiche a suo nome e si appresta a pubblicarne una quinta, con Bill Frisell, Jason Moran, Ron Miles, Doug Weiselman, Tim Luntzel e Kenny Wollesen, oltre a un'orchestra d'archi diretta da Eyvind Kang e da Brooklyn Rider.


STEVE CARDENAS

Il chitarrista Steve Cardenas esordisce a Kansas City, prima di trasferirsi a New York, dove egli è oggi fra gli apprezzati protagonisti della scena musicale. Fra le sue prime collaborazioni vanno ricordate quelle con Eddie Harris, Marilyn Maye, Jay McShann, Claude "Fiddler" Williams e Slide Hampton. Si è esibito più volte all'estero e nei più importanti festival musicali, collaborando con artisti quali Paul McCandless, Jeff Beal, Mark Isham, John Patitucci, Marc Johnson, Madeleine Peyroux, Norah Jones. Attualmente fa parte del Paul Motian Septet, della Liberation Music Orchestra di Charlie Haden, dei gruppi guidati da Ben Allison e da Joey Baron, oltre a vantare un'intensa attività come insegnante, sia negli Stati Uniti che all'estero.


RUDY ROYSTON

Nato nel 1970 a Ft. Worth, Texas, il batterista Rudy Royston ha compiuto i suoi studi a Denver, Colorado, esibendosi con celebrità locali come Nelson Rangel, Dotsero, Stefan Karlsson, Ron Miles. Si trasferisce a New York nel 2006, dove si perfeziona alla Rutgers University, sotto la guida di Victor Lewis. Collabora in seguito con artisti quali Ben Allison, Javon Jackson, Les McCann, Sean Jones, Dr. Lonnie Smith, Edward Simon, Jennifer Holiday, Ralph Bowen, Bruce Barth, George Colligan, Don Byron, Stanley Cowell, Jenny Scheinman, David Gilmore, JD Allen, Bill Frisell e altri ancora.



Prevendita:dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita -Ridotto giovani € 8 + prevendita -
alla cassa del Teatro – tel.02 7636901 - Numero Verde 800-914350 - circuito Ticketone + Call Center 892.101

per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
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Aperitivo in Concerto 2010/2011

COMUNICATO STAMPA

Domenica 30 gennaio 2011 ore 11.00

Teatro Manzoni - Milano -

prima data italiana

ABDULLAH IBRAHIM & EKAYA



pianoforte
Abullah Ibrahim

trombone
Andrae Murchison

sassofono contralto
Antonio Hart

sassofono tenore
Keith Loftis

sassofono baritono
Tony Kofi

contrabbasso
Belden Bullock

batteria
George Gray

Domenica 30 gennaio 2011, alle ore 11.00, al teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), “Aperitivo in Concerto” presenta il leggendario pianista sudafricano Abdullah Ibrahim, a capo del suo gruppo Ekaya, da lungo tempo assente dai palcoscenici.
Ibrahim fonda il Gruppo Ekaya (che in lingua xhosa o zulu vuol dire "patria") a New York, nel 1983: un gruppo di eccezionali strumentisti che rievoca le linee melodiche del canto popolare sudafricano, inserendolo nel contesto dell'improvvisazione jazzistica.
Il repertorio, appassionante, viene basato essenzialmente sulle più celebri composizioni di Abdullah Ibrahim. Con il celebrato cantore del Sudafrica e i suoi abituali accompagnatori, il contrabbassista Belden Bullock e il batterista George Gray, si esibiscono alcuni eccezionali musicisti oggi attivi nelle più importanti big band newyorkesi: il ben noto contraltista Antonio Hart (già collaboratore di Roy Hargrove, McCoy Tyner, Dave Holland), il trombonista Andrae Murchison (Duke Ellington Orchestra, Count Basie Orchestra, Clark Terry Big Band), l’eccellente baritonista inglese Tony Kofi (World Saxophone Quartet, David Murray, Clifford Jarvis, Eddie Henderson, Courtney Pine, Sam Rivers Rivbea Orchestra), il tenorista Keith Loftis (Roy Hargrove Band).

ABDULLAH IBRAHIM
Abdullah Ibrahim (Dollar Brand), figura leggendaria della musica improvvisata, è nato a Cape Town, in Sudafrica, nel 1934. Attratto dalla musica sin dall’infanzia (quando, nei quartieri poveri della sua città ascoltava canti religiosi e popolari africani, nonché il jazz), riceve i primi rudimenti all’età di 7 anni. Nel 1949, ancora giovanissimo, esordisce professionalmente, esibendosi con i Tuxedo Slickers e la Willie Max Big Band. Nel 1959 fa la conoscenza del contraltista Kippi Moeketsi, che lo convince a dedicarsi interamente all’attività musicale; pochi anni dopo incontra e sposa, nel 1965, la celebre cantante sudafricana Sathima Bea Benjamin.
Nel 1962 il Dollar Brand Trio (con Johnny Gertze al contrabbasso e Makaya Ntshoko alla batteria) si esibisce per la prima volta in Europa. Duke Ellington ha occasione di ascoltare il gruppo all’Africana Club di Zurigo: entusiasta, ne produce la prima incisione, realizzata per la Reprise Records: Duke Ellington presents the Dollar Brand Trio, che consacra i musicisti sudafricani presso il pubblico europeo. Nel 1965 Brand si esibisce per la prima volta negli Stati Uniti, esibendosi con grande successo al Newport Jazz Festival; in seguito, guida per un breve periodo la Duke Ellington Orchestra, in sostituzione del leader. A tale prestigioso ingaggio segue un periodo come pianista nel quartetto guidato dal leggendario batterista Elvin Jones (risale a quell’epoca la conversione di Brand all’islamismo: da allora si fa chiamare Abdullah Ibrahim).
Dal 1968, Ibrahim, ormai un’affermatissima personalità nel campo della musica improvvisata, inizia a esibirsi anche come solista in tutto il mondo, partecipando inoltre ai più importanti festival musicali negli Stati Uniti, in Europa e in Giappone. Trasferitosi negli Stati Uniti, a New York, fa un breve ritorno in Sudafrica negli anni Settanta, dove si distingue per la sua lotta all’apartheid. Nel 1976 è nuovamente a New York, dove si esibisce costantemente a capo di diverse formazioni strumentali, e dove inizia un fruttuoso sodalizio artistico con Max Roach (con il quale incide un eccezionale album in duo, Streams of Consciousness). Nel 1990 fa definitivo ritorno in Sudafrica, distinguendosi nel frattempo anche come eccellente compositore di colonne sonore (Chocolat, No Fear, No Die).
Fra il 1997 e il 1998 si dedica intensamente alla composizione, realizzando fra l’altro un superbo lavoro come African Suite che, orchestrato dal compositore svizzero Daniel Schnyder, viene presentato per la prima volta dal trio di Ibrahim e una formazione d’archi della Youth Orchestra of the European Community, prima di entrare (18 gennaio 1998, presso la prestigiosa Herkules Saal) nel repertorio sinfonico dell’Orchestra Filarmonica di Monaco di Baviera, diretta per l’occasione da Barbara Yahr. Nel 1999 presenta al festival di Lipsia un’acclamata produzione multimediale, Cape Town Traveler, con la partecipazione del trio e dell’Ekaya Sextet.
Nell’ottobre del 2000 Abdullah Ibrahim è stato chiamato a insegnare presso il pluricentenario e prestigiosissimo Gresham College di Londra, prendendovi il posto che già era stato di protagonisti del mondo musicale contemporaneo come John Cage, Luciano Berio e Yannis Xenakis. Nell’ultimo decennio ha svolto un’intensa attività concertistica e compositiva. Per Ibrahim la musica ha una funzione spirituale e terapeutica, quasi sciamanica. Il musicista, in questa sua visione, è colui che mette in contatto il suo spirito con quello degli altri, colui che esprime la gioia e il dolore, personali e collettivi, la materialità e la spiritualità, la memoria dell’individuo e la storia delle genti. Fra i jazzisti più singolari degli ultimi decenni, Abdullah Ibrahim ha accumulato nei lunghi anni dell’esilio, americano ed europeo, una grande quantità di collaborazioni ed esperienze, entrando nel novero dei grandi concertisti mondiali. Con decine di dischi alle spalle, l’artista sudafricano ha oggi ripreso posto nella scena culturale del suo paese d’origine ove al pari di Hugh Masekela e Miriam Makeba riveste anche un ruolo di personaggio simbolo.


Prevendita:dal 25 ottobre 2010
Biglietto € 12 + prevendita -Ridotto giovani € 8 + prevendita -
alla cassa del Teatro – tel.02 7636901 - Numero Verde 800-914350 - circuito Ticketone + Call Center 892.101

per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
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Aperitivo in Concerto 2010/2011"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 23 gennaio 2011 ore 11.00

Teatro Manzoni - Milano -

prima data italiana

da Tel Aviv a New York


3 COHENS



sassofoni, clarinetto
Anat Cohen

tromba
Avishai Cohen

sassofono soprano
Yuval Cohen

pianoforte
Yonathan Avishai

contrabbasso
Omer Avital

batteria
Jonathan Blake


Domenica 23 gennaio 2011, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), “Aperitivo in Concerto “ presenta, per la prima volta in Italia, uno fra i più travolgenti complessi affermatisi sulla scena musicale internazionale: 3 Cohens.
I tre fratelli Cohen, Anat, Avishai e Yuval, strepitosi musicisti israeliani, da quasi un decennio mietono successi come strumentisti e creatori. Una “famiglia” in musica, dunque, che però non attrae l’attenzione per questa peculiarità, quanto per la straordinaria bravura di ogni strumentista e per la capacità di creare un organismo strumentale di straordinario affiatamento e di eccezionale creatività. Musicisti spettacolari, perciò, ma in grado di articolare un linguaggio in cui la cultura ebraica e mediorientale si unisce all’improvvisazione jazzistica, arricchendosi inoltre grazie alla vasta cultura, musicale e non, di ogni singolo componente, dalla musica brasiliana alla world music. Di particolare rilievo, inoltre, gli accompagnatori: il pianista israeliano Yonatan Avishai, il contrabbassista Omer Avital (uno fra i più affermati solisti israeliani a livello internazionale) e il batterista Johnathan Blake (già collaboratore di artisti come Tom Harrell, Kenny Barron, David Sanchez, Oliver Lake, Randy Brecker, Russell Malone).

ANAT COHEN
Nata a Tel Aviv, Anat Cohen inizia gli studi musicali all’età di dodici anni, esibendosi per la prima volta con il gruppo dixieland del Conservatorio di Giaffa. A sedici anni entra a far parte dell’orchestra dello stesso conservatorio ed inizia a praticare il sassofono tenore, iscrivendosi alla prestigiosa “Thelma Yelin” High School for the Arts, dove si diploma in studi jazzistici. Fra il 1993 e il 1995 presta servizio militare nelle forze aeree israeliane e si esibisce con la banda del corpo. Nel 1996 s’iscrive al Berklee College of Music di Boston, dove pratica il clarinetto e studia sotto la guida di musicisti come Phil Wilson, Greg Hopkins, Ed Tomassi, Hal Crook, George Garzone e Bill Pierce. In quello stesso periodo, durante le pause dallo studio, frequenta lo “Smalls” a New York, un locale in cui artisti come il pianista Jason Lindner e il contrabbassista Omer Avital stanno creando un nuovo linguaggio in cui un rilievo particolare assumono l’improvvisazione jazzistica e la world music. A Boston, la Cohen approfondisce anche lo studio del sassofono tenore e si esibisce in una molteplicità di contesti musicali, dalla tradizione afrocubana al tango argentino, dal klezmer allo choro brasiliano. Al contempo entra a far parte della nota compagine tutta femminile Diva Jazz Orchestra, guidata da Sherrie Maricle.
Si trasferisce nel 1999 a New York, dove collabora con alcuni gruppi brasiliani (Choro Ensemble, Samba Jazz Quintet del batterista Duduka Da Fonseca) ed entra a far parte della Gully Low Jazz Band, guidata da David Ostwald, con la quale esplora la musica di Louis Armstrong, Bix Beiderbecke, Sidney Bechet e Jelly Roll Morton. Da allora, con il plauso della critica internazionale, incide copiosamente come leader, soprattutto per la propria casa discografica, la Anzic Records: con l’album Notes From The Village del 2008 si afferma definitivamente sia come protagonista della scena musicale newyorkese che come star di livello mondiale.

AVISHAI COHEN
Trombettista di valore e fama internazionali, Avishai Cohen è nato a Tel Aviv, dove esordisce all’età di dieci anni, esibendosi poi con la Young Israel Philharmonic Orchestra e diventando un beniamino della scena locale. Si trasferisce poi a Boston con una borsa di studio per il Berklee College of Music e nel 1997 si classifica terzo alla prestigiosa Thelonious Monk Jazz Trumpet Competition. Trasferitosi a New York, si fa notare sul palcoscenico dello Smalls, dove, assieme ad artisti come il contrabbassista Omer Avital e la cantante Claudia Acuñ, crea un originale connubio fra improvvisazione hardboppistica, funk, world music, sonorità ebraiche e mediorientali.
Cohen debutta discograficamente come leader nel 1993 con The Trumpet Player, un album in cui guida un quartetto di cui fanno parte il contrabbassista John Sullivan, il batterista Jeff Ballard e il tenorista Joel Frahm. Crea poi una trilogia discografica intitolata The Big Rain Trilogy, di cui ha pubblicato After The Big Rain e Flood. Fra le varie esperienze musicali del trombettista, vanno ricordate le collaborazioni con la cantante israelo-francese Keren Ann, con il vibrafonista Bobby Hutcherson e il gruppo San Francisco Jazz Collective. Cohen è inoltre co-leader dell’eccezionale gruppo israeliano Third World Love, con il pianista Yonatan Avishai, il contrabbassista Omer Avital e il batterista Daniel Freedman e con il quale ha realizzato quattro album. Da menzionare anche la sua prolungata collaborazione con la contrabbassista Me’shell Ndegeocello e, naturalmente, la sua partecipazione al gruppo 3 Cohens.

YUVAL COHEN
Brillante sopranista e compositore affermato, Yuval Cohen è nato a Tel Aviv nel 1973. Compie gli studi musicali al Conservatorio di Tel Aviv e alla “Thelma Yellin” High School for the Arts, ottenendo diverse borse di studio per prestigiose istituzioni musicali statunitensi fra il 1987 e il 1996. Fra il 1991 e il 1994 presta il servizio militare, partecipando alla banda dell’esercito israeliano. Nel 1996 si diploma “summa cum laude” al Berklee College of Music di Boston, perfezionandosi poi alla Manhattan School of Music. Nel 2010 si diploma in composizione alla Rubin Academy for Music and Dance di Gerusalemme, dove oggi insegna così come alla Rimon School for Jazz and Contemporary Music e alla “Thelma Yellin” High School of the Arts.
Ha di recente pubblicato il suo primo album come leader, Freedom. Fra le sue tante collaborazioni si ricordano quelle con Lee Konitz, Lew Soloff, Arnie Lawrence, Reggie Workman, Eric Harland, Omer Avital, Jason Lindner, Matt Penman, Aaron Parks, Gary Versace, Shai Maestro.


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Aperitivo in Concerto 2010/2011"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 5 dicembre 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

IL JAZZ INCONTRA BJÖRG

PRIMA EUROPEA - UNICA DATA ITALIANA


TRAVIS SULLIVAN & THE BJÖRKESTRA







Very Special Guest: DAVE DOUGLAS

tromba
Dave Douglas

voce
Shayna Steele

sassofoni
Travis Sullivan
Dave Pietro
Sean Nowell
Steve Welsh
Lauren Sevian

trombe
Kevin Bryan
Dave Smith
Ravi Best

tromboni
Ryan Keberle
Alan Ferber
James Hirschfeld
Max Seigel

pianoforte
Dave Cook

contrabbasso/ basso elettrico
Yoshi Waki

batteria
Joe Abba

laptop
Ian Cook




“Aperitivo in Concerto”, domenica 5 dicembre 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), presenta per la prima volta in Europa e in Italia una fra le più affascinanti formazioni orchestrali sulla scena americana e internazionale: Travis Sullivan & The Björkestra. Ad affiancare questo eccezionale organico, uno fra i protagonisti del jazz contemporaneo, il trombettista Dave Douglas, di recente applaudito al Teatro Manzoni in occasione della ormai celebrata Masada Marathon guidata da John Zorn. Non meno importante è la partecipazione della cantante Shayna Steele, straordinaria virtuosa, grande star di Broadway, applauditissima per la sua interpretazione nel celebre musical di Broadway “Rent” (che rielaborava in chiave attuale la vicenda della Bohème di Puccini) e, ancor di più, voce indimenticabile a fianco di Moby, di cui caratterizza in modo indelebile il celebrato album “Hotel”.

Nella storia del jazz è stato ed è ancora comune il fenomeno di eseguire ed interpretare pagine musicali scritte per spettacoli di Broadway o per pellicole cinematografiche: i cosiddetti standard hanno così rivelato le meraviglie celate nelle opere di compositori di rango come Gershwin, Cole Porter, Harold Arlen, Richard Rodgers, Vernon Duke, Alec Wilder, Alex North e molti altri. Autori e interpreti come Miles Davis e Herbie Hancock hanno saputo fare miracoli con pagine di Michael Jackson, Cindy Lauper o dei Nirvana, ma il progetto dell’eccellente contraltista e band leader americano Travis Sullivan (di cui si ricordano le collaborazioni con l’olandese Metropolitan Jazz Orchestra ed un eccellente volume di trascrizioni dedicato ad Eric Dolphy), a capo della The Björkestra, è diverso, meno estemporaneo e più organico. Egli articola un vero e proprio songbook non di un autore “classico”, bensì di un’autrice ed interprete del tutto peculiare e innovativa, l’islandese Björk, artista in apparenza ben lontana dal jazz e dal mondo della musica improvvisata. Sullivan, grazie a sontuose orchestrazioni dal caleidoscopico assemblaggio di colori, sospinte da un nerbo ritmico altrimenti insospettabile nelle ombrose composizioni originali, trasforma il pop intellettuale della cantante islandese in un coacervo di ritmi. Una batteria incalzante, sostenuta da loop da dance-hall dettati da un laptop, sostiene dei veri e propri voli di fantasia da parte di diciotto solisti di eccezionale valore, fra i quali spicca la voce virtuosistica e meravigliosamente flessibile di Shayna Steele. Il segreto del successo di questa formazione orchestrale risiede proprio nella volontà di non copiare la musica di Björk, ma di interpretarla secondo una varietà di linguaggi e materiali: il risultato è una sorta di affascinante, coinvolgente e poetico sincretismo, in cui l’improvvisazione fa da collante ad un’apparentemente infinita varietà di spunti ed idee in cui ogni barriera fra generi viene abbattuta con gioioso senso creativo. Di particolare rilievo è inoltre la presenza solistica del grande trombettista Dave Douglas, che arricchirà la già ricchissima tavolozza orchestrale di questo brillantissimo e teatrale gruppo di creatori. Questo è l’ultimo appuntamento prima della pausa natalizia. “Aperitivo in Concerto” si ripresenta al suo pubblico il 23 gennaio 2011 con l’esibizione dedicata alla grande scena improvvisativa istraeliana del celebrato gruppo 3 COHENS.

DAVE DOUGLAS

Nato nel 1963 a Montclair, New Jersey, Dave Douglas non è solo un trombettista dotato e personale, ma anche un musicista completo, compositore e leader originalissimo. Solista ferrato, discende stilisticamente sia dalla scuola boppistica che parte da Clifford Brown e passa per Booker Little, sia da Miles Davis, che sempre più sembra ispirarlo negli ultimi tempi, specie quello della prima svolta elettrica, a cavallo fra gli anni ’60 e ’70. Douglas unisce alla profonda conoscenza della tradizione – ha suonato, giovanissimo, nella band di Horace Silver – una costante ricerca verso il “nuovo”, che com’è noto ha preso oggi le strade più diverse. Questa scelta di campo l’ha portato ad incrociare i linguaggi musicali più disparati, dal klezmer al folk balcanico, dall’avanguardia più radicale alla sperimentazione elettronica, ma con i ritmi e le armonie del jazz sempre ben impressi nella mente. Ancor più importante dell’incontro con Silver, è stato quello con John Zorn, che l’ha chiamato a far parte dell’ormai leggendario quartetto “Masada”, con Greg Cohen e Joey Baron, protagonista di innumerevoli tournée mondiali e dischi. Dopo aver collaborato con i gruppi di Myra Melford e Don Byron, il trombettista del New Jersey ha privilegiato sempre di più i propri progetti musicali, in verità piuttosto numerosi. Se prezioso è stato il lavoro col Tiny Bell Trio – di cui esistono quattro album ufficiali – la consacrazione è forse avvenuta prima con il disco Sanctuary (1997), poi con «Soul on soul» (2000), a seguito del quale si sono moltiplicate le vittorie nei più prestigiosi referendum internazionali. Nel 2002 ha inoltre inciso alla testa di uno splendido quintetto, comprendente Chris Potter e Uri Caine, il riuscito The Infinite, in cui ritorna a sonorità di stampo hard-bop, riprendendo soprattutto la musica del magnifico quintetto davisiano di fine anni ’60. Difficile stabilire qual è la prima delle numerose doti del quarantenne trombettista americano, fra i pochi jazzisti oggi in grado di bilanciare l’eclettismo con la coerenza e l’originalità, riuscendo a metter d’accordo, caso più unico che raro, neo-bopper e cultori dell’avanguardia.
Douglas é indiscutibilmente il più prolifico e originale trombettista e compositore della sua generazione e continua a riscuotere successo e riconoscimenti di vario genere come trombettista, compositore e jazzista dell’anno dalle più disparate istituzioni come il New York Jazz Awards, la riviste specializzate Down Beat, Jazz Times, Jazziz, e – fra le altre – anche l’Associazione dei Critici di Jazz Italiani. Nel 2005, dopo sette dischi di successo pubblicati per Bluebird/RCA, Douglas ha lanciato la propria etichetta discografica, la Greenleaf Music. Attraverso la Greenleaf Music ha distribuito gli ultimi dischi del suo lungamente acclamato Quintetto, del sestetto elettronico Keystone, e di altri progetti. Direttore artistico del Workshop in Jazz and Creative Music e del Festival of New Trumpet Music, oltre a guidare numerosi propri progetti (tra i quali Brass Ecstasy, Dave Douglas 3, un quartetto e un sestetto), Douglas collabora stabilmente con numerose formazioni e con artisti del calibro di Anthony Braxton, Don Byron, Joe Lovano, Miguel Zenon, Bill Frisell, Han Bennink e Misha Mengelberg.


Prevendita:dal 25 ottobre 2010
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Aperitivo in Concerto 2010/2011"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 14 novembre 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

PRIMA E UNICA DATA ITALIANA


AVI LEBOVICH & THE ORCHESTRA





trombone, tastiere, percussioni
Avi Lebovich

sassofoni
Alon Farber, Amit Friedman, Tal Varon, Lior Levin

trombe
Dan Varon, Arthur Krasnobaev

tromboni
Yait Slutzki
Yaron Uozana


chitarra
Yonatan Albalak

tastiere
Nitay Hershkovitz

contrabbasso
Mickey Wharshai

batteria
Ron Almog

percussioni
Gilad Dobrecky

violoncello
Maya Belsitzman


Domenica 14 novembre 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni, “Aperitivo in Concerto” presenta una delle più significative realtà della nuova musica improvvisata internazionale: Avi Lebovich and The Orchestra.
Creatività di straordinario livello, capacità di coniugare influenze provenienti non solo dal Medio Oriente ma da tutto il mondo, dinamismo quasi incontrollato: la scena culturale e musicale di Tel Aviv è oggi fra le più vivaci e affascinanti del pianeta, centro di un melting pot che forse trova analogie solo con una città come New York o come Istanbul, altra grande capitale della nuova cultura contemporanea. Da Tel Aviv proviene Avi Lebovich, eccellente trombonista e straordinario arrangiatore che ha collaborato con artisti quali Chick Corea, Larry Willis, Claudia Acuña, Bootsy Collins, Roy Hargrove, Philip Bailey, Wynton Marsalis, Slide Hampton (suo maestro e mentore), Milt Jackson, Brad Mehldau, James Moody, Michel Camilo, Chico O’Farrill e Jason Lindner, oltre a lavorare per anni come direttore musicale del celebre gruppo Incognito: nella sua The Orchestra, già pluripremiata dalla critica americana per il suo primo Cd, Groove Collage, egli ha chiamato a partecipare i migliori talenti musicali della ricchissima scena israeliana (di particolare rilievo la presenza dell’eccezionale sassofonista Alon Farber), creando un organico di fenomenale varietà interpretativa ed espressiva, che sa misurarsi sia con i grandi classici del jazz moderno che con le molteplici testimonianze musicali che affollano la cultura mediorientale, senza trascurare l’elettronica, il rock e l’hip hop. Ne scaturisce una musica d’irreprimibile fascino, caleidoscopica manifestazione di inusitati sincretismi dalla travolgente carica teatrale e comunicativa.


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Aperitivo in Concerto 2010/2011"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 21 novembre 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

UNICA DATA ITALIANA


il pluripremiato rinnovatore della ‘Swing Era’
DARCY JAMES ARGUE & SECRET SOCIETY


composizioni/direzione:Darcy James Argue

sassofoni, flauti, clarinetti:
Erica von Kleist, Rob Wilkerson, Sam Sadigursky, Mark Small, Josh Sinton

trombe :
Seneca Black, Jonathan Powell, Matt Holman, Nadje Noordhuis, Ingrid Jensen

tromboni:
Mike Fahie, Curtis Hasselbring, James Hirschfeld, Jennifer Wharton

chitarra;
Sebastian Noelle

tastiere:
Gordon Webster

contrabbasso/basso elettrico:
Matt Closehy

batteria/percussioni:
Jon Wikan


Domenica 21 novembre, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano), “Aperitivo in Concerto” presenta il più acclamato arrangiatore e leader orchestrale sulla scena americana ed internazionale: Darcy James Argue & Secret Society.
Pluripremiato dalla stampa specializzata di tutto il mondo per il suo lavoro discografico d’esordio, Infernal Machines, Darcy James Argue, compositore e arrangiatore canadese nato a Vancouver nel 1975 e trapiantatosi negli Stati Uniti (dove ha studiato al New England Conservatory di Boston), è uno degli artisti emergenti che più ha fatto, negli ultimi anni, per riportare d’attualità le grandi orchestre jazzistiche, che un tempo, fra gli anni Trenta e Quaranta, formavano il nerbo della musica improvvisata negli Stati Uniti, contrassegnando soprattutto quell’epoca denominata Swing Era. Erano le cosiddette Infernal Machines, infernali macchine da ritmo che scandivano non solo il tempo delle coppie che danzavano nei migliori locali da ballo americani, ma anche l'incontenibile crescita delle industrie statunitensi e l'espansione inarrestabile di un'economia che s'apprestava a scendere in campo con tutto il suo potere nella Seconda Guerra mondiale.
A capo di una superba compagine orchestrale come Secret Society, che vanta nelle sue fila solisti di altissimo rango come i trombettisti Seneca Black, Erica von Kleist e Ingrid Jensen o il trombonista Curtis Hasselbring, Argue, sulla scia di Gil Evans, Bob Brookmeyer e Maria Schneider, ha saputo creare un innovativo e vitalissimo linguaggio musicale, un calderone ribollente ma accuratamente dettagliato e strutturato in cui ha riversato e trasformato i materiali della nostra contemporaneità, dal jazz al rock al minimalismo. Ritmi incalzanti e trascinanti, ottoni poderosi e dal volume dilagante, sassofoni che delineano improvvise e affascinanti melodie, chitarre distorte in scampoli di post-rock, assolo di straordinaria complessità ma di languida bellezza: Secret Society riflette con caleidoscopica precisione il convulso evolversi dei sincretismi culturali nella nostra attuale quotidianità. Una steampunk band, la definisce Argue, alludendo a quel filone della narrativa fantastica-fantascientifica che introduce una tecnologia anacronistica all'interno di un'ambientazione storica, spesso l'Ottocento e in particolare la Londra vittoriana dei libri di Conan Doyle e H. G. Wells. Le storie steampunk descrivono un mondo anacronistico -a volte una vera e propria ucronia- in cui armi e strumentazioni vengono azionate dalla forza motrice del vapore (steam in inglese) anziché dall'energia elettrica; dove i computer sono completamente analogici, o enormi apparati magnetici sono in grado di modificare l'orbita lunare. Un modo per descrivere l'atmosfera steampunk è riassunto nello slogan "come sarebbe stato il passato se il futuro fosse accaduto prima". Secret Society delinea il futuro, dunque, con gli anacronistici strumenti delle big band degli anni Trenta e Quaranta: il risultato è di straordinario fascino, proiettando il pubblico in un'altra dimensione musicale, in cui la Storia e le visioni del futuribile si incontrano per dare vita a inusitati scenari sonori di magnifica, incantatoria teatralità. Non stupisce, perciò, che Darcy James Argue sia diventato negli Stati Uniti un artista ammirato anche in ambiti estranei alla musica ed in cui la sua carica espressiva, di onirica intensità, viene paragonata allo stravolgente sguardo indagatore di un William Gibson. Argue e Secret Society, infatti, scandagliano il nostro futuro, illustrano ed esplorano tempi che noi ancora non siamo neanche capaci di immaginare. Uno spettacolo, perciò, letteralmente imperdibile, in cui la tradizione del jazz assume valenze ineffabili ed insospettate.


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ART BLAKEY JAZZ CLUB
Vicolo Carpi n.5 – Busto Arsizio
C/o Comunità Giovanile – Tel .0331/623727

Il programma 2010/2011

Lunedì 15 Novembre 2010 - ore 21.30
RICCARDO ARRIGHINI TRIO
Riccardo Arrighini pianoforte
Emiliano Barrella batteria
Gabriele Evangelista contrabbasso


Lunedì 22 Novembre 2010 – ore 21.30

GAIA CUATRO
(photo gallery)



Gerardo Di Giusto(pianoforte)
Aska Kaneko (violino)
Carlos “El tero” Buschini(contrabbasso)
Tomohiro Yohiro (percussioni)

Salvo imprevisti o cause di forza maggiore la stagione proseguirà come segue :

13 Dicembre
Concerto di Natale con Dado Moroni Trio o Quartet

17 Gennaio 2011
Pietro Bonelli Trio

31 Gennaio 2011
Mattia Cigalini Res Nova

14 febbraio 2011
Rachel Gould & Luigi Tessarollo Quartet


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Aperitivo in Concerto 2010/2011"

COMUNICATO STAMPA

Lunedi 8 novembre 2010 ore 21.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

COMUNICATO STAMPA

PRIMA MONDIALE


JOHN ZORN:
MASADA MARATHON iPOD CONCERT
Book of Angels

i 12 Gruppi in ordine di apparizione:


MASADA QUARTET
John Zorn, sassofono contralto Dave Douglas, tromba Greg Cohen, contrabbasso Joey Baron, batteria

COURVOISIER/FELDMAN DUO
Sylvie Courvoisier, pianoforte Mark Feldman, violino

MEDESKI, MARTIN & WOOD
John Medeski, tastiere Chris Wood, basso elettrico, contrabbasso Billy Martin, batteria

BANQUET OF THE SPIRITS
Cyro Baptista, percussioni, voce Brian Marsella, pianoforte, tastiere, balafon Tim Keiper, batteria, percussioni Shanir Blumenkranz, contrabbasso, basso elettrico, oud, gimbri

MYCALE
voci Ayelet Rose Gottlieb Sofia Rei Koutsovitis Basya Schecter Malika Zarra

BAR KOKHBA
Mark Feldman, violino Erik Friedlander, violoncello Marc Ribot, chitarra Greg Cohen, contrabbasso Joey Baron, batteria Cyro Baptista, percussioni

DREAMERS
Marc Ribot, chitarra Jamie Saft, tastiere Kenny Wollesen; vibrafono Trevor Dunn, contrabbasso, basso elettrico Joey Baron, batteria Cyro Baptista, percussioni

ERIK FRIEDLANDER
Erik Friedlander, violoncello

NEW KLEZMER TRIO
Ben Goldberg, clarinetto Greg Cohen, contrabbasso Kenny Wollesen, batteria

BESTER QUARTET
Jaroslaw Buster, fisarmonica Jaroslaw Tyrala, violino Oleg Dyak, fisarmonica, clarinetto, percussioni Mikolaj Pospieszalski, contrabbasso

MASADA STRING TRIO
Mark Feldman, violino Erik Friedlander, violoncello Greg Cohen, contrabbasso

ELECTRIC MASADA
John Zorn, sassofono contralto Ikue Mori, laptop, live electronics Jamie Saft, tastiere Marc Ribot, chitarra Trevor Dunn, contrabbasso, basso elettrico Joey Baron, batteria Kenny Wollesen, batteria Cyro Baptista, percussioni



Lunedì 8 novembre 2010, alle ore 21.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42, Milano), in prima mondiale, ritorna a Milano il geniale compositore e sassofonista John Zorn, forse il più celebrato autore americano dei nostri giorni, che presenterà, con la collaborazione di alcuni fra i più acclamati solisti della scena musicale internazionale, una panoramica sulle sue più recenti composizioni, raccolte sotto il titolo Book of Angels.
Dodici diversi gruppi, tutti legati da lungo tempo all’estetica zorniana, si alterneranno sul palcoscenico del Teatro Manzoni per interpretare le più recenti ed affascinanti creazioni di Zorn, da anni impegnato nella rivisitazione dei contesti linguistici del post-moderno, cui abbina una vibrante rilettura delle proprie origini culturali ebraiche. La elettrica e laica contemporaneità della cultura metropolitana newyorkese si abbina così all’intensità spirituale della tradizione culturale ebraica, dando vita ad un sincretismo linguistico di squassante e teatrale espressività.
Le dodici formazioni, che si succederanno sul palcoscenico milanese, in una peculiare e trascinante maratona musicale, oltre allo stesso Zorn vantano solisti di fama internazionale, da un trio come Medeski, Martin & Wood al violoncellista Erik Friedlander, dal trombettista Dave Douglas al batterista Joey Baron, dal chitarrista Marc Ribot alle voci di Basya Schecter e Malika Zarra, dal violinista Mark Feldman e la pianista Sylvie Courvoisier a gruppi come Banquet of The Spirits e il Bester Quartet (un tempo applaudito con il nome di Cracow Klezmer Band), per non parlare di organici “storici” del mondo estetico di Zorn: Masada, Electric Masada, Bar Kokhba. Come in una sorta di gigantesco iPod, ogni gruppo si alternerà sulla scena senza soluzione di continuità, presentando ciascuno circa venti minuti di nuove composizioni dell’ormai leggendario protagonista della nuova avanguardia musicale americana.

JOHN ZORN

Nato a New York nel 1953, John Zorn studia composizione nella città natale, ma la frequentazione del trombettista francese Jacques Coursil lo spinge verso l’improvvisazione jazzistica, facendosi influenzare dall’opera di Jimmy Giuffre, Roscoe Mitchell, Ornette Coleman. Inizia lo studio intensivo dell’improvvisazione a St. Louis, dove conosce Joseph Bowie e altri sperimentatori, influenzato da fonti tanto diverse quali Stravinskij, Braxton, il contrappunto, Varèse, Harry Partch, il chitarrista inglese Derek Bailey. I suoi primi lavori sono, in effetti, assai vicini alla musica gestuale europea, ma l'influenza della musica creativa lo spinge ad abbracciare strutture sempre piu' improvvisate, e a suonare sempre piu' il sassofono. Le opere, espressivamente violente e sperimentali al limite della cacofonia, che lo rivelano sono, fra le altre, Lacross (1977), Hockey (1978), Fencing (1978), Jai Alai (1980), Croquet (1981), Track And Field (1982), nelle quali e' spesso coadiuvato da artisti di grande valore e creatività come Arto Lindsay, David Moss, Tom Cora, Eugene Chadbourne, Fred Frith. Sono lavori ispirati dalla rapidita' di cambiamento delle colonne sonore dei cartoni animati: analogamente le sue pièce sono zeppe di discontinuita' apparentemente paradossali, in vivo contrasto con le prassi estetiche dominanti nell'ambiente della libera improvvisazione. All’ombra dell’esempio di John Cage, Zorn rifiuta lo spartito e compone stabilendo le relazioni fra le varie parti musicali, lasciando poi liberi gli esecutori di muoversi all'interno dei vari livelli strutturali ad essi consentiti da quelle stesse relazioni. Lavori come School, Pool e Archery raccolgono alcune di queste perfomance, che costituiscono di fatto un'estensione degli assoli creativi del jazz degli anni Settanta: invece che far improvvisare un musicista alla volta (o un duo o un trio), Zorn fa improvvisare una decina di essi contemporaneamente fissando le regole secondo cui devono interagire. Reso celebre anche dai ripetuti tentativi di suonare pezzi di Charlie Parker all'indietro, dall'ambizione di unificare musica accademica, improvvisazione jazzistica e cultura rock (si pensi ad un’opera monumentale come Sebastopol), da un trio con Derek Bailey e George Lewis (da cui le glaciali e cerebrali geometrie di Yankees) e dal vocabolario inusitato di fonemi musicali che estrae dagli strumenti a fiato piu' svariati (Classic Guide To Strategy), nel 1984 Zorn registra il suo ottavo disco, il doppio Locus Solus, che raccoglie DJ votati alla sperimentazione (Christian Marclay), esponenti della no wave come Arto Lindsay, Peter Blegvad, Anton Fier e Ikue Mori, e musicisti jazz (fra cui Wayne Horvitz), e propone una forma di improvvisazione "negativa" in cui jazz, jazz-rock e sonorità hard-core si fondono e si scontrano in un caos volontario ma controllato. Dopo tale opera di rottura la sua carriera prende una direzione completamente opposta. Cobra -con Elliot Sharp, Arto Lindsay e Bill Frisell alle chitarre, Bobby Previte alla batteria, Zeena Parkins all'arpa, Wayne Horvitz al piano, Christian Marclay ai turntables, Anthony Coleman al pianoforte, piu' nastri-collage, celeste, fisarmonica, trombone e sintetizzatore- e' un altro vertice del suo caos dissociato, che ricorda i dipinti di Pollock ma che possiede l’ironia tutta ebraica dei fratelli Marx. Negli anni successivi Zorn compie il salto dal mondo delle piccole etichette indipendenti a quello delle major attraverso una serie di opere di imitazione e demistificazione in cui si esprime al meglio il suo genio di arrangiatore: Big Gundown e' un tributo surreale e sofisticato a Ennio Morricone (la suite omonima e' costruita su motivi di spaghetti-western, chitarrismi surf, jam improvvisate e musica sinfonica), mentre Spillane e' un omaggio surreale alle atmosfere dei film noir (la title-track e' una fantasia costruita cucendo una dietro l'altra sessanta miniature da colonna sonora che vanno dallo strumentale alla Telstar al cocktail jazz piu' languido con ogni sorta di intermezzi cacofonici e brani conversazione, e Two-lane Highway e' una serie di variazioni blues per Albert Collins). In News For Lulu, in trio con il trombone di George Lewis e la chitarra di Bill Frisell, interpreta classici del post-bop con l'immaginazione della musica creativa, e in Spy Vs Spy rielabora l’estetica di Ornette Coleman attraverso l'enfasi teppista del punk-rock. Naked City, con Frisell, Frith, Horvitz e il batterista Joey Baron, e' un summa delle sue ossessioni (colonne sonore, free-jazz, be bop, country & western). Assolutamente folli, i mille camuffamenti in forma di slapstick come Latin Quarter e Saigon Pickup rimandano a una forma moderna e schizoide del music-hall. Gli sconquassi armonici di Zorn e Frisell in microcacofonie come Snagglepuss sono volutamente gratuiti e infantili. Altre pagine (ciascuna spesso di trenta secondi o meno) sono suonate con ferocia da thrash-punk e alterando la velocita' di registrazione; risultano totalmente anonime, vivendo soltanto di improvvise scariche epilettiche: Zorn sembra godere del caos piu' assoluto. Al tempo stesso le sue incursioni al sassofono contralto, che esasperano la tradizione dei break di yakety-sax del Rhythm & Blues, non hanno eguali negli annali del jazz e del rock per sfrontatezza e smodatezza. Zorn è forse l'ultimo dei grandi sperimentatori dadaisti, erede dei programmi aleatori di Cage e della gestualita' europea. Negli ultimi anni ha rivisitato sia le influenze da lui subite attraverso il jazz, rendendo omaggio ad autori come Sonny Clark, Hank Mobley, Freddy Redd, Kenny Dorham, sia, soprattutto, la sua eredità culturale ebraica, che oggi appare l’asse portante di un corpus compositivo di eccezionale rilevanza: gruppi come Masada e Electric Masada hanno offerto straordinari contributi al rinnovamento della musica ebraica, inserendola di fatto fra gli elementi più significativi della nostra contemporaneità culturale. Non meno apprezzabile è l’attività di Zorn come compositore di affascinanti colonne sonore e come organizzatore di suoni, nonché come squisito e sofisticato autore di incantatorie pagine cameristiche: molteplici aspetti della complessa e poliedrica personalità di una fra le maggiori figure della musica contemporanea tout court.


Abbonamento n. 11 concerti € 125 - in vendita alla cassa del Teatro – 02 7636901 dal 21 giugno al 24 ottobre 2010 posti fissi e numerati

Prevendita dal 25 ottobre 2010 Biglietto € 12 + prevendita Ridotto giovani € 8 + prevendita alla cassa del Teatro – 02 7636901 Numero Verde 800-914350 circuito Ticketone + Call Center 892.101

Biglietti concerto fuori abbonamento 8 nov.2010 Masada Marathon iPod Concert Prevendita dal 21 giugno € 15/20 + prevendita € 12/16 + prevendita Ridotto giovani

per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni - Via Manzoni, 42 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it
www.aperitivoinconcerto.com - www.teatromanzoni.it


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EVENTI IN JAZZ 2010



dal 18 al 23 ottobre 2010 -
Busto Arsizio

Tutto il programma

Città di Busto Arsizio


Tutti i concerti in programma si terranno presso il Teatro Sociale – Piazza Plebiscito, 1

Lunedì 18 ottobre ore 21

The Italian Sax Ensemble featuring Scott Hamilton e Dusko Gojkovic
(Homage to Gianni Basso)


Scott Hamilton sassofono tenore
Dusko Gojkovic tromba, filicorno
Claudio Chiara sassofono contralto
Valerio Signetto sassofono contralto
Fulvio Albano sassofono tenore
Nicola Tonso sassofono tenore
Helga Plankensteiner sassofono baritono
Andrea Tofanelli tromba
Danilo Moccia trombone
Gianluca Tagliazucchi pianoforte
Aldo Zunino contrabbasso
Alfred Kramer batteria

Ore 23 Jazz Galà (Gastronomia Crespi)

Martedì 19 ottobre ore 21

Doctor Lonnie Smith Trio

Dr Lonnie Smith organo Hammond B3
Jonathan Kreisberg chitarra
Jamire Williams batteria

Mercoledì 20 ottobre ore 21.00

Oregon (Primo concerto del tour italiano)

Ralph Towner chitarra
Glen Moore contrabbasso
Paul McCandless oboe e sax soprano
Mark Walker batteria


Venerdì 22 ottobre ore 21

Roberto Gatto - I Jazz Ensemble 2010

Roberto Gatto batteria e direzione musicale
Gaetano Partipilo sax alto
Max Ionata sax tenore
Giovanni Falzone tromba
Roberto Rossi trombone
Alessandro Lanzoni pianoforte
Battista Lena chitarra
Dario Deidda contrabbasso e basso elettrico


Sabato 23 ottobre ore 21

Tullio De Piscopo Swing Machine
featuring Mattia Cigalini
(Tribute to Max Roach)


Tullio De Piscopo batteria
Mattia Cigalini sassofoni
Mario Zara piano
Yuri Goloubev contrabbasso
Matteo "mammolo" Mammoliti percussioni


Ore 23 Jazz Cocktail (Museum Cafè)


CITTA’ DI CASTELLANZA


GRANDE JAZZ all’UNIVERSITA’

Università “C. Cattaneo” LIUC Aula C. Bussolati –
Piazza Soldini, 5 - Castellanza

(ingresso libero)

Venerdì 5 Novembre ore 21

Francesco Bearzatti “Tinissima Quartet” Plays Malcolm X


Francesco Bearzatti sax tenore, clarinetto
Giovanni Falzone tromba, effetti
Danilo Gallo basso
Zeno De Rossi batteria

Ore 23 Jazz Fantasy (Compass Group)


Venerdì 12 Novembre ore 21

Paolino Dalla Porta Quintet – Urban Raga


Achille Succi clarinetto, clarinetto basso, sax contralto
Beppe Caruso trombone
Roberto Cecchetto chitarra elettrica
Paolino Dalla Porta contrabbasso
Stefano Bagnoli batteria


Venerdì 19 Novembre ore 21

“Jazz & Film: suoni e immagini”
Enrico Intra Trio

(con proiezione del film “Ascensore per il patibolo” di Louis Malle)
in collaborazione con il Festival Musica Aperta
Omaggio a G. Pasta

Enrico Intra pianoforte
Lucio Terzano contrabbasso
Tony Arco batteria


Ore 23 Wine Jazz (Pro Loco di Castellanza)


Informazioni Comune di Castellanza
Ufficio Cultura: 0331/526263
www.comune.castellanza.va.it - cultura@comune.castellanza.va.it

Prevendita biglietti
Concerti Città di Busto Arsizio:
Ingresso € 7,00 - Abbonamento € 30,00
Teatro Sociale – Piazza Plebiscito, 1 - Busto Arsizio – tel. 0331/679000
Mercoledì – Venerdì dalle ore 16,00 alle ore 18,00

Informazioni:
Ufficio Cultura: 0331/390359 - www.comune.bustoarsizio.va.it
e-mail :ass.promosport@comune.bustoarsizio.va.it


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GALLARATE JAZZ FESTIVAL 2010
8^ edizione



dal 30 settembre al 3 ottobre 2010 -


Tutto il programma


GIOVEDÌ 30 SETTEMBRE 2010 ore 21.30

Teatro del Popolo

ROBERTO MATTEI OCTET
presenta
A TIME REMEMBERED

Un omaggio al grande Bill Evans nel trentennale della sua scomparsa

Fabrizio Spadea/chitarra; Luca Campioni/violino I; Marco Campioni/violino II; Nicola Curioni/viola; Umberto Pedraglio/violoncello; Roberto Olzer/pianoforte; Roberto Mattei/contrabbasso-arrangiamenti; Nicola Stranieri/batteria

VENERDÌ 1 OTTOBRE 2010 – ore 21.30

Teatro del Popolo

CLAUDIO FASOLI EMERALD QUARTET
Claudio Fasoli - sax tenore e soprano; Mario Zara – pianoforte; Yuri Goloubev – contrabbasso; Marco Zanoli - batteria

SABATO 2 OTTOBRE 2010

Teatro del Popolo

ore 14.00
Seminario didattico
Basso elettrico e nuove tecnologie tra jazz, world music e avanguardia
a cura di
Augusto Gentili

ore 16.00
Seminario didattico
Introduzione al canto moderno
a cura di
Massimo Beretta ed Antonella Montrasio

ore 18.00
Seminario didattico
La clave e la poliritmia nel latin jazz
a cura degli
Iguazù Acoustic Trio
(aperto a tutti gli strumentisti)

ore 21.30
IGUAZU' ACOUSTIC TRIO

presenta

RUBIO
Fabio Gianni – pianoforte; Marco Mistrangelo – contrabbasso; Alex Battini De Barreiro – batteria e percussioni

ore 23.30
Jam Session aperta a tutti gli strumentisti

DOMENICA 3 OTTOBRE 2010 ore 18.00

MUSEO MAGA
Concerto-aperitivo con i
MU

Davide Merlino/vibrafono, marimba, loops, tabla; Dario Trapani/chitarra; Simone Prando/contrabbasso, basso elettrico, loops Riccardo Chiaberta/batteria


Biglietti

ingresso € 6,00 - abbonamento per le tre serate € 15,00

Ingresso a pagamento per i soli concerti serali, tutti gli altri eventi sono ad ingresso libero

info e biglietteria Teatro del Popolo Via Palestro, 5 – Gallarate

Tel: 0331.784140
e-mail: fondazione@comune.gallarate.va.it - info@centroespressionemusicale.com

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Aperitivo in Concerto 2010/2011"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 31 ottobre 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

COMUNICATO STAMPA

PRIMA DATA ITALIANA

CHARLIE HADEN QUARTET WEST


Ernie Watts :sassofono tenore
Alan Broadbent : pianoforte
Charlie Haden : contrabbasso
Rodney Green :batteria




Domenica 31 ottobre 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni, 42, Milano), si inaugura la ventiseiesima edizione di “Aperitivo in Concerto”, con il ritorno a Milano, dopo un'assenza di oltre otto anni, di uno fra i massimi protagonisti della musica improvvisata degli ultimi cinquant'anni, il contrabbassista Charlie Haden, alla guida del suo celebrato Quartet West.
Le atmosfere ora languide e ambigue, ora taglienti e vibranti della Los Angeles celebrata dagli autori noir come Raymond Chandler (fino all'odierno James Ellroy) e da registi come Howard Hawks, vengono liricamente rievocate dalla sofisticata musica che Haden presenta con Quartet West: Laurel Canyon, la Hollyhock House di Frank Lloyd Wright, il Musso and Frank Grill, Bob's Big Boy, Ennis House, Hollywood, Bay City, Los Feliz, Silver Lake, luoghi in cui l'architettura viene creata per porre ordine ad una inquieta solitudine umana e che autori come Chandler avvolgono di una disperata poesia. Un mondo violento e cinico ma al contempo soffuso e ammiccante, simbolo di un'epoca che sembra essere scomparsa ma che, come un fiume carsico, ricompare nell'immaginario collettivo non solo americano.
Haden, magistrale strumentista e musicista dalle peculiari doti espressive, compie un'operazione in cui la commossa ma puntuale indagine sa farsi di magica intensità, assieme ad un gruppo di artisti eccezionali, virtuosi anch'essi ma dalla poetica affascinantemente raffinata. Sul palcoscenico del Teatro Manzoni scorreranno le immagini musicali di un'epoca elegantemente rinchiusa nella snellezza del bianco e nero, ma in cui la vita vibra ancora di colori accesi e traslucidi.

CHARLIE HADEN

Charles Edward Haden (Shenandoah, 6 agosto 1937) è uno dei più importanti contrabbassisti jazz contemporanei, reso famoso anche, e non solo, per la sua lunga collaborazione con il sassofonista Ornette Coleman. Haden è nato nello Iowa ed è cresciuto in una famiglia di musicisti, che spesso si esibivano alla radio suonando musica country e canzoni folk americane. Haden debutta professionalmente come cantante quando ha due anni, e continua a cantare con la sua famiglia finché non contrae, a 14 anni, una forma lieve di poliomielite, che gli danneggia i muscoli della gola e le corde vocali con il risultato che Haden diventa incapace di controllare l'intonazione. Pochi anni prima, egli aveva iniziato a interessarsi al jazz, suonando il contrabbasso del fratello maggiore. Haden si trasferisce a Los Angeles a metà degli anni '50 e inizia a collaborare col pianista Hampton Hawes e il sassofonista Art Pepper. Assurge alla notorietà suonando con Ornette Coleman alla fine degli anni '50, forse raggiungendo l'apice con l'album The Shape of Jazz to Come. Oltre alla sua associazione con Coleman, Haden collabora con artisti quali Roswell Rudd, Archie Shepp, Gato Barbieri ed è anche un membro del trio di Keith Jarrett e dell'American Quartet del pianista dal 1967 al 1976, con Paul Motian e Dewey Redman.
Continua ad imporsi come leader fondando la Liberation Music Orchestra negli anni '70. In gran parte arrangiata da Carla Bley, il repertorio di questo fenomenale organico improvvisativo si concentrava sulla possibilità di coniugare per la prima volta il free jazz con la musica di estrazione dichiaratamente politica, nello specifico il primo album della LMO, ad esempio, si concentrava sulla guerra civile spagnola. Questa esplorazione tematica di generi tipicamente non considerati standard del jazz diviene una caratteristica distintiva dell'approccio di Haden anche con il suo Quartet West. Fondato nel 1987, il gruppo è inizialmente formato da Ernie Watts al sassofono tenore, Alan Broadbent al piano e Billy Higgins (poi sostituito da Larance Marable) alla batteria. Oggi alla batteria è presente l'eccezionalmente bravo Rodney Green.

ERNIE WATTS


Nato a Norfolk, Virginia, il 23 ottobre 1945, il celebre sassofonista Ernie Watts inizia la pratica strumentale all'età di tredici anni, completando i suoi studi al Berklee College of Music. Fattosi apprezzare come solista nelle fila dell'orchestra guidata dal batterista Buddy Rich, si esibisce anche con il leggendario arrangiatore Oliver Nelson e per oltre venti anni fa parte dell'orchestra del Tonight Show, sotto la direzione del trombettista Doc Severinsen. Vincitore di ben due Grammy Award, negli anni Ottanta inizia a collaborare con Charlie Haden e a farsi apprezzare come leader di propri gruppi, dopo una carriera costruita su di una fenomenale molteplicità di collaborazioni, da Carole King a Marvin Gaye, da Frank Zappa a Stanley Clarke, da Billy Cobham a Paul Anka, da Pat Metheny a Cannonball Adderley, che ne hanno fatto uno dei più ricercati artisti degli studi di registrazione californiani ed uno dei più tecnicamente dotati strumentisti sulla scena improvvisativa mondiale.

ALAN BROADBENT/


Il fenomenale e sofisticato pianista e arrangiatore Alan Broadbent, nasce il 23 aprile 1947 ad Auckland, in Nuova Zelanda. Dopo studi musicali iniziati in patria, si trasferisce negli Stati Uniti, dove si diploma al Berklee College of Music. Di eccezionale cultura musicale, soprattutto in campo improvvisativo, e dotato di sofisticate doti d'arrangiatore, si afferma per le sue collaborazioni con artisti quali Woody Herman, Warne Marsh, Chet Baker, Bud Shank, Irene Kral, Sheila Jordan e si impone come arrangiatore e accompagnatore a fianco di cantanti come Natalie Cole e Shirley Horn. Fa parte del Quartet West di Charlie Haden sin dalla fondazione del gruppo, apportandovi il patrimonio della sua squisita vena improvvisativa.

RODNEY GREEN


Nato a Philadelphia, il batterista Rodney Greene è oggi uno fra i più apprezzati strumentisti sulla scena musicale americana. Dopo iniziali collaborazioni ed esordi con il pianista Orrin Evans e il sassofonista Sam Newsome, collabora con il contraltista Bobby Watson, che lo conduce in tournée in Italia. A diciassette anni si trasferisce a New York, dove si esibisce con artisti del rango di Christian McBride, Eric Reed, Greg Osby, Joe Henderson, Benny Green, Tom Harrell, Mulgrew Miller. Due anni dopo collabora con la cantante Diana Krall e si afferma definitivamente grazie a collaborazioni e incisioni con Terence Blanchard, Carmen Lundy, Stephon Harris, Charlie Haden, Wynton Marsalis, Ravi Coltrane, Lizz Wright, Terell Stafford, Ben Wolfe, George Benson, Nicholas Payton, Cyrus Chestnut, Sadao Watanabe, Antonio Hart, Adam Rodgers, Michael Brecker, Kenny Barron, Marc Cary, Abbey Lincoln, Betty Carter, Shirley Scott, Benny Wallace, Makoto Ozone, Wycliffe Gordon, Paula West, Bruce Barth, Peter Cincotti, Andy Bey, New York Voices, Herbie Hancock , Dianne Reeves.


Info : Abbonamento n. 11 concerti € 125 in vendita alla cassa del Teatro – 02 7636901 dal 21 giugno al 24 ottobre 2010 posti fissi e numerati

Prevendita :dal 25 ottobre 2010 - Biglietto € 12 + prevendita
Ridotto giovani € 8 + prevendita - alla cassa del Teatro – 02 7636901 Numero Verde 800-914350
circuito Ticketone + Call Center 892.101

Biglietti concerto fuori abbonamento 8 nov.
Masada Marathon iPod Concert Prevendita dal 21 giugno
€ 15/20 + prevendita - €.12/16 + prevendita Ridotto giovani

per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Gruppo Fininvest
Teatro Manzoni -Via Manzoni, 42 - 20121 MILANO
tel.: 02 763690681/682 - fax: 02 763690646
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it
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'JAZZ A' JUAN 2010'



50° FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ DI ANTIBES JUAN LES PINS(FRANCIA)
DAL 14 AL 25 LUGLIO 2010 - 50^ EDIZIONE





Jazz, reggae, Afrique, Brésil... Les étiquettes en effet swinguent et le public change. Jeune, plus que jamais, à l’affût, curieux, émouvant. Pour lui, et c’est l’essence même de la popularité d’un genre universel qui ne s’est jamais démentie, le jazz, celui qu’offre depuis cinquante ans la pinède Gould, a trouvé dans ses différentes expressions une nouvelle et éternelle jeunesse, se libérant des carcans dans lesquels certains ont voulu enfermer -contresens total- une musique née d’une profonde aspiration à la liberté et à la diversité. Depuis sa naissance, le jazz est nouveau, donc pluraliste. Une prodigieuse aventure dont Antibes Juan-les- Pins reste le témoin privilégié.
Juan aujourd’hui ? Si le festival fête en 2010 ses cinquante ans, bien des jazzmen qui s’y illustrent ne les ont pas encore : Jamie Cullum, Joshua Redman, Diana Krall,Avishaï Cohen, Kyle Eastwood, Manu Katché, Melody Gardot... Cette année encore,avec un « Master of Ceremony » qui n’est autre que le jeune et prestigieux Marcus Miller, « Jazz à Juan » réserve bien des surprises, et des meilleures, n’en doutons pas. L’album de famille n’a pas fini de s’étoffer. Si, pour reprendre le mot de Jean Cocteau, la lumière du jazz fut longue à nous parvenir, elle brille durablement sous les étoiles et les sunlights de la pinède Gould. Depuis 50 ans, pour longtemps encore ! Et la sempiternelle question « Après la fin du jazz, quoi ? » a trouvé sa réponse : «Du jazz quoi !». Avec cette année un parrain d’exception : Marcus Miller

MERCREDI 14 JUILLET
Jim’s Band

Jean-Vincent Lanzillotti, François Chassagnite & Georges De Martino (tp) – Jean-Jacques Illouz (sax) - Frédéric Luzignant (tb) - Jean-Manuel Jimenez (p) – Laurent Sarrien (vb) – Tony Sgro (b), Jean-Marc Maudet (dm) – Frédéric Sicart (dm) Fidèle à l’héritage des musiciens du « Barrio » de New York, the Jim’s Band puise son énergique inspiration dans les courants musicaux précurseurs du « latin jazz » : la musique afro-cubaine et le jazz new-yorkais du milieu du XXe siècle. L’éclectisme et l’originalité des compositions de Jean-Manuel Jimenez, ainsi que l’implication artistique des musiciens qui le constituent, issus pour beaucoup du Conservatoire d’Antibes, lui ont permis de se faire une place privilégiée dans le paysage musical « latino ».... Une formule détonante et très « caliente » pour une pinède qui promet de l’être aussi...

Jazz à Juan sextet
Autour de Pierre Christophe (p), Prix Django Reinhardt 2007 décerné par l’Académie du Jazz,un plateau d’enfer réunissant Mourad Benhammou (d), époustouflant de décontraction et d’à-propos, Raphaël Dever (b) et sa virtuosité somptueusement maîtrisée, Ronald Baker, qui joint les qualités d’un crooner à la flamboyance d’un grand trompettiste, Jerry Edwards, tromboniste américain ayant œuvré deux ans au sein du big band de Woody Herman, et Michel Pastre (Prix Sidney-Bechet en 1999 et Waller en 2003), qui s’impose aujourd’hui comme l’un des grands saxophonistes ténor de jazz français.

Feu d’artifice
NJO Nice Jazz Orchestra

Le NJO Nice Jazz Orchestra est une formation qui a pour vocation de présenter les meilleurs solistes du jazz azuréen et de défendre un répertoire allant de la relecture originale des grands classiques du jazz moderne (Dizzy Gillespie, Duke Ellington, Count Basie, Charlie Mingus, Thad Jones...) à la création de compositeurs actuels (Bob Mintzer, Slide Hampton, Ivan Jullien, Pierre Bertrand...) Sous la direction musicale de Pierre Bertrand, chef d’orchestre et arrangeur de renom (Obispo, Nougaro, Aznavour, Croisille, Victoires du jazz 2007...), un jazz jubilatoire, qui swingue et qui groove, un jazz vivant et enthousiasmant qui, fidèle à ses racines, se projette toujours dans la modernité et dans la création.

JEUDI 15 JUILLET
david sanborn
Ses concerts à Juan: 1974, 1988, 1990 et 1999
Nombreux les saxophonistes qui ont fait rugir de plaisir les nuits juanaises.
Reconnu -voire adulé- comme l’un des meilleurs saxophonistes alto de sa génération, le New-yorkais David Sanborn a transcendé les genres et inspiré toute une génération de musiciens avec un langage musical hybride d’une intensité inégalée, tantôt rock’n’roll, tantôt R&B, pop ou jazz. Il a notamment laissé sa griffe sur les enregistrements des Bowie, Wonder, Springsteen, Clapton, Rolling Stones, ou encore de Gil Evans, au sein de la formation duquel il se produisit à Juan en... 1974.
Parallèlement, il est à la tête d’une discographie impressionnante (dernier opus « Only Everything » 2010), amassant tout au long de sa carrière « Grammy Awards » et autres distinctions. Un succès dû pour beaucoup à sa collaboration avec le compositeur, producteur et bassiste... Marcus Miller, au sein du groupe « Legends », constitué par ailleurs du batteur Steve Gadd et du claviériste Joe Sample. Onze ans après son dernier passage au Festival, en 1999, cette star incontestée du « smooth Jazz » revient sur la scène de ses triomphes développer ce son unique qui a fait sa célébrité, aux côtés du batteur Steve Gadd et de l’organiste Joey DeFrancesco.

george benson
Ses concerts à Juan : 1964 1986, 1988, 1989, 1995 et 1998
Crooner légendaire, guitariste surdoué, improvisateur de génie, figure incontournable des... «dance floors»... La star est protéiforme et son parcours des plus flamboyants. Initié par Wes Montgomery, remarqué par l’organiste Jack McDuff, George Benson enregistre son premier album « The New Boss of Guitar » en 1964, puis entame une carrière solo. Son talent et ses prestations attirent très vite Miles Davis qui l’associe à la réalisation de l’album « Miles in the sky » en 1967. En 1976, avec « The Masquerade », soucieux d’élargir son public, il s’aventure sur le terrain de la funk avec « In Flight » (1977) ou «Give me the Night» (1980).
Produit par Quincy Jones et soutenu par Stevie Wonder, triomphe planétaire, ce single assoit définitivement la réputation de polyvalence et d’éclectisme d’un artiste qui, au fil d’une carrière longue et très riche, a su élégamment jouer entre plusieurs courants musicaux, notamment le jazz, la pop, la soul et même la disco et le funk. Tout en n’oubliant jamais ses héros de toujours : Wes Montgomery bien sûr, et puis aussi un certain…Django Reinhardt, qui eut selon lui l’audace d’intégrer les rythmes noirs dans la musique manouche, le musette et le classique. Classic & Jazzy George est au rendez-vous du jubilée. Sans doute se souviendra-t-il de sa première apparition en 1964 à Juan, en compagnie de Jack McDuff, Joe Dukes et Red Holloway. « Beyond the sea », au bord de « la mer », tout près de la villa de Charles Trénet, c’étaient les grands débuts du «New Boss of Guitar».

FRIDAY 16th JULY
SPOKFREVO ORQUESTRA

Un vrai big band avec ses sections de saxophones, trombones, trompettes, guitare, contrebasse, batterie et percussions, dix-huit jeunes et talentueux musiciens qui ne cessent de renouveler le genre et le rendre encore plus magique,passionnel et envoûtant ! Propulsé par les cuivres,le frevo est le rythme du carnaval de Récife,quand les milliers de participants se fraient à petits pas un chemin dans les rues enfiévrées. Une alliance peu banale entre marche militaire et mazurka lui a donné ce nom issu du verbe bouillir (ferver). Sur scène, SpokFrevo Orquestra magnifie la tradition carnavalesque grâce à des arrangements modernes et des harmonies inventives clairement influencées par le jazz. Grâce au rutilant Mister Spok, fusionneur en chef, nous voilà prévenus : « Le Frevo est une musique unique, différente de toutes les autres, animée et porteuse d’une magie particulière : celle de donner du bonheur. » A Juan !!

Chucho Valdes & the Afro Cuban Messengers
Ses concerts à Juan - 1985, 1987, 1990 (avec Irakere) et 1999
Considéré par beaucoup comme le « pianiste le plus complet du monde », Jésus « Chucho » Valdes, est bien fils de son père,Bebo, figure tutélaire du mambo cubain. Sa grande aventure internationale commence en Pologne, où il rencontre lors d’un festival son idole Dave Brubeck, qui sera le premier à faire écouter aux USA ce jazz inouï venu de Cuba. En 1972, il fonde avec le saxophoniste Paquito D’Rivera « Irakere », une formation dotée de solistes hors pair qui devient d’entrée de jeu le laboratoire où s’élabore le renouveau de la musique cubaine, en y incorporant les rythmes afro-cubains des tambours sacrés bata. Irakere passe à l’électricité, à la fusion et enregistre un titre mythique : « Bacalao con pan » (De la morue et du pain !) : ce cri psychédéliquement orchestré, retentira sur tous les dance floors de la planète. Chucho Valdes, annoncé à la tête d’un brillant sextet, impressionne, que ce soit par son physique imposant, son charisme et « ses mains aussi larges que des battoirs et capables d’une délicatesse de dentellière ».

Mont y Alexander & Har lem Kingston Express
Ses concerts à Juan – 1977, 1980, 1981
Monty Alexander est tout à la fois jazz et... skank ! Le skank, c’est le contre-temps caractérisant les morceaux reggae. Normal : natif de Jamaïque, le pianiste n’a cessé d’arpenter ces deux univers peu enclins à se côtoyer. S’il a joué avec les plus grands du jazz américain (Frank Sinatra, Ray Brown, Dizzy Gillespie, Sonny Rollins ou Quincy Jones), Monty Alexander (l’un des touchers parmi les plus particuliers du jazz) reste fidèle à ce qui lui a valu de figurer au panthéon des grands solistes du genre : « ni un musicien de jazz, ni un rude boy du reggae, ni un joueur de calypso, mais un peu de tout cela à la fois ! » Avec des échappées belles qui lui vaudront d’enregistrer plus de cinquante albums avec Clark Terry, Gillespie, Sonny Rollins ou encore Quincy Jones, et de collaborer avec Clint Eastwood pour la musique du film «Bird»

SAMEDI 17 JUILLET
dee dee bridgewater

Ses concerts à Juan : 1989, 1990, 1991, 1992, 1993, 1998, 2003, 2005
Sa première apparition en 1989, où elle remplaça au pied levé la grande Sarah Vaughan, fut un véritable coup de foudre. Juan aima tout de suite sa si séduisante diva, incarnation universelle de La chanteuse de jazz experte ès scat, si à l’aise sur scène, sensuelle, nuancée et expressive… Reste que Dee Dee Bridgewater, si convaincante fut-elle, ne pouvait se cantonner dans ce rôle un peu ingrat de gardienne du temple. Alors, il y eut les aventures bien sûr, qui virent les puristes faire la moue, lorsqu’elle emprunta un temps les autoroutes de la FM Music pour terminer en apothéose avec Ray Charles et une « Precious Thing » qui la propulsa au sommet des « charts ».
Mais la curiosité de la Dame est immense. Non contente d’avoir engrangé les expériences avec Frank Foster, Buddy Terry, Pharoah Sanders ou Stanley Clarke, elle a multiplié les rencontres de légende avec Roy Haynes, Sonny Rollins, Dexter Gordon, Dizzy Gillespie, Cecil McBee, Billy Harper, donnant la pleine mesure de sa virtuosité en encanaillant le répertoire de Kurt Weill, puis explorant les riches sillons de la chanson française. Un quart de siècle après avoir visité le répertoire de Billie Holliday, la voilà qui replonge dans l’univers de la « Duchess » avec « Celebration of the Lady Day », en hommage à Billie Holiday. Il y a du Broadway dans ces titres sublimés par Dee Dee. D’autant qu’elle garde intacte sur scène sa si belle joie de vivre et reste telle que Juan l’a toujours aimée : éminemment expressive, éclatante d’amour et de passion.

melody gardot
« Une giboulée de classe intemporelle et de glamour mélancolique, qui a su toucher le coeur du grand public tout en continuant à faire battre celui des experts en mélomanie. » Alain De Repentigny (La Presse). On a tout dit de l’étonnant parcours de Melody Gardot, depuis le terrible accident qui l’a laissée à dix-neuf ans entre la vie et la mort, jusqu’à son étonnante résurrection dans laquelle la musique a joué un rôle thérapeutique majeur. Auteur compositeur et interprète, Mélody Gardot, 24 ans, impressionne déjà par sa voix au grain et à la maturité peu commune, sophistiquée et profonde, enveloppante et réactive. En même temps, sa musique aux mélodies chatoyantes fouille l’intime discrètement. S’inspirant avec élégance du swing des crooners historiques avec des textes poétiques composés avec soin, colorés d’accent blues et folk, elle trace un chemin de vie composé de chansons aux sophistications harmoniques subtiles, nimbées de volutes sensuelles intellectuellement imparables. Mais attention : la diva glamour sait aussi jouer avec son public, elle est drôle ! Femme fatale, elle l’est, et la scène est son tapis rouge : « Je suis comme chez moi quand je monte sur scène. J’adore que les gens puissent être dans un lieu clos avec un artiste et partager un moment avec lui. » Assurément, le public de la Pinède va adorer, lui aussi.

DIMANCHE 18 JUILLET
Hommage à Django Reinhardt
Le Manoir de mes rêves

Depuis sa disparition en 1953, personne n’aurait l’idée de dire que Django Reinhardt a... disparu. Plus encore peut-être que du temps où il était vivant, il est omniprésent et reconnu comme l’un des plus importants créateurs que la Vieille Europe ait donné à cette musique. A commencer d’ailleurs par le grand George Benson, prestigieux invité de cette édition.
A l’heure du 50e, « Jazz à Juan » a tenu à fêter le centième anniversaire de sa naissance en réunissant sur la scène mythique de la pinède Gould la fine fleur du jazz manouche. « Manoir de mes rêves », c’est un hommage aux gens du voyage, à la culture et au peuple manouche, proposé par les plus fervents représentants actuels de cette musique, qui a fait vibrer plusieurs générations.
Un foyer nomade, un univers coloré où la vie et la musique s’entremêlent, c’est d’abord ça l’univers manouche. Et quand les musiciens de cette culture rendent hommage au plus admiré de leurs représentants, cela donne un spectacle généreux, authentique et passionné.
Sur scène, Angelo Debarre, Didier Lockwood, Sanseverino, Dorado Schmitt, Ludovic Beier, David Reinhardt, Marius Apostol, Rocky Gresset, Ioan Streba, Samson Schmitt, Richard Manetti, Tchavolo Hassan, Antonio Licusati… nous parlent d’hier et de demain. Ils se retrouvent en toute simplicité et amitié, et nous rappellent le fabuleux héritage laissé par Django, père spirituel du jazz manouche

LUNDI 19 JUILLET
avishaÏ cohen

Le symbole parle de lui-même : contrebassiste de génie, Charles Mingus fut en 1960 l’une des premières pierres (précieuses !) qui présidèrent à la naissance du Festival. Depuis, avec entre autres nombreux les solistes d’exception qui ont inscrit en lettres d’or leur nom au panthéon des stars de « Jazz à Juan ». Une autre exception vient confirmer la règle en la personne d’Avishaï Cohen,l’un des cent bassistes les plus influents du XXe siècle, selon le très autorisé mensuel américain Bass Player. Instrumentiste, compositeur, leader et même chanteur, Avishaï Cohen, découvert aux côtés du pianiste Chick Corea, se permet tout ce qu’un esprit libre peut se permettre, embrassant influences orientales et latines, triturant classique, flamenco, voire pop ! De Stevie Wonder à Gabriel Fauré, il affirme sa différence et s’affiche brillamment avec Brad Mehldau, Roy Hargrove, Herbie Hancock, Bobby McFerrin, Paquito D’Rivera, voire même Alicia Keys. Ce qui s’appelle brouiller les pistes ! Entre hier et aujourd’hui, il est de ceux qui inventent le futur d’un jazz qui reste le terreau de tous les possibles, « un jazz au lyrisme coltranien, (...) virtuose mais sans intentions démonstratives, intense dans l’allant collectif et prenant par sa diversité d’approches, sans perdre en cohérence ». (Le Monde)

paco de lucia
Il était une fois un prince en Asturies, petit prince de quatorze ans engagé comme guitariste par la compagnie de danse José Greco pour une tournée aux Etats-Unis... Depuis, beaucoup d’accords ont glissé sur les portées.
Virtuose et enfant prodige, Paco de Lucia ne se sert pas de la musique, il la sert, et avec supplément d’âme s’il vous plaît. Chef de file du flamenco moderne, il a également servi avec un rare bonheur le jazz en s’associant à Larry Coryell, Chick Corea, John McLaughlin et Al Di Meola, avec lesquels il a formé une série de trios qui restent dans les mémoires et les médiathèques comme autant de rencontres rares entre quelques-uns des plus grands guitaristes de notre époque.
« Tout ce qui peut s’exprimer avec les six cordes d’une guitare peut sortir de ses mains,qui s’animent avec l’émouvante profondeur de la sensibilité ». Depuis toujours, « l’enfant prodige » d’Algésiras, insatiable défricheur, peaufine et enrichit son grand oeuvre, offrant des pistes initiatiques aux jeunes guitaristes en quête de renouveau. « Meilleur Album Latin Jazz 2005 » au « Bilboard Latin Awards », il s’impose comme le «plus universel» des guitaristes ibères, recevant le titre envié de « Principe de Asturias de las Artes », l’une des plus hautes distinctions hispaniques. Mais les honneurs viennent toujours après la gloire et l’évidence du talent: plus qu’un Prince, Paco de Lucía est une légende vivante, que « Jazz à Juan » se réjouit d’accueillir.

mardi 20 juillet
joshua redman double trio

Ses concerts à Juan : 1995, 1996, 1999, 2003, 2004
Fils de son père (Dewey, compagnon de Keith Jarrett dans les années 70 et étoile de la pinède en 1985), sourire de jeune premier d’Hollywood cérébral et sensuel, Joshua Redman n’a pourtant rien d’un fils à papa. Sa rencontre avec la musique fut même pour lui un « grand accident »,dont il ne s’est jamais remis: « Abandonner le jazz me dévasterait », confiait-il à Stéphane Koechlin, lors d’un précédent passage à Juan. Aujourd’hui, le Californien n’avance que pour laisser entendre une voix : la sienne. Que son jazz ait eu la rigueur hard bop ou la nonchalance funky, sa musique est un vrai laboratoire en fusion.
Croches acérées et blanches voluptueuses, timbre chaleureux de ses saxophones (ténor et soprano), mélange de puissance et de grâce... La musique est art qui se joue. Alchimiste, fusionneur en chef de plusieurs générations de disciples férus de standards, be-bop, neobop, blues et swing, Redman sait faire preuve de talent mais aussi d’humilité et même d’humour.
Sculpteur de sons, de mélodies et de rythmes, il ouvre un nouveau chapitre de sa brillante carrière avec un double trio réunissant simultanément Reuben Rogers et Matt Penman à la contrebasse, Greg Hutchinson et Bill Stewart à la batterie.

roy hargrove quintet
Ses concerts à Juan : 1994, 2007, 2008, 2009
Depuis sa première et triomphale apparition sur la scène de la pinède en 1994, Roy Hargrove s’est affirmé comme l’un des musiciens de jazz les plus complets et les plus inventifs, tantôt électron libre du jazz lorsqu’il joue avec le fin du fin (Hancock, Rollins, Hampton...), tantôt figure tutélaire de la scène hip-hop (Common, D’Angelo, Erykah Badu...) Avec son RH Factor, il a imposé sa fougue, sa musique et son style grâce à une maîtrise fabuleuse, un tempérament de feu, feu sacré trempé dans la tradition de son instrument… Sur scène, c’est brut de brut de merveilleux décoffrage, une furia musicale qui se fait manifeste sonore au présent toujours immédiat !
Il faut écouter et voir la folle chevauchée de Roy « groovant » au pays du jazz ! Hargrove aime partager, avec ses pairs comme avec les nouveaux venus et le public, dans des clubs, en studio ou dans ses tournées.
Il y a deux ans à Juan, après avoir assuré la première partie, il avait surgi inopinément pour rejoindre Marcus Miller dans un beau moment d’improvisation. L’année dernière, c’est avec MC Solaar qu’il a fait l’évènement. A l’instar d’Ella et de Ray Charles dans le passé, ou de Keith Jarrett aujourd’hui, Roy Hargrove est devenu l’un des fils prodigues de « Jazz à Juan », tant il incarne avec une fastueuse générosité ce bel esprit de la fête et de « Joie de vivre » qui a présidé à la naissance du festival.

mercredi 21 juillet
keith jarrett, gary peacock & jack dejohnette

Leurs concerts à Juan : Keith Jarrett : 1966, 1974, 1976, 1979.
En trio: 1985, 1986, 1989, 1990, 1991, 1993, 1995, 1996, 2000, 2001, 2002, 2003, 2004, 2005, 2006, 2007, 2008, 2009
«Ecouter les mélodies de Keith Jarrett avec le bruit du ressac de la mer et le couchant à l’horizon, vous fait ressentir une impression de bonheur, de sensualité et de paix.» Patrick Guillemin in Blues magazine . Chacun ne peut que se réjouir de la fidélité à Antibes Juan-les-Pins d’un trio exceptionnel qui remet sans cesse tout en jeu pour dépasser l’acquis, inventer, surprendre, proposer une musique toujours en devenir. On ne découvre plus Keith Jarrett, on le retrouve. Le trio qu’il forme avec Gary Peacock à la contrebasse et Jack DeJohnette à la batterie (une rythmique originelle de Charles Lloyd -1966-68 - puis de Miles Davis - 1970) est devenu une véritable institution. Une musique hors du temps jaillit, que le trio construit avec chaleur, explorant attentivement un riche trésor qui constitue l’essence même du jazz.
La première évidence est la permanence de cette quête de l’essentiel, de cette soif d’épure, une approche mélodique minimaliste. Demeurent intactes l’apparente absence d’effort, la fluidité des longues lignes chantantes. Gary Peacock joue de moins en moins de notes et sa musique, pourtant, s’enrichit ; DeJohnette ne fait pas de solos, mais son jeu est un solo permanent. Quant à Keith Jarrett, c’est un rapport amoureux qu’il entretient avec le piano, nécessaire pour que l’émotion puisse passer du pianiste à l’auditeur, tant il y a de relais physiques entre le clavier frappé ou caressé et le son créé : Keith Jarrett est le piano, et quand la communion se fait, l’émotion s’installe...


jeudi 22 juillet
kyle eastwood

Concert à Juan : 1999
Tout le monde le sait : chez les Eastwood (comme chez les Redman), le jazz est héréditaire. D’ailleurs, c’est avec papa que le tout jeune Kyle va rencontrer Count Basie, Sarah Vaughan, Stan Getz, Miles Davis et consorts. A l’époque, dans la famille, on achète les disques comme on achèterait des actions en bourse. Autant vous dire qui si le jazz ne se transmet pas par les gènes, il se transmet par les esgourdes. A quatorze ans, petit rôle marquant dans « Honkytonk Woman » dans le rôle de Whit, qui choisit pour destin « l’errance, la musique, et peut-être un jour la gloire... » Ce chemin, c’est celui qu’il a emprunté, au son des refrains de son enfance à Monterey...
Et le voilà à Juan. A l’âge où son papa brillait dans les westerns, il est devenu un bassiste remarquable, mais aussi un brillant compositeur (il a notamment co-écrit le superbe thème de « Gran Torino » avec l’ami Jamie Cullum). Depuis son premier passage en 1999 dans la pinède, où il partageait l’affiche avec... Joshua Redman et David Sanborn, Kyle a su se faire un prénom sans rien renier d’Eastwood, pour lequel il a composé entre autres les bandes originales de Mystic River ou de A propos d’Henry. Le tout sans faire son cinéma, tissant, au fil de ses rencontres (Manu Katché, Camille, Till Brönner, Eric Legnini...) et ses albums, une toile musicale tour à tour élégamment funk, acid ou hardbop, mais toujours assurément... jazz. Sans bémol !

diana krall
Ses concerts à Juan : 2000 et 2006
Diana Krall a un corps de rêve, de longs cheveux blonds et des yeux à faire se pâmer tous les saints, elle bat les records de vente de ses albums et collectionne les Grammy Awards, c’est vrai ! Mais qu’il soit tout aussi clair qu’elle n’est ni une pop star, ni une chanteuse de variétés. En fait, elle incarne à la perfection la voix du Jazz moderne. Ses pairs le savent bien, de Jimmie Rowles (accompagnateur de Billie Holiday) à Ray Brown (l’époux d’Ella Fitzgerald), qui ont reconnu en elle, dès ses débuts, une chanteuse au swing convaincant, dont le timbre voilé et la diction parfaite touchent d’emblée. L’émotion discrète que sait distiller cette authentique musicienne, pianiste douée qui connaît ses classiques, de Nat King Cole à Ahmad Jamal, la classe parmi les interprètes les plus convaincantes. Preuve s’il en était besoin qu’un musicien de jazz peut savourer la faveur du grand public sans pour autant sacrifier sa légitimité artistique, et remplir les bacs des disquaires sans pour autant perdre son âme. Ce sont les plus belles salles du monde qui accueillent aujourd’hui celle qui est devenue l’une des grandes dames du jazz, et la pinède Gould se réjouit de la redécouvrir après son triomphe de 2006 dans un répertoire teinté parfois des chaudes couleurs de la bossa-nova.


vendredi 23 juillet
black dub

Du Québécois Daniel Lanois, le grand public connaît surtout, à l’insu de son plein gré souvent, son travail de producteur aux côtés des plus grands. De Bob Dylan à U2, en passant par Peter Gabriel, Nick Cave ou les Neville Brothers, nombreux ceux qui ont sollicité ses services. Mais Daniel Lanois, musicien prisé pour ses qualités à faire sonner les musiques populaires américaines grâce à des arrangements très aériens, ne saurait être cantonné à sa chanson tube : « Jolie Louise ». A preuve son nouveau projet : « Black Dub », une aventure à laquelle le « Grand Master » producteur, chanteur et guitariste a convié un line up particulièrement... Up : Brian Blade (dm), compagnon de Wayne Shorter, Kenny Garrett, Joshua Redman ; Daryl Johnson (b) et Trixie Whitley (voc), fille du guitariste de blues Chris Whitley.

brooklyn funk essentials
Brooklyn Funk Essentials est un collectif de mousquetaires du groove. La grande aventure commence en 1993 par des jams informelles entre amis. Très vite, les musiciens se prennent au jeu et investissent la scène pour des concerts mémorables, dont les fameuses soirées « Giant Steps » à New York. Dès l’année suivante, ils sortent un premier album, qui surfe sur la vague acid-jazz. Leur expérience de la scène des clubs newyorkais a fait de ce collectif une redoutable machine à danser, dont chacune des apparitions live laisse des générations de danseurs épuisés certes, mais heureux !

maceo parker
Ses concerts à Juan : 1997, 2002, 2005
Saxophoniste adulé vingt-cinq ans durant au sein de l’orchestre de James Brown, happé par la nébuleuse P. Funk, du « Parliament » de George Clinton en passant par le « Rubber Band » de Bootsy Collins, Maceo Parker a désormais conquis ses galons de star et réussi la merveilleuse alchimie entre les différents courants de la musique noire américaine. A l’avant-garde du « groove », il mixe toutes les tendances d’un jazz funky remontant aux sources du gospel et du blues, avec pour seul horizon la surchauffe des salles de concert. Une furieuse invitation à s’abandonner à la folie d’une musique incroyablement énergétique.
Les dictionnaires de jazz font remonter le funk au tout début du siècle (dernier) : un mélange de blues et de gospel, les racines même du jazz avec cet aspect authentique, rustique. Maceo, lui, ne s’embarrasse pas de ces circonvolutions : « Quand vous jouez de la musique et que le public participe véritablement, a envie de danser, de frapper dans ses mains, alors là, lance-t-il en riant, c’est ce que j’appelle de la funky music ». Un funk jazz porté par les poumons d’acier d’un artiste d’exception qui revient jouer les « horny horns » pour le public juanais, accro depuis son 1er concert en 1997, à la fameuse « Maceo Touch ».


samedi 24 juillet
manu katché

Indubitablement, Manu Katché est l’un des batteurs les plus singuliers et polyvalents de la scène musicale. Après avoir joué notamment sur des albums de Jean-Jacques Goldman et Michel Jonasz, il accède à la notoriété internationale enenregistrant deux titres pour le So de Peter Gabriel. Partenaire privilégié des plus grandes stars de la pop internationale (de Sting à Joni Mitchell), séduites par son art d’ « exploser » des structures souvent par trop rigides et formatées, Manu Katché produit et présente sur Arte « One Shot Not », de chaleureuses sessions live où il prend le parti d’une programmation différente, plus pointue, faisant la part belle aux musiciens.
Car s’il est médiatique en diable, Manu Katché est avant tout musicien, fasciné par le raffinement et la liberté du jazz. Dès les années 1990, il a pris les chemins de traverse pour mener une autre carrière, aux côtés notamment du grand saxophoniste Jan Garbarek. Il faudra attendre en 2005 son premier disque en leader, «Neighbourhood» et sa première apparition à Juan pour qu’il s’autorise à révéler la véritable nature de sa partition secrète : un univers raffiné et sensuel bien particulier mêlant (selon, les mots du Guardian) «thématique jazzy et grooves magnifiquement mouvants». De bonnes vibrations en somme. «Je fais beaucoup de scène parce qu’on ne peut pas être artiste, musicien, acteur sans parler de scène. C’est la vibration la plus importante qu’on puisse recevoir», confie-t-il. Du Katché tout craché!

marcus miller
& orchestre Philharmonique de monte-carlo
& guests: raul midon & lalah hathaway

Ses concerts à Juan : 1996, 1998, 2001, 2002, 2003, 2005, 2008
Coiffé de son éternel chapeau noir à bords ronds, auréolé de l’admiration que lui portait le grand Miles («Regardez-le, il marche même en mesure !»), Marcus Miller, multi instrumentiste, chanteur, compositeur, arrangeur et producteur, a redonné à la basse solo ses lettres de noblesse sur des lignes de fusion, de jazz rock, de funk, de rock et de blues, le tout avec un «slap» et une rapidité d’exécution qui laissent pantois. Compagnon d’armes de Miles Davis dans le phénoménal album «Tutu», partenaire de Kenny Garrett, d’Herbie Hancock, complice impeccable de Marsalis, Wayne Shorter, « M2 » (les 2 M de Marcus et de Miller) a façonné le destin du jazz moderne entre ses doigts de feu, un jazz funk sur-vitaminé. Prestigieux parrain de l’édition 2010, ce «Superman de la Soul» sait aussi faire preuve d’un éclectisme en tous points surprenant, dont témoigne le nouveau projet qu’il offre à «Jazz à Juan» en invitant, outre Raul Midon et Lalah Hathaway, le superbe Orchestre philharmonique de Monte-Carlo pour fêter le jubilée du festival : « Etre le parrain de l’édition du cinquantenaire est pour moi le plus grand des honneurs. Jeune homme, je rêvais d’être invité sur cette scène. Parce que Miles Davis et les plus grands jazzmen de la planète ont joué dans la Pinède Gould. Alors, cet été, sur cette scène, j’espère que le public appréciera notre travail ».


dimanche 25 juillet
Soirée gospel
LIZ Mccomb

En 1965, le Révérend Père de Fatto et Marion Williams célébraient la première messe oecuménique. De ce jour, l’un des temps forts du festivalier juanais reste cette désormais traditionnelle célébration Gospel réunissant les communautés catholique et protestante. Un rendez-vous plein de ferveur éclaboussé du soleil de Juan-les-Pins au coeur de la cité de la joie de vivre si chère au coeur de Picasso et d’un certain… Sidney Bechet. Il faut dire que «Jazz à Juan» a toujours considéré le « chant de l’âme » comme la source sacrée du jazz. Liz McComb est l’une des rares héritières de ce fabuleux patrimoine culturel et musical qu’est le « negro spiritual », celui du temps de l’esclavage. Avec son ample voix de mezzo souverainement expressive, elle aurait pu choisir une carrière classique. Mais suivant l’exemple de Mahalia Jackson, elle a décidé de consacrer sa vie au Gospel et de le faire sortir de la pénombre des églises. Sa voix unique, son charisme et sa présence scénique font d’elle une diva du chant gospel, mais une diva naturelle et proche de son public, une vestale qui chante le passé et le futur, mais a su aussi imposer ses propres chansons, imprégnées des sonorités de notre temps : soul, funk, rap etc. Créatrice insatiable, son engagement total et sa sincérité profonde confèrent à chacune de ses apparitions une aura particulière, entre grâce angélique et puissance généreuse. Avec finesse, sans sophistication, ses mélodies terriblement efficaces viennent sublimer une dramaturgie authentique. « Offrir un concert, c’est tout simplement rendre à la communauté dans laquelle vous vivez ce qu’elle vous apporte d’une manière ou d’une autre. Un artiste ne peut pas se permettre de se nourrir de ce qui l’entoure sans le restituer. »


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Evento Speciale
BOBBY McFERTRIN dirige la Filarmonica della Scala "


COMUNICATO STAMPA

Lunedi 17 Maggio 2010 ore 21.00

Teatro alla Scala-Milano

Serata a favore della
CROCE ROSSA ITALIANA
Sezione Femminile di Milano
FILARMONICA DELLA SCALA
Direttore BOBBY McFERRIN




NIKOLAIJ RIMSKIJ-KORSAKOV - Capriccio Spagnolo Op. 34
MAURICE RAVEL - Bolero
BOBBY McFERRIN - Solo Improvisations
GABRIEL FAURÉ - Pavane Op. 50
LEONARD BERNSTEIN - da West Side Story "Symphonic Dances"


Lunedì 17 maggio 2010, alle ore 21.00, al Teatro alla Scala di Milano, alla testa della Filarmonica della Scala, si esibirà il celebre cantante e direttore d’orchestra Bobby McFerrin, in una serata a favore della Croce Rossa Italiana. Organizzato dalla Sezione Femminile di Milano, in collaborazione con Publitalia ’80, Allianz, Telecom Italia e UniCredit Group, l’evento riporta a Milano uno dei più acclamati talenti musicali sulla scena internazionale.
Vincitore di dieci Grammy Award, McFerrin è uno degli innovatori ed improvvisatori più noti, direttore d’orchestra, creatore di "Don’t Worry Be Happy", una delle canzoni più conosciute del ventesimo secolo, ed è inoltre grande promotore dell’educazione musicale. Le sue registrazioni hanno venduto più di 20 milioni di copie e le sue collaborazioni con Yo-Yo Ma, Chick Corea, la Filarmonica di Vienna e Herbie Hancock lo hanno reso ambasciatore della musica classica e del jazz. Con un’estensione di quattro ottave e un’incredibile padronanza delle più complesse tecniche vocali, Bobby McFerrin non è un semplice cantante, incarna bensì lo spirito rinascimentale, ovvero quello della ricerca. Questo lo porta ad unire il jazz, il folk e le più svariate influenze musicali - corali, a cappella, classiche - con le sue peculiari caratteristiche. In qualità di direttore d’orchestra, Bobby McFerrin riesce ad infondere la sua innata musicalità in un contesto totalmente diverso. Oltre che con la Filarmonica di Vienna, ha lavorato di frequente con la London Philharmonic, la Chicago Symphony, la Cleveland Orchestra, la New York Philharmonic, la Philadelphia Orchestra e la Saint Paul Chamber Orchestra dove ha ricoperto la posizione di direttore artistico. “Non convenzionale” è sicuramente una descrizione adatta alla carriera di Bobby McFerrin. Chi ha potuto assistere ai suoi spettacoli, da direttore d’orchestra o cantante, sa che ogni volta assisterà a qualcosa di nuovo. Si tratta di un artista che possiede la rara dote di andare oltre i generi e gli stereotipi musicali, alla ricerca di una musicalità che è solo sua. Bobby McFerrin è uno dei più illustri preservatori del patrimonio musicale e al contempo è sempre all’avanguardia con la sua musica meravigliosa, naturale e senza tempo, che trascende tutti i confine e abbraccia ogni cultura. A Milano McFerrin presenta un programma estremamente vario quanto coinvolgente, in grado di offrire la misura delle sue capacità di interprete musicale a tutto tondo. Dallo scintillante Capriccio Spagnolo di Rimskij-Korsakov al popolarissimo Bolero di Ravel, il programma comprende anche la raffinata Pavane di Fauré, per concludersi con le torrenziali Danze Sinfoniche da West Side Story, scritte da un genio del Novecento come Leonard Bernstein, artista supremo che è uno dei modelli spirituali cui più s’ispira McFerrin. Nel corso del concerto, com’era lecito aspettarsi, il direttore McFerrin cederà il posto al McFerrin inarrivabile interprete vocale, improvvisatore dalle fenomenali risorse tecniche ed improvvisative, fenomeno affascinante quanto di trascinante profondità. Uno spettacolo nello spettacolo.


Per prenotazioni e informazioni: Croce Rossa Italiana - Sezione Femminile di Milano - Via Marcello Pucci, 7
Tel. 02 33129218 – 02 33600395 (dalle ore 9 alle 16) - Fax 02 33129281
e-mail: sezionefemminile@crimilano.it

Biglietti:
Platea € 200,00 - Platea Giovani € 50,00
Palchi I e II ordine € 150,00 - Palchi III e IV ordine € 100,00
Gallerie € 50,00 - € 30,00 - € 15,00
Il ricavato della serata verrà devoluto a sostegno dei seguenti progetti rivolti alla Città di Milano: Centro di sostegno per famiglie in difficoltà con bambini di 1 a 3 anni, Centro di socializzazione per anziani soli, cure odontoiatriche gratuite a persone indigenti, vacanze per anziani autosufficienti, laboratorio didattico di taglio, cucito e maglieria per l’inserimento nel mondo del lavoro di donne in difficoltà, distribuzione materiale di prima necessità, distribuzione viveri e beni di prima necessità.

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Aperitivo in Concerto 2009/2010"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 14 Marzo 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

FINALMENTE A MILANO UN GENIO DEL JAZZ

PRIMA ESIBIZIONE A MILANO

Domenica 14 marzo 2010 ore 11.00


STANLEY COWELL TRIO


pianoforte
Stanley Cowell



contrabbasso
Tarus Mateen



batteria
Nasheet Waits






“Aperitivo in Concerto” conclude l’applauditissima stagione 2009-2010 e si accomiata dal suo pubblico - domenica 14 marzo, ore 11, Teatro Manzoni - con un grande concerto, dedicato alla più sofisticata e appassionante musica improvvisata. Dopo lunga attesa, arriva per la sua prima volta a Milano, un artista geniale, dall'ispirazione sopraffina, testimone del periodo più creativo del post-bop: Stanley Cowell.
Figura preminente nel panorama pianistico degli anni ’70, Cowell ha avuto rare apparizioni in Italia, nonostante un’attività, discografica e concertistica, cospicua. Eppure siamo di fronte ad un vero gigante del jazz. Dotato di una profonda preparazione accademica (che vanta anche un periodo di studi al Mozarteum di Salisburgo), questo eccezionale pianista e compositore nasce da una famiglia di musicisti che lo mette ben presto in contatto con il mondo del jazz. Collabora con Yusef Lateef, Roland Kirk, Marion Brown e poi, dopo il suo arrivo a New York, con Miles Davis, Max Roach (1968-70), Bobby Hutcherson, Stan Getz, Thad Jones e Mel Lewis. Quindi comincia il suo lungo sodalizio con il trombettista Charles Tolliver e l’avventura della leggendaria etichetta discografica Strata East, di cui è il vero fondatore e direttore artistico. La sua musica diventa sempre più personale, basata su un peculiare connubio tra eleganza di suono e di forma e un’atmosfera generale più ribollente di umori e spunti diversi, dal bop al free. Si esibisce con Donald Byrd, Clifford Jordan, Sonny Rollins, ma anche Art Pepper (1978-1980) e J.J.Johnson (anni successivi). Da questo momento però tutta la sua arte si concentrerà nel solo e nel trio (incisioni per etichette europee e giapponesi).
Cowell è nato nel 1941 e la sua maturità rappresenta uno dei vertici del pianismo jazzistico moderno. Tecnicamente brillantissimo, è in grado di suonare nello spirito di Art Tatum come in quello del bop più avanzato. Il suo stile procede per fitte densità sonore, alla maniera di McCoy Tyner, svelando un’energia e un impatto rari, e tuttavia sempre tenuti sotto controllo, a tutto vantaggio di un disegno compositivo di estrema raffinatezza.
Accompagnano il pianista due fra i più acclamati protagonisti dell'improvvisazione contemporanea: il contrabbassista Tarus Mateen (strumentista eccellente, ha collaborato, fra gli altri, con artisti quali Outkast, Stephon Harris, Greg Osby, Terence Blanchard, Betty Carter, Art Blakey, Eddie Harris, Marc Cary, George Benson, Branford Marsalis, Kenny Barron) e l'eccezionale batterista Nasheet Waits (che il pubblico di “Aperitivo in Concerto” ricorda al Teatro Manzoni già al fianco di Andrew Hill e di Miroslav Vitous), strumentista fra i più importanti della sua generazione e che vanta collaborazioni con Dave Douglas, Freddie Hersch, Eddie Gomez, Luis Perdomo, Andrew Hill, Jason Moran, Orrin Evans, Ron Carter, Joe Lovano e molti altri ancora.


TARUS MATEEN


Il contrabbassista Tarus Mateen è nato in California ed esordisce professionalmente all’età di dodici anni. Dopo gli studi universitari, collabora con il celebre duo giamaicano Sly & Robbie Si trasferisce nel 1988 a New York, dove entra a far parte del trio della leggendaria cantante Betty Carter. Lavora ed incide poi con Terence Blanchard e collabora abitualmente con Nasheet Waits, con il pianista Jason Moran e con Stanley Cowell. E’ molto attivo anche sulla scena della musica popolare e dello hip hop: fra le sue collaborazioni vanno ricordate quelle con Rhonda Ross, Fugees,Outkast, Toni Braxton, DeLaSoul, Fishbone.


NASHEET WAITS


Nasheet Waits è uno dei batteristi più stimolanti e creativi della sua generazione. In possesso di mezzi tecnici e sfumature timbriche come di rado è dato incontrare, egli ha messo a punto uno stile estremamente originale, caratterizzato dalla mescolanza di flussi poliritmici che sembrano dare vita a delle vere e proprie onde sonore in grado di sottolineare e arricchire la musica dei gruppi cui partecipa. Nato nel 1971 a Manhattan, New York, è stato incoraggiato a suonare la batteria dal padre, il celebre Frederick (Freddie) Waits, grande musicista che nel corso della sua carriera ha collaborato con molte leggende del Jazz, tra cui Ella Fitzgerald, Sonny Rollins, McCoy Tyner, Max Roach. Nasheet Waits si è laureato con lode in Arts in Music presso la Long Island University, e ha inoltre studiato con il percussionista Michael Carvin, al contempo influenzato ovviamente dal padre così come da Max Roach, che lo ha scritturato come membro del suo ensemble di percussioni M’Boom, proprio in sostituzione di Freddie Waits. La prima scrittura di rilievo gli è stata offerta dal sassofonista Antonio Hart, nel cui quintetto ha a lungo militato effettuando tourneé e partecipando all’incisione di tre album. Tra le proprie influenze egli cita Billy Higgins, Art Blakey, Tony Williams, Philly Joe Jones e Billy Hart. Oltre a prendere parte a vari gruppi di Andrew Hill, uno dei quali ha vinto il prestigioso premio danese JAZZPAR nel 2003, Waits è stato un componente del trio di Fred Hersch, nonché del gruppo “Bandwagon” di Jason Moran. Tra le sue altre collaborazioni spiccano quelle con Geri Allen, Mario Bauzá, Hamiett Bluiett, Abraham Burton, Ron Carter, Marc Cary, Steve Coleman, Stanley Cowell, Orrin Evans, Stefon Harris, Andrew Hill, Bill Lee, Jackie McLean, The Mingus Big Band, The New Jersey Symphony Orchestra, Greg Osby, Joshua Redman, Vanessa Rubin, Antoine Roney, Wallace Roney, Jacky Terrasson, Bunky Green e Mark Turner.


Si conclude con il concerto di un celeberrimo jazzista come il pianista Stanley Cowell la venticinquesima edizione di “Aperitivo in Concerto”, La rassegna prodotta e organizzata al Teatro Manzoni di Milano da Mediaset e Publitalia ’80, con la collaborazione di Martini & Rossi e H3G, raggiunto il quarto di secolo, ha confermato ancora una volta il suo successo, incrementando ulteriormente quella partecipazione di pubblico che, assieme ad una programmazione estremamente originale, ne hanno fatto un caso nazionale.
Da anni, ormai, il “tutto esaurito” caratterizza tutte le produzioni di “Aperitivo in Concerto”: la stagione 2009-2010 non ha certo fatto eccezione. Oltre mille persone si sono accalcate, ad ogni concerto, al Teatro Manzoni, applaudendo una programmazione che negli anni s’è fatta sempre più ardita e sofisticata, presentando più prime italiane, europee e persino mondiali e offrendo al pubblico la possibilità di avvicinarsi a quanto di più attuale e creativo si va svolgendo sulle più importanti scene internazionali. Il ritorno a Milano, dopo quasi vent’anni di assenza, di un leggendario musicista come Sonny Rollins ha dato il “la” ad un cartellone in cui spicca sicuramente la prima mondiale di Holding Down, eccezionale lavoro sulle guerre del XXI secolo ideato dal pianista Vijay Iyer e dal poeta Mike Ladd. Non vanno dimenticate le prime europee di A Night In The Old Marketplace, trascinante pièce di teatro musicale yiddish realizzata dal compositore e trombettista Frank London, e del nuovo progetto del grande gruppo di sassofoni World Saxophone Quartet con M’Boom, celebrato complesso di percussioni ideato da un’icona del jazz come lo scomparso batterista Max Roach. Altra prima europea di notevole impatto è stata la collaborazione fra un gruppo di improvvisatori americani di prim’ordine come la ben nota Either/Orchestra e due padri della musica africana come gli etiopi Mulatu Astatke e Mahmoud Ahmed. Il pubblico del Teatro Manzoni ha poi decretato il trionfo di un’anteprima assoluta come la nuova edizione del gruppo Bindu guidato dal batterista Hamid Drake e dedicato ai rapporti storici fra reggae e jazz, così come allo scatenato gruppo di ottoni di Chicago, per la prima volta a Milano, Hypnotic Brass Ensemble. Miroslav Vitous, a capo di un complesso che includeva artisti di fama mondiale come il clarinettista Michel Portal e il trombettista Franco Ambrosetti, ha deliziato la straripante platea con la “sua” versione di un gruppo storico quale Weather Report, di cui è stato uno dei fondatori, mentre il gruppo Stolas, un “all star” composto da Dave Douglas, Uri Caine, Greg Cohen e Joey Baron, con l’aggiunta del formidabile tenorista Chris Potter, ha reso omaggio a uno fra i più grandi autori della nostra personalità, il compositore e sassofonista John Zorn, con cui da anni “Aperitivo in Concerto” ha allacciato un rapporto esclusivo e privilegiato. La rassegna si accomiata perciò dal suo pubblico per dare un nuovo appuntamento per la stagione 2010-2011, anch’essa, come sempre, caratterizzata da uno sguardo indagatore sui nostri tempi e sull’arte musicale più creativa e coinvolgente dei nostri tempi.


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Viviana Allocchio
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Nicoletta Tassan Solet
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Aperitivo in Concerto 2009/2010"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 14 febbraio 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

PRIMA DATA EUROPEA - UNICA DATA ITALIANA

TRIBUTO A MAX ROACH
L’INCONTRO DI 2 GRUPPI LEGGENDARI CHE HANNO FATTO LA STORIA DEL JAZZ


WORLD SAXOPHONE QUARTET




meets

M'BOOM


World Saxophone Quartet



sassofoni

David Murray
James Carter
Oliver Lake
Hamiet Bluiett



M'Boom

batteria e percussioni

Eli Fountain
Steve Berrios
Warren Smith
Ray Mantilla
Joe Chambers





Nel lontano 1981, nella cattedrale di St. John The Divine a New York, davanti ad un pubblico di 3.000 persone, si esibivano per la prima volta assieme Max Roach con M’Boom, il gruppo da lui creato nel 1970, e World Saxophone Quartet. Max Roach definì l’evento una ‘Grand Collaboration’.
Quasi tre decenni dopo, e per la prima volta dal 1981, la ‘Grand Collaboration’ si ripete, i due leggendari gruppi si esibiscono di nuovo assieme: dal 19 al 23 gennaio 2010 al Birdland di New York, come tributo al grande Roach morto nel 2007. In prima europea e unica data italiana (a seguire solo altre 2 tappe europee, Festival Sons d’Hiver a Parigi e NDR Studio ad Amburgo) “Aperitivo in Concerto”, domenica 14 febbraio 2010, alle ore 11, presso il Teatro Manzoni di Milano presenta questo straordinario concerto, unione fra due dei più grandi gruppi nella storia del jazz dei nostri tempi. World Saxophone Quartet, uno fra i più applauditi complessi musicali sulla scena jazzistica, ha avuto più volte occasione di esibirsi con una leggenda del jazz come il batterista e compositore Max Roach, fondatore del celebre gruppo M’Boom Re:Percussion, che includeva alcuni fra i più apprezzati e virtuosistici batteristi e percussionisti sulla scena improvvisativa newyorkese. Per rendere un omaggio alla figura di Roach, il World Saxophone Quartet si presenta proprio assieme al celebre gruppo di percussioni (in cui ancora militano, fra gli altri, tre fondatori storici, i batteristi e percussionisti Ray Mantilla, Warren Smith e Joe Chambers), in un’esibizione di eccezionale impatto fonico, di inarrestabile teatralità e di particolare significato. Da notare, inoltre, la presenza, nel World Saxophone Quartet, di un artista di grandissima levatura quale James Carter, applaudito interprete sulla scena musicale internazionale, ulteriore motivo di interesse per un evento certamente straordinario e coinvolgente, un rito ancestrale di ritmi e collettività.


WORLD SAXOPHONE QUARTET


Il World Saxophone Quartet è un gruppo storico fondato nel 1977 da alcuni fra i più significativi e geniali sassofonisti sulla scena africana-americana, le cui perfomance sono costituite maggiormente da elementi di free funk e Jazz africano. I primi membri della formazione sono Julius Hemphill (sassofono contralto e soprano, flauto , Oliver Lake (sassofono contralto e soprano), Hamiet Bluiett (sassofono baritono, clarinetto alto) e David Murray (sassofono tenore, clarinetto basso).
I primi tre avevano già avuto modo di lavorare insieme nel Black Artists' Group a St. Louis nel Missouri. Nel 1989 Hemphill lascia il gruppo a causa di una grave malattia che doveva portarlo a fine prematura, e da allora molti sassofonisti si sono succeduti nella formazione. Il primo di questi è stato Arthur Blythe, seguito da Eric Person, James Spaulding, John Purcell e Bruce Williams.
Attualmente il posto che fu di Hemphill è affidato al grande sassofonista James Carter.
Il gruppo ha principalmente registrato e si è esibito come quartetto di sassofoni, solitamente formato da due contralti, un tenore e un baritono ricalcando così la formazione classica europea del quartetto d'archi, Ma sono stati anche affiancati da batteristi, bassisti, e altri musicisti negli ultimi anni.

M'BOOM


Il gruppo fa uso di piatti, timpani, timbales, marimbe, vibrafoni, xilofoni, gong, campane, congas, bongos, steel drums, glockenspiel e altri strumenti ancora, con un effetto fonico e spettacolare irripetibile.


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Aperitivo in Concerto 2009/2010"

COMUNICATO STAMPA

PRIMA ASSOLUTA

un pianista pluripremiato
e un sofisticato rapper


VIJAY IYER & MIKE LADD ENSEMBLE

'HOLDING IT DOWN'


pianoforte,composizione,laptop z
Vijay Iyer

voce, versi, campionamenti, sintetizzatore analogico
Mike Ladd

voce, live electronic processing
Pamela Z

voce, electronics
Guillermo Brown

chitarra
Liberty Ellman

violoncello
Okkyung Lee

percussioni
Kassa Overall

“Aperitivo in Concerto”, domenica 7 febbraio 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), presenta la prima esecuzione assoluta di Holding It Down, appassionante lavoro scritto da due pluripremiati ed acclamati musicisti come Vijay Iyer e Mike Ladd, alla testa di un complesso formato da alcuni fra i più importanti solisti sulla scena musicale contemporanea, fra i quali spicca la presenza della compositrice e interprete vocale Pamela Z.
Philip K. Dick scrisse il noto romanzo Do Androids Dream Of Electric Sheep?, Iyer e Ladd (che hanno già collaborato insieme alla realizzazioni di lavori come In What Language? del 2003 e Still Life with Commentator del 2006) si sono invece chiesti di che materia sono fatti i sogni dei reduci, nel caso specifico dei giovani reduci africani-americani della guerra in Iraq e in Afghanistan. Dopo avere raccolto centinaia di interviste con militari di ritorno in patria, ne hanno ricavato una fitta trama di immagini, versi, ricordi, echi che ha fatto da canovaccio a Holding It Down.
I due autori, oggi fra i più sofisticati e celebrati autori nel panorama musicale internazionale, si sono chiesti cosa potesse significare, per dei giovani soldati africani-americani passare dalla complessità della società statunitense al mondo della guerra , per poi fare ritorno in patria in un clima di indifferenza, aggravato da un'ottusa burocrazia e da una crisi economica che ha colpito soprattutto le classi medio-basse. Come vivono e sopravvivono questi giovani veterani e, soprattutto, cosa sognano? Come affrontano le loro vite irrimediabilmente trasformate dall'esperienza della guerra? Come affrontano il passaggio dall'indescrivibile alla presunta normalità? E come si vedono oggi in patria, con il primo presidente africano-americano della storia? Qual è il loro ruolo in un'America dove gli equilibri etnici si vanno alterando? Con l'uso poetico della compressa e universale logica del sogno allo scopo di riaffermare la loro essenziale umanità, Holding It Down rende un sentito omaggio a questi giovani uomini e donne che ritornano al loro Nuovo Mondo.


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Dal 27 ottobre 2009 alla cassa del Teatro Tel. 02.7636901 -
Numero verde 800-914350 Circuito Ticketone + Call Center 892.101

Posti fissi e numerati
Info: Teatro Manzoni via Manzoni, 42 - Milano
Tel. 02.7636901



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ChiassoJazz 2010



Spazio Officina Chiasso 4, 5, 6 febbraio dalle ore 20.30 Teatro Sociale Como

Sala Bianca 30 gennaio ore 21.00

Fuego!


Il Chiasso Jazz Festival è un evento ideato, organizzato e promosso da Ufficio cultura del Comune di Chiasso con la partecipazione della RSI Rete Due in collaborazione con Jazz&Co Eventi e il Teatro Sociale di Como.

Il progetto musicale


Dopo le edizioni degli scorsi anni dedicate al jazz del nord, al jazz ‘freddo’ e ‘free’, espressione della ricerca ‘black’ tra gli anni sessanta e settanta, e alle alchimie tra musica e scienza dei ‘Buchi neri’ dell’ultima edizione, il 13.mo Chiasso Jazz Festival è orientato verso un jazz più ‘caldo’, latineggiante. Lo sguardo del comitato organizzatore è virato verso quelle forme e contaminazioni musicali provenienti dall'America latina, dall’Africa e da paesi come l'Argentina, il Brasile, Cuba, ovvero verso quelle regioni e popolazioni che hanno offerto un importantissimo contributo alla storia del jazz e alle sue evoluzioni contemporanee. Titolo e traccia tematica della tredicesima edizione, Fuego!, annuncia dunque il jazz più ‘caliente’, emozionante e passionale, interpretato, come forse direbbe Nietzsche, ‘con il cuore e il sangue’.
Le quattro serate di intenso jazz annoverano una decina di concerti, un flusso di musica che trasforma ogni nota in un’espressione di vibrante canto dell’anima, un ‘fuoco’ purificatore e rigeneratore che scaturisce dall’irriducibile crogiuolo di culture e sensibilità, di vita vissuta e di esperienze che si fondono nell’istante della performance. Nel programma della tredicesima edizione spicca la partecipazione del leggendario Gato Barbieri, l’irruente sassofonista divenuto celeberrimo in ogni parte del mondo per la colonna sonora del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci, che gli valse un Grammy Award. Nelle tre serate del Festival, accanto a lui figurano altre vette della scena musicale contemporanea, come i percussionisti Hamid Drake, Manu Katché e Tony Allen con le loro rispettive formazioni.
Una significativa presenza del jazz rossocrociato, com’è consuetudine del nostro Festival, è marcata dall’orchestra Imperial Tiger e dagli Scope. Mentre gli italiani pluripremiati Quintorigo offriranno un appassionato omaggio a Charles Mingus, forti della voce di Maria Pia De Vito, l’unica musicista ad aver ottenuto per due anni consecutivi il prestigioso riconoscimento Top Jazz della rivista Musica Jazz.Conclude la lunga kermesse musicale la più impetuosa voce soul del momento, l’inglese Alice Russell. Non mancherà, ancora una volta, l’importante prologo al Teatro Sociale di Como dove potremo ascoltare il duo Luciano Biondini & Javier Girotto, una simbiosi musicale densa di calore latino e di poesia.

L’allestimento

In occasione del Festival sarà allestita una ‘tensostruttura’ esterna collegata allo Spazio Officina, che conterrà la sala ristorante e bar. Gli spazi interni saranno curati nella scenografia e nell’arredamento da un gruppo di giovani studenti dell’Accademia di architettura di Mendrisio, in collaborazione con l’artista visivo Curt Walter. Come è ormai tradizione, particolarmente raffinato sarà il connubio tra jazz e cucina, tra musica ed enologia; in un clima avvolgente, da jazz club, saranno serviti fino a tarda ora piatti curati, menu accattivanti a tema e prelibatezze eno-gastronomiche che si accompagneranno piacevolmente alla ricca offerta musicale.

Comitato Festival jazz 2010

(La Presentazione di ChiassoJazz 2010 è quella pubblicata dal Comune di Chiasso sul sito http://www.chiassocultura.ch/index)


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Aperitivo in Concerto 2009/2010"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 31 gennaio 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

PRIMA ASSOLUTA

DAL REGGAE AL JAZZ
CON L’ECCEZIONALE GRUPPO DI
UNO FRA I PIÙ GRANDI BATTERISTI DI OGGI


HAMID DRAKE & BINDU

batteria e percussioni
Hamid Drake


voce
Napoleon Maddox


trombone
Jeb Bishop
Jeff Albert


chitarra elettrica
Jeff Parker


contrabbasso
Josh Abrams


Reggaeology Aperitivo in Concerto, domenica 24 gennaio 2010, alle ore 11.00, presso il Teatro Manzoni (via Manzoni 42, Milano) ospita, in una esibizione che si prospetta spettacolare, uno fra i più grandi batteristi sulla scena internazionale, Hamid Drake, che conduce da tempo –attraverso il gruppo Bindu- una sua personale ricerca sulle molteplici radici del jazz e della tradizione musicale africana-americana. Come ha scritto Stefano Merighi per AllAboutJazz: “La sua impresa di leader-compositore in Bindu lo illumina anche come regista sonoro di primo piano, in grado di influenzare benignamente le prove dei suoi musicisti, sempre fervidi di idee. Al Teatro Manzoni Drake presenta in prima assoluta un’innovativa versione di Bindu, arricchita dalla presenza del chitarrista Jeff Parker (fra i leader del noto gruppo di avant-rock Tortoise) e con la strepitosa collaborazione del ben noto rapper Napoleon Maddox, specialista di human beatboxing e già conosciuto dal pubblico di "Aperitivo in Concerto" per la sua esaltante partecipazione al concerto di Archie Shepp e Oliver Lake, testimoniato dalla recente incisione Phat Jam In Milano per la Archieball Records. Drake, infatti, esplorerà, in un concerto, che già si annuncia di coinvolgente e trascinante spettacolarità, le connessioni fra reggae, tradizione giamaicana, musica africana-americana e jazz.


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Aperitivo in Concerto 2009/2010"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 24 gennaio 2010 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

PRIMA UNICA DATA ITALIANA


DALL’ETIOPIA AL JAZZ: UN’ECCEZIONALE BIG BAND INCONTRA I GRANDI PROTAGONISTI DELL’ETHIO-JAZZ


THE EITHER/ORCHESTRA


feat.: MULATU ASTATKE


& MAHMOUD AHMED



voce Mahmoud Ahmed
vibrafono e percussioni Mulatu Astatke
direzione, sassofoni soprano e tenore Russ Gershon
tromba Tom Halter - Dan Rosenthal
trombone Joel Yennior
sassofono contralto Hailey Niswanger
sassofono baritono Charles Kohlhase
pianoforte e tastiere Rafael Alcala
contrabbasso Rick McLaughlin batteria Pablo Bencid
congas e percussioni Vicente Lebron


Come primo evento del nuovo anno, “Aperitivo in Concerto” presenta, domenica 24 gennaio 2010, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano (via Manzoni, 42), in unica data per l’Italia, due nomi eccezionali: Either/Orchestra, una delle big band più acclamate sulla scena internazionale, e il celeberrimo vibrafonista Mulatu Astatke, considerato il padre dell’Ethio-jazz.
Fondata nel 1985 dal sassofonista Russ Gershon, la Either/Orchestra da tempo realizza progetti in cui le forme contemporanee si sposano ai molteplici linguaggi della tradizione africana-americana. L’orchestra, che vanta solisti d'eccezione come lo stesso Gershon e il baritonista Charlie Kohlhase, ha allacciato un rapporto particolare e originalissimo con alcuni grandi artisti etiopi, testimoniato anche discograficamente dalla nota serie Ethiopiques, dedicata al fiorire rigoglioso del jazz e di un nuovo tipo di linguaggio musicale popolare, basato sulla commistione fra tradizione etiope e canzone pop americana, sviluppatosi in Etiopia a partire dagli anni Sessanta con risultati di straordinaria rilevanza, rimasti a lungo sconosciuti in Occidente.
Nel 2004, prima orchestra americana a presentarsi in Etiopia dopo l’esibizione della Duke Ellington Orchestra nel 1973, la Either/Orchestra ha partecipato all’Ethiopian Music Festival di Addis Abeba, collaborando con alcuni celebri artisti locali, fra cui Mulatu Astatke (alcuni ricorderanno la sua straordinaria partecipazione alla colonna sonora del film Broken Flowers di Jim Jarmusch), vibrafonista e tastierista di vaglia, collaboratore di Duke Ellington, fondatore del cosiddetto Ethio-jazz, in cui si fondono retaggi etiopi con influenze latinoamericane e improvvisazione jazzistica.
Per la prima volta in Italia in un tale contesto improvvisativo, Mulatu Astatke, con la collaborazione dell’altrettanto celebre cantante Mahmoud Ahmed, presenterà assieme a Either/Orchestra una rilettura affascinante e coinvolgente di un grande momento storico della musica africana e dei suoi rapporti con il jazz. Un viaggio alla riscoperta di affascinanti radici che riguardano tutti noi.


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Teatro Condominio 'Vittorio Gassman' - Gallarate -
26 gennaio 2010 ore 21

Stefano Benni e Paolo Fresu

'Leggende di mare e di città'



Uno scrittore dal linguaggio innovativo e originale, dalla comicità stralunata e irresistibile che trasfonde in mondi immaginari e straordinari, e un musicista jazz che ha tra i suoi tratti distintivi la ricerca delle intersezioni tra il linguaggio musicale e le altre espressioni artistiche e letterarie: Stefano Benni e Paolo Fresu sono di nuovo insieme per narrare ”leggende di mare e di città”, storie da raccontare sulle onde di una musica meticcia che mescola jazz, sonorità metropolitane e suggestioni etniche. Parole e note da assaporare attraverso la voce di un narratore di eccezione come Benni e la tromba incantatrice di Fresu.

info:
Fondazione Culturale 1860 Gallarate


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Omaggio al Maestro Bruno de Filippi (1932-2010)




La notte del 16 gennaio il Maestro Bruno de Filippi ha abbandonato la vita terrena per andare a continuare a comporre e suonare la Sua Musica vicino alla Sua Luna....negli immensi spazi del Paradiso.
Ogni parola è superflua. Solo alcuni ricordi dei suoi dischi e delle sue innumerevoli collaborazioni possono far intuire il vuoto che il Maestro lascia nella Musica italiana. Una pagina di vita si è chiusa ed una pagina di storia della Musica si è aperta. Ce lo permetta : Ciao Maestro !!






Biografia tratta dal sito del M. Bruno de Filippi (www.brunodefilippi.it)

Sensibile ad ogni stile musicale, qualitativamente elevato, negli anni ’60 e ’70, Bruno De Filippi collabora come chitarrista alle realizzazioni discografiche dei più famosi cantanti italiani: Mina, Caterina Valente, Johnny Dorelli, Ornella Vanoni. Nella sua quarantennale carriera, ha collaborato con i più importanti jazzisti del panorama internazionale (Louis Armstrong, Bud Shank, Gerry Mulligan, Astor Piazzolla, Les Paul, etc.), e italiani (Tullio De Piscopo, Enrico Intra, Franco Cerri, Guido Manusardi, Renato Sellani, Lorenzo Petrocca, etc.). Negli anni ’70 inizia ad intendificare la sua attività come armonicista, intervenendo con assoli al fianco di Mina, Pino Daniele, Toquiño, Rossana Casale, Caterina Valente, Gino Paoli. Dall’86 registra sotto il proprio nome gli album “Harmonica”, “Sweet Jazz From Italy”, “Portrait in Black and White” e “Different Moods” che ha la particolarità di contenere la jazz-suite “Metamorfosi” (masterizzato e ripubblicato dalla M.A.P. nel 2000), da lui composta per armonica e quartetto d’archi. Il CD “Bruno De Filippi in New York with Friedman Trio” evidenzia il talento che Bruno ha sviluppato con l’armonica cromatica. Il sodalizio sviluppatosi con il pianista americano Don Friedman dà vita nel 1994 all’album “You and the night and the music” e a numerosi concerti in Europa e negli Usa. Importanti palcoscenici, hanno visto la sua armonica: “Town Hall”, “Birdland”, e il prestigioso “Blue Note” di New York, considerato uno dei più grandi jazz club del mondo; inoltre “The Green Mill” di Chicago, “Pier House” di Key West (Florida) e numerosi Jazz club in Germania e Indonesia. Ultimamente ha tenuto dei concerti in Russia alla “Philarmonic Hall” di S. Pietroburgo e alla “Convention Hall” di Honk Hong. Tra i jazz Festival da sottolineare le partecipazioni al “Jazz at the Tropic” di Miami, al “Django Reinhardt Festival” di Fontainbleu (Francia), al “Jakarta Jazz Festival” (Indonesia), al “Zagreb Jazz Festival”. Il Cd “Lili Marlen”, realizzato a New York, per l’etichetta “Giants of Jazz” ha ottenuto grandi riconoscimenti della stampa specializzata. Il CD “You my love”, dedicato alla moglie Mimì, è stato registrato nel ’97 con Don Friedman, Bill Hart e Jeff Fuller. E ancora il Cd “I Love Paris”, che contiene famose canzoni francesi arrangiate in jazz, a cui hanno partecipato, Pierre Michelot al basso, George Arvanitas al piano e Philippe Combelle, alla batteria. “Senti che lune” è l’ultimo CD, registrato con la partecipazione di Gianni Coscia alla fisarmonica, contenente 13 famose canzoni dedicate alla luna come “Moonlight Serenade” e “Guarda che Luna”.



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GIOVANNI FALZONE



'Le Mosche Elettriche' (tribute to Jimi Hendrix)


15,16 gennaio 2009 ore 21 - e 17 gennaio ore 16
Teatro Binario 7 - via Turati 7 - Monza -



Aperitivo in Concerto 2009/2010"

COMUNICATO STAMPA

Domenica 29 novembre 2009 ore 11.00

Teatro Manzoni - via Manzoni, 42 - Milano -

PRIMA EUROPEA

dai successi di Broadway una pièce musicale con un cast eccezionale
A NIGHT IN THE OLD MARKETPLACE
di e con FRANK LONDON



Special Guest

VINICIO CAPOSSELA


adattamento teatrale e testi di
Glen Berger


regia
Alexandra Aaron
voce recitante
Vinicio Capossela

voci
Manu Narayan
Charlotte Cohn
Lorin Sklamberg
Steven Hrycelak
Melinda Blake

tromba, tastiere
Frank London

fisarmonica
Carmen Staaf

chitarra, banjo, mandolino
Brandon Seabrook

tuba, contrabbasso
Ron Caswell

batteria
Aaron Alexander


Con un cast eccezionale, da Vinicio Capossela alla star di Broadway Charlotte Cohn, domenica 29 novembre, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano “Aperitivo in Concerto” porterà in scena un'affascinante pièce di teatro musicale, già andata in scena con grande successo a Broadway, ideata come celebrazione della cultura ebraica, di quell'yiddishkeit che ha contribuito a fare grande la tradizione mitteleuropea e che è stata cancellata dalla Shoa. Il ben noto trombettista e compositore americano Frank London, infatti, porta sul palcoscenico del Teatro Manzoni A Night in The Old Marketplace, straordinario musical applauditissimo negli Stati Uniti, dove è stato recentemente presentato. Incantevole e trascinante lavoro di teatro musicale, A Night in The Old Marketplace mette in scena un racconto fantastico (Bay nakht oyfn altn mark) dello scrittore Isaac Leib Peretz (1852-1915), una fra le massime figure della letteratura yiddish, avvalendosi di un commento musicale di grande espressività ed efficacia, fra Kurt Weill e Tom Waits, che si avvale di un amalgama di tradizionali musiche ebraiche come il klezmer rilette con un orecchio rivolto alla contemporaneità, ma anche dell'apporto di eccellenti strumentisti e di alcuni fra i più importanti interpreti vocali sulle scene del teatro musicale americano, come Manu Narayan (protagonista di Bombay Dreams) e Charlotte Cohn (la Musetta de La Bohème a Broadway del celebre regista Baz Luhrmann) Nonché di un narratore d'eccezione, Vinicio Capossela, di uno fra i più acclamati librettisti dei nostri giorni, Glen Berger, e di una fra le più affermate registe teatrali americane, Alexandra Aron.


Il risultato è uno spettacolo coinvolgente e di fortissimo impatto che, attraverso la rievocazione della vita delle popolazioni ebree nell'ottocentesco Est europeo, ci offre il colorito e drammatico spaccato di una profonda e sofisticata cultura il cui amore e rispetto per la vita ha saputo resistere alle sofferenze della persecuzione, donando alla nostra civiltà una indimenticabile lezione di tolleranza e civiltà.




per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Teatro Manzoni
Via Marina, 1 - 20121 MILANO
tel.: 02781253 - 02781254
fax: 0276281604
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it

Nicoletta Tassan Solet
Studiomusica PRESS|PR
Via Farini 53 - 41121 Modena
Tel. 059 24 54 86 – 348 64 18 066
Fax 059 235875
e-email: nicoletta.tassan@studiomusica.net
skype: nicoletta.tassan


INGRESSI:

biglietto intero €12/15 + prevendita
ridotto giovani €8/11 + prevendita



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Botticino Jazz II "Cross Current" -



Centro Lucia - 30-31 Ottobre 2009


La presentazione

I lusinghieri risultati ottenuti nella prima edizione di Botticino Jazz (dal 27 al 29 ottobre 2008) sono riassunti nel tutto esaurito che si è registrato in ognuna delle tre serate di un festival al debutto. Il quartetto del pianista e compositore Corrado Guarino, il quartetto di Amiri Baraka, il trio Burrell, Conquest e Barnes, il quartetto di improvvisazione Parker, Drake, Mateen e Wilkes, il duo Puglisi, Drake e in particolar modo l’ensemble di William Parker “The inside songs of Curtis Mayfield”,hanno riscosso da un pubblico composto prevalentemente da neofiti un successo ben oltre le aspettative.
Il festival si terrà venerdì 30 e sabato 31 ottobre e da quest’anno viene chiamato Crosscurrent per sottolineare la direzione controcorrente della manifestazione e le benefiche tendenze conflittuali generatesi nella musica jazz dopo la rivoluzione del free. Anthony Davis è indiscutibilmente un nome di punta dell’avanguardia jazz degli anni Ottanta, da radicale esponente del free ha via via inserito elementi compositivi dalla musica ripetitiva, gamelan indonesiani e musica colta europea, senza mai allontanarsi definitivamente dal materiale jazzistico.
Defilatosi progressivamente dall’attività concertistica, negli ultimi 20 anni si è dedicato prevalentemente all’insegnamento (presso la prestigiosa University of California) e alla scrittura di opere di grande interesse come la celeberrima “X, The Life and Times of Malcolm X primo esempio di opera jazz di contenuto politico contemporaneo che gli valse una nomination ai Grammy Awards per la migliore opera di musica contemporanea. L’esibizione a Botticino in solo con la nuova composizione “Letters from Lincoln”, basata sulla corrispondenza di Abraham Lincoln dal 1840 al 1863 e l’anteprima mondiale del nuovo quintetto Episteme, segna il ritorno in grande stile del pianista del New Jersey con una formazione capace di eccitare la fantasia in uno degli eventi più importanti della stagione. Il concerto sarà diffuso in diretta da RAI Radio 3. Doppia fatica anche per il chitarrista James Emery che si esibirà in solo e con il suo quartetto con il quale incise Standing on a whale fishing for minnows nel 1997. Virtuoso del suo strumento tale da essere definito il “Segovia del jazz”, si trova a proprio agio sia nell’improvvisazione che nella composizione. La caratteristica che fa di Emery un’eccezione nel jazz d’avanguardia è l’utilizzo della chitarra acustica, interpretando lo strumento con originalità e totale comprensione del linguaggio creativo. Le sue capacità di compositore sono altrettanto ragguardevoli: in esse si fondono con equilibrio il suo virtuosismo di strumentista e la modernità della scrittura sia colta che jazzistica, creando una sintesi sorprendentemente gradevole capace di attrarre un ampio pubblico. Il quartetto si presenterà a Botticino per la prima volta in Europa.
Il trio di Mary Halvorson, Jessica Pavone e Taylor Ho Bynum è un progetto originale della rassegna e pertanto si esibirà per la prima volta a Botticino in un concerto di musica totalmente improvvisata.
I tre giovanissimi musicisti sono la crema della nuova scena creativa newyorchese e si stanno imponendo prepotentemente come stelle nascenti del firmamento jazzistico internazionale. Accomunati dai preziosi insegnamenti di Anthony Braxton ed esposti al grande pubblico internazionale per aver iniziato la carriera in formazioni del maestro, si sono prontamente rivelati la forza trainante della nuova interessante scena avant-jazz di Brooklyn. Il trio di chitarra elettrica, viola e cornetta non mancherà di affascinare il pubblico e non solo grazie all’estremamente insolito melange di colore.
Dinamitri Jazz Folklore è una formazione con base a Livorno, capitanata dal sassofonista Dimitri Grechi Espinoza. Presenteranno una selezione delle composizioni realizzate nella loro storia decennale ed, in particolare, il loro ultimo lavoro Akendengue Suite che ha costituito la prova della definitiva maturazione di una delle migliori band italiane, composta da alcune delle più fulgide promesse del panorama creativo nostrano.


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"Omaggio a Willy Ronnis"



Si è spento l'11 settembre scorso il grande Willy Ronnis, l'ultimo fotografo 'Umanista' del XX secolo. Willy Ronnis ha percorso con il suo 'sguardo' tutto il '900 (nacque nel 1910). Quello sguardo con il quale Lui ha sempre identificato la Fotografia.

L'ultima sua intervista


all'annuale 'Les Rencontres de Photografie' di Arles (Francia)

lo scorso mese di giugno.

La sua biografia (in francese)


Photographe français dont l'oeuvre couvre tout le XXe siècle, Willy Ronis débute sa longue carrière dans les années 1920, arpentant les pavés de Paris son appareil à la main. Il entre à l'atelier photographique de son père et réalise ses premières photos à caractère social.
En 1937, il décide d'être photographe-reporter-illustrateur indépendant, et archive la capitale autant que la montagne. Il multiplie ensuite les voyages en Europe, les reportages sociaux (grèves chez Citroën-Javel, retour des prisonniers de la Seconde Guerre mondiale, célèbre portrait du 'Mineur silicosé' en 51) et entre à l'agence Rapho. Il obtient la médaille d'or à la Biennale de Venise en 1957. Dans les années soixante, il réalise diverses illustrations pour le musée et la Fondation Vasarely. Quittant momentanément Paris pour le midi de la France, il dispense des cours aux Beaux-Arts d'Avignon et aux facultés d'Aix-en-Provence et de Marseille. Il reçoit le grand prix national des Arts et des Lettres pour 'La Photographie' en 1979, puis le prix Nadar pour son album 'Sur le fil du hasard'.
Nommé Chevalier de la Légion d'honneur en 1989, Willy Ronis est un photographe de l'instant qui saisit la vérité avec un oeil profondément humain, préférant le sens à la pure création et transformant les moments éphémères en éternité. Dernier représentant de la photographie humaniste, Willy Ronis s'éteint en septembre 2009, alors qu'il ne photographiait plus depuis 2001, et avait fait don de son oeuvre à l'Etat.

Grazie,Merci,Thank You Monsieur Willy.



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"Eventi in Jazz 2009 a Busto Arsizio"


Il programma dal 19 al 24 ottobre

Tutti i concerti in programma si terranno presso il Teatro Sociale - Piazza Plebiscito 1 – Busto Arsizio (Va)


Visualizzazione ingrandita della mappa


Lunedì 19 ottobre ore 21
Dado Moroni Trio
Dado Moroni - pianoforte
Aldo Zunino - contrabbasso
Giuseppe Mirabella - chitarra
Ore 23 Jazz Galà

Martedì 20 ottobre ore 21
Gaia Cuatro
Gerardo Di Giusto - pianoforte
Ashka Kaneko - violino
Carlos "el tero" Buschini - contrabbasso
Tomohiro Yahiro - percussioni

Mercoledì 21 ottobre ore 21
Paolo Fresu Quintet
Paolo Fresu - tromba - flicorno
Tino Tracanna - sassofono tenore e soprano
Roberto Cipelli - pianoforte
Attilio Zanchi - contrabbasso
Ettore Fioravanti - batteria

Giovedì 22 ottobre ore 21
Joe Lovano US5
Joe Lovano - sassofono tenore
James Weidman - pianoforte
Esperanza Spalding - contrabbasso
Francisco Mela - percussioni, batteria
Otis Brown III - batteria

Sabato 24 ottobre ore 21
Bobby Watson and Live and Learn
Bobby Watson - sassofono contralto Philip Dizack - tromba Harold O'Neal - pianoforte Warren Wolf - vibrafono Curtis Lundy - contrabbasso Quincy Davis - batteria Ore 23 Jazz Cocktail


Informazioni : Ufficio Cultura: 0331.390218

Comune della Città di Busto Arsizio -
info: Comune di Busto Arsizio









"Gallarate Jazz Festival 2009 - 7^ edizione"


Il programma delle 3 serate.
info:
Fondazione Culturale 1860 Gallarate
Centro Espressione Musicale Gallarate








'SONVICO IN JAZZ 2009 - 5^ EDIZIONE'

dal 21 al 23 agosto 2009 nello splendido scenario che domina il lago di Lugano tre giorni di musica e fotografia


il Programma
su www.sonvicoinjazz.ch

venerdì 21 agosto, ore 19.00, Torchio delle Noci
"My Jazz, immagini ed emozioni"
inaugurazione della mostra fotografica di
Patrizio Gianquintieri
in occasione del V anniversario di "Sonvico in Jazz"

Venerdì 21 agosto, ore 21.00
Chiesa Parrocchiale (entrata libera)
Pietro Viviani Soy feliz, pero lloro
Canzoni dai Poemas de amor di Alfonsina Storni
Valentina Londino e Silvia Spiga, voce
Mirko Roccato, clarinetti sassofono soprano,
Luisa Beffa, fisarmonica
Mauro Dassié, chitarra classica
Domenico Ceresa , contrabbasso
Pietro Viviani, composizione

sabato 22 agosto, ore 21.00
Portico Chiesa Parrocchiale (entrata libera)
Ajavares Liina Saar, voce;
Danel Aljo, sassofono tenore, clarinetto
Teet Raik, tromba, flicorno
Paul Daniel, chitarra elettrica e acustica
Mingo Rajandi, contrabbasso
Ahto Abner, batteria, percussioni

domenica 23 agosto, ore 21.00
Portico Chiesa Parrocchiale (entrata libera)
Gabriele Pezzoli Trio Rendez-vous
Gabriele Pezzoli, pianoforte
Cédric Gysler, contrabbasso
Roberto Titocci, batteria


Info: Sonvico in Jazz c/o Brian Quinn Casa Renata CH-6954 Bigorio Svizzera bquinn@sonvicoinjazz.ch








Attenzione - Attention


www.aperitivoinconcerto.com

SONNY ROLLINS SEXTET A MILANO
IL 2 NOVEMBRE 2009 - TEATRO DAL VERME

Sono aperte le prevendite per il concerto che SONNY ROLLINS – assente da Milano da 17 anni – terrà con il suo Sestetto al Teatro Dal Verme il 2 novembre 2009, ore 21.00, per inaugurare la 25° stagione di “APERITIVO IN CONCERTO” (2 novembre – 14 marzo). Il tour italiano del leggendario sassofonista prevede solo 2 date: la prima a Milano, seconda a Roma.

Biglietti: 20/30 euro + prevendita

tramite Circuito Ticketone – Call Center 892.101








'JAZZ A' JUAN 2009'

L'appuntamento con l'evento che ha percorso quasi 50 anni di storia del Jazz

FESTIVAL INTERNAZIONALE JAZZ DI ANTIBES JUAN LES PINS(FRANCIA)
DALL' 11 AL 19 LUGLIO 2009 - 49^ EDIZIONE




49^ edizione di Jazz à Antibes Juan Les Pins 2009
jazzajuan@antibesjuanlespins.com
Tutti i dettagli e le informazioni su
www.jazzajuan.com

Directeur artistique : Harry Lapp

Il programma :

SATURDAY 11TH JULY/SABATO 11 LUGLIO
SIDNEY BECHET MEMORY ALL STARS

Special Guest : Bob Wilber-Dr Michael White SEXTET
Bob Wilber : 1979 - 1st concert in Juan - Dr Michael White : 1995

SUNDAY 12TH JULY/DOMENICA 12 LUGLIO
ALLEN TOUSSAINT

1st concert in Juan/1° Concerto a Juan Les Pins

Il preannunciato concerto di MARVA WRIGHT & THE BMW’S è stato annullato per indisponibilità della cantante.
A breve sarà comunicata la sostituzione.

MONDAY 13TH july/Lunedi 13 Luglio
ROY HARGROVE BIG BAND
RH FACTOR - MC SOLAAR
Roy Hargrove : 1st concert in Juan in 1994
MC Solaar : 1st concert in Juan

TUESDAY 14TH july/Martedi 14 Luglio
TSF - JAZZ A JUAN REVELATIONS
Bria Skonberg
Tineke Postma
Grace Kelly
Céline Bonacina
In Concert : Virginie Teychen -
(Winner: Jazz à Juan révélations 2008)

WEDNESDAY 15TH july/Mercoledi 15 Luglio
JEFF BECK

1st concert in Juan
S.M.V. - STANLEY CLARKE, MARCUS MILLER & VICTOR WOOTEN
Stanley Clarke : 1st concert à Juan en 1997
Marcus Miller. 1st concert à Juan en 1996.
Victor Wooten : 1st concert in Juan»

THURSDAY 16TH july/Giovedi 16 Luglio
ALICE RUSSELL

1st concert in Juan
JOSS STONE
1st concert in Juan»

FRIDAY 17th july/Venerdi 17 Luglio
JEAN-JACQUES MILTEAU

1st concert in Juan : 2004
JAMIE CULLUM
1st concert in Juan : 2006

FRIDAY 17th july/Venerdi 17 Luglio
JEAN-JACQUES MILTEAU

1st concert in Juan : 2004
JAMIE CULLUM
1st concert in Juan : 2006

SATURDAY 18 JULY AT 9pm - Sabato 18 Luglio ore 21:00


KEITH JARRETT, GARY PEACOCK & JACK DEJOHNETTE

Keith Jarrett : 1st concert in Juan in 1966
As a trio: 1st concert in Juan in 1985


"JAZZ OFF"
Il programma alla Petite Pinède:


Petite Pinède de Juan-les-Pins - ore 19:00

Le 10 - Glenelg Jazz Ensemble
Le 11 - Wilhelm Coppey Quartet
Le 12 - Marshall University Jazz Ensemble
Le 13 - Fanfare de l’Otarie Club
Le 14 - Déjà Vu Jazz Band
Le 15 - Boo Boo Davis
Le 16 - Delftse Studenten Big Band
Le 17 à 16h (alle ore 16:00) - State College Area High School Jazz Band
Le 18 - Isotope

Place De-Gaulle à Antibes ore 18:00
Le 10 - Marshall University Jazz Ensemble
Le 15 - Déjà Vu Jazz Band
Le 18 - State College Area High School Jazz Band

Place Nationale du vieil Antibes à 21h
Le 11 - Glenelg Jazz Ensemble
Le 13 - Fanfare de l’Otarie Club
Le 17 - Delftse Studenten Big Band

www.jazzajuan.com


Office de Tourisme et des Congrès
11, place De Gaulle - BP 37
06601 Antibes Cedex
tel : +33 (0)4.97.23.11.11.
fax : +33 (0)4.97.23.11.12.
accueil@antibesjuanlespins.com - www.antibesjuanlespins.com



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Il LABORATORIO JAZZ CLUB e il CENTRO DIREZIONALE SEMPIONE DI GALLARATE (Va)
presso il
Centro Direzionale Sempione - C.so Sempione 9/15 - Gallarate>

VENERDI 19 giugno 2009

'JAZZ IN PIAZZA 2009' (3^ edizione)
ecco il comunicato dell'Associazione Amici nell'Arte e buona musica a tutti !

Jazz in Piazza 2009 – 3^ edizione – Venerdi 19 Giugno 2009 – ore 20:30

info http://amicinellarte.wordpress.com - email: amicinellarte@yahoo.it


Siamo alla terza edizione di ‘Jazz in Piazza’ , evento che la nostra Associazione ed il nostro Laboratorio Jazz Club organizza, dal 2007, in collaborazione con il Centro Direzionale Sempione di Gallarate . Due edizioni che hanno dato molta soddisfazione ai presenti , ai musicisti che vi hanno partecipato ed all’Organizzazione.
Dallo scorso anno , purtroppo, il nostro evento ha assunto anche un significato molto importante e di grande spessore. La notte del 19 giugno del 2008 un vero grande Amico della nostra Associazione (..e non solo se mi è permesso) ci ha lasciato all’improvviso, in silenzio, con grande dignità , così come amava e come aveva sempre vissuto : in silenzio, con discrezione, ma con tanta attenzione alle persone , in particolare a quelle che gli erano vicino.
Noi vogliamo ricordarlo così, offrendogli una serata di musica nella sua ‘Piazzetta’, con i Suoi Amici e i suoi Collaboratori che non dimenticheranno mai la sua professionalità, il suo coraggio e la sua enorme umanità. Sempre grazie Gianfranco !!


Torniamo alla serata.
Come sempre, con la collaborazione del Danber’s Bar in Piazzetta , si potrà usufruire di un servizio bevande (…e non solo) al tavolo o , per chi preferisce al bancone.

Il Programma
Alle 21:30 la ‘Piazzetta’ ospiterà per il 2009 un quartetto che arriva da Torino

MANOMANOUCHE QUARTET (Gypsi Jazz)


NUNZIO BARBIERI – Chitarra Acustica
LUCA ENIPEO – Chitarra Acustica
PIERRE STEEVE JINO TOUCHE – Contrabbasso
MASSIMO PITZIANTI – Fisarmonica e Bandoneon

Il progetto Manomanouche nasce nel 2001 dall’incontro di musicisti di differente estrazione, con una consolidata esperienza professionale. Collaborano al progetto diversi artisti di livello nazionale ed europeo. Nell’arco di qualche anno Manomanouche diventa una realtà di riferimento nel panorama Gypsy Jazz: un caso unico per la qualità della ricerca, dell’arrangiamento e per la valenza personale ed emotiva che questo progetto ha per i suoi musicisti. La loro intensa attività concertistica li porta a assumere e consolidare uno stile sempre più personale, ricco di contaminazioni diverse ma senza mai dimenticare l’essenza, lo spirito che li caratterizza e dal quale traggono ispirazione. La proposta artistica dei Manomanouche è quindi caratterizzata da un personale ed originale lavoro di ricerca, una musica basata sull’improvvisazione, aperta alle contaminazioni e derivante principalmente dalla fusione dello swing al folklore tzigano e alla melodia Italiana. Il progetto Manomanouche propone un repertorio di arrangiamenti di brani del noto chitarrista e compositore Django Reinhardt, alcuni standards, valzer gipsy-musette e diversi brani originali. Il concerto Manomanouche ha un impatto immediato sul pubblico ed è completamente realizzato con strumenti acustici.


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Il LABORATORIO JAZZ CLUB
presso il
Best Western Hotel Cavalieri della Corona
via Baroldo , 12 – Cardano al Campo (Va)
(superstrada per Malpensa – uscita Cardano al C.– Ferno)

VENERDI 24 aprile 2009

MAURO BRUNINI QUINTET



In questo progetto i musicisti propongono un “hard bop tribute” ovvero un repertorio di brani originali dell’epoca con omaggio ai musicisti e compositori capostipiti (B.Golson, F.Hubbard, W.Shaw, C.Brow).
La formazione vede come protagonisti alla front line i due fiati che dialogano temi e soli, una vera e propria rivisitazione in chiave moderna, sonorità e tecnicità sono le caratteristiche principali di questo genere e di questo quintetto.


Mauro Brunini - tromba , flicorno
Tullio Ricci - sax tenore
Michele Franzini - pianoforte
Roberto Mattei - contrabbasso
Nicola Stranieri - batteria


inizio ore 21:30


info: amicinellarte@yahoo.it
blog: http://amicinellarte.wordpress.com



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Seminario di Armonica cromatica

Centro Espressione Musicale
Via Pasubio 4, 21013 Gallarate (VA)
Tel. Fax +39 0331 781 888 info@centroespressionemusicale.com www.centroespressionemusicale.com

PRESENTAZIONE SEMINARIO ARMONICA CROMATICA A cura di Max De Aloe
in collaborazione con Master Music e Hohner


Il seminario si terrà nella mattina o pomeriggio, a secondo del livello, di sabato 4 aprile 2009 , presso la sede del Centro Espressione Musicale di Via Pasubio, 4 a Gallarate (Va)
Costo singolo seminario Euro 30,00
Durata dell’incontro due ore/due ore e trenta
Per informazioni tel 0331.781888 (orari pomeridiani)
info@centroespressionemusicale.com
Ulteriori informazioni sul seminario su:
www.centroespressionemusicale.com

1° livello – per principianti
SEMINARIO PROPEDEUTICO ALLO STUDIO DELL’ARMONICA CROMATICA

Prerequisiti degli iscritti: nessuno (può partecipare anche chi non ha lo strumento e non conosce la musica)
Verrà presentato lo strumento e i diversi tipi in commercio – ascolto brani significativi della storia di questo strumento.
Avvicinamento allo strumento con spiegazioni tecniche:
- le note sullo strumento
- respirazione
- sistema a bocca appuntita e coprendo
- uso del registro
- esercizi preliminari
- esempi in classe con supporto audio cd e accompagnamento live

2° livello – per chi conosce già i principi fondamentali dell’armonica cromatica SEMINARIO DI APPROFONDIMENTO DELL’ARMONICA CROMATICA
Prerequisiti degli iscritti: conoscenza degli elementi base della teoria musicale e capacità di eseguire almeno facili melodie all’armonica cromatica e le scale maggiori.
Dopo una verifica del livello degli iscritti:
- ricapitolazione tecniche di base: respirazione – sistema bocca appuntita e coprendo – tipologie di strumenti
- il timbro
- l’armonica cromatica nel jazz: esercizi per l’avvicinamento al jazz
- consigli per lo studio della tecnica d’improvvisazione jazzistica
- ascolto di esempi
- esercizi in classe con supporti audio e accompagnamento live


MAX DE ALOE,
(armonica cromatica - presentazione estratta)


Max De Aloe annovera nel suo curriculum prestigiose collaborazioni in sala di registrazione e/o dal vivo con musicisti del calibro di Adam Nussbaum, Bill Carrothers, Mike Melillo, Thilo Wagner, Don Friedman, Garrison Fewell, Shirley Bunnie Foy, Bibi Rover, Greg Burk, Franco Cerri, Renato Sellani, Gianni Coscia, Gianni Basso, Dado Moroni, Bebo Ferra, Barbara Casini, Umberto Petrin,ecc.. Ha all’attivo sei album come leader e una quindicina come ospite, ma anche spettacoli in solo, realizzazioni di colonne sonore per spettacoli teatrali e documentari, oltre a collaborazioni con poeti e scrittori.
Di Max De Aloe il direttore di All Music Guide di New York, Thom Jurek, ha scritto: "C’è un mistero nel cuore del sound di Max De Aloe e nelle profonde radici del suo approccio armonico al jazz che è impenetrabile. Il suo è un disco importante in ogni sua parte e quasi certamente farà sì che ognuno ascoltandolo riconsidererà all’armonica un ruolo a pieno titolo nel jazz..” mentre nel prestigioso sito Hollywood-Miyuki di Tokyo Max De Aloe è annoverato tra i venticinque armonicisti jazz più significativi a livello mondiale.
Molta considerazione gli hanno sempre riservato negli ultimi anni giornalisti e critici italiani nel referendum "Top Jazz" che il mensile "Musica Jazz" realizza ogni anno tra sessantacinque giornalisti di jazz di tutte le testate specializzate e dei più noti quotidiani italiani.
E’ direttore del Centro Espressione Musicale di Gallarate e ha collaborato, come docente, ai corsi dell’Accademia d’Arti e Mestieri del Teatro alla Scala di Milano. www.maxdealoe.it – www.myspace.com/maxdealoe - info@maxdealoe.it





Il LABORATORIO JAZZ CLUB
presso il
Best Western Hotel Cavalieri della Corona
via Baroldo , 12 – Cardano al Campo (Va)
(superstrada per Malpensa – uscita Cardano al C.– Ferno)

VENERDI 27 FEBBRAIO 2009

ELIOT ZIGMUND TRIO


Max De Aloe armonica cromatica
Matteo Alfonso pianoforte
Lorenzo Conte contrabbasso
Eliot Zigmund batteria
guest: MAX DE ALOE
inizio ore 21:30




Eliot Zigmund Nasce nel 1945 nel Bronx, New York e ne vive la fertile realtà jazzistica degli anni 50/60. Inizia a suonare la batteria a 15 anni con il fratello più anziano aspirante chitarrista jazz.
Si iscrive e studia con profitto al Mannes College of Music and at the City College of New York Diplomatosi nel 1968 inizia a percorrere il suo sogno di diventare musicista jazz.
Nell’arco di circa un quinquennio (inizia nel 1975) riesce a raggiungere i vertici del Jazz . Dal 1975 e sino al 1979 accompagnerà il grande pianista Bill Evans e successivamente per cinque anni, assieme al contrabassista Palle Daniellson, sarà in Trio con un altro gigante della storia del jazz : Michel Petrucciani.
Tante le collaborazioni sempre ai massimi livelli jazziztici: Jim Hall, Stan Getz, Joanne Brackeen, Lee Konitz, Fred Hersch ,Benny Golson, Richie Beirach, David Berkman, Gene Bertrocini, Eddie Gomez, Bobby Watson, Eddie Henderson, Enrico Pieranunzi, Dado Maroni, Jed Levy, Bobby Porcelli, Michael Kanan, Mauro Negri, Paolo Birro, Lee Konitz, Don Friedman, Art Lande, Helen Merrill, Ted Rosenthal, Pete Malinverni, Lorenzo Conte, Cameron Brown, Warren Vache e molti altri.
Ecco Eliot Zigmund, batterista camaleontico di jazz contemporaneo, esploratore del ritmo, raffinato poeta della pulsazione. Zigmund è un batterista severo, capace di sottolineare le frasi come di esaltarle. A caratterizzarlo è la capacità di mimetizzarsi, di trasformare la batteria in uno strumento “melodico” e, nello stesso tempo, votato ad “azzardi” sperimentali.Vive attualmente a Teaneck, New Jersey, con la moglie Anna. Lorenzo Conte, che collabora dal 2003 con Eliot Zigmund , farà gradito ritorno, assiema a Matteo Alfonso, al Il Laboratorio Jazz Club che li ha ospitati e potuto apprezzarne la musica lo scorso luglio 2008 . ‘Dulcis in fundo’ avremo l’occasione per riassaporare la poesia dell’armonica di Max de Aloe , ospite del Trio.
Sicuramente un appuntamento da non perdere per tutti gli appassionati di buon jazz .


info: amicinellarte@yaooh.it - http://amicinellarte.wordpress.com


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Aperitivo in Concerto 2008/2009



COMUNICATO STAMPA
Teatro Manzoni – Milano
PRIMA ITALIANA
Lunedì 9 febbraio 2009, ore 21.00

DAVID MURRAY & AMIRI BARAKA
THE SISYPHUS REVUE


(a Bop Opera)



testi e reading Amiri Baraka
composizione, direzione, sassofono tenore, clarinetto basso David Murray
MC Boots Riley
voce recitante Aamil Islam
tromba Longineu Parsons chitarra Mingus Murray
organo Thornton Hudson,Jr.
pianoforte, soprano Evelyn Simpson Cureton
basso elettrico Jamaaladeen Tacuma
batteria Ranzel Merrit


The Deep River Gospel Choir
Dir. William F. Hubbard

Shiekel Boggs, Krystal Coates, Robin Felton, Tracie Forte, Angela Gray, Terrell Hunt, Lauren R. Mays, Charles McCullough, Kathy Olatunde, Darci M. Perkins Peterson, Corree Kay Syle, Elgin Joseph Taylor, Sr., Gary E. Vincent


“Aperitivo in Concerto” si accomiata dal suo pubblico, in attesa della stagione 2009-2010, con uno fra i suoi più importanti appuntamenti, la prima italiana del nuovo lavoro del grande poeta e drammaturgo americano Amiri Baraka (Leroi Jones), musicato dal celebre compositore e sassofonista David Murray: The Sisyphus Revue.
In tale Bop Opera, la storia degli Africani-Americani viene riletta attraverso la nota allegoria greca del re che con la sua sagacia osò sfidare gli dèi e che fu costretto da Zeus a spingere un masso dalla base alla cima di un monte. Tuttavia, ogni volta che Sisifo raggiungeva la cima, il masso rotolava nuovamente alla base del monte. Ogni volta, e per l'eternità, Sisifo avrebbe dovuto ricominciare daccapo la sua scalata. Nel nuovo lavoro di Baraka la vicenda assurge a simbolo della lotta degli Africani-Americani per la conquista dei diritti civili, così come già l’aveva descritta W. E. DuBois. Tale lotta ancestrale, ereditata e passata di generazione in generazione è stata caratterizzata, per l’appunto, da una costante alternanza fra momenti felici e drammatici.
Come commenta lo stesso Baraka: Dubois affermava che ogni volta che i neri americani riuscivano a trascinare sulla vetta il masso rappresentato dai pari diritti civili, gli dèi crudeli tornavano a sospingerlo verso il basso, in modo che il popolo di Sisifo dovesse rivivere ancora una volta i propri tormenti. E ogni volta il masso si faceva più pesante: la segregazione, la discriminazione, le leggi di Jim Crow (che rafforzavano la vecchia cultura schiavista del Sud degli Stati Uniti), infine il Ku-Klux-Klan.
Ho cercato perciò di isolare le tendenze storiche delle lotte per i diritti civili, individuando sia i momenti positivi che quelli segnati da tragiche sconfitte per il popolo dei neri. Ad esempio, la fine dello schiavismo rappresenta un momento di ascesa, la fondazione del Ku-Klux-Klan o la creazione delle leggi di Jim Crow rappresenta un movimento all’incontrario, di discesa. Ho ideato questo lavoro attraverso la storia degli Africani-Americani negli Stati Uniti, rievocando momenti chiave, protagonisti ed eventi principali di tale storia.
Amiri Baraka e David Murray esplorano gli aspetti contemporanei del mito greco, simboleggiandovi la costante lotta della società americana per sviluppare e mantenere uno spazio democratico, per definire –più genericamente- lo scontro fra gli ideali di pochi e la ignavia di molti. Per fare questo hanno convocato alcuni fra i nomi di punta della nuova musica africana-americana, nonché uno fra i più importanti cori gospel oggi in attività negli Stati Uniti e che svolgerà il ruolo che il coro aveva nelle antiche tragedie greche.
Lo spettacolo è stato propositalmente concepito come un momento di raccordo fra opera, poesia, canto corale e improvvisazione jazzistica, forme espressive che hanno caratterizzato l’evoluzione culturale della tradizione musicale africana-americana. L’intero lavoro viene ritmato dagli interventi di diversi personaggi: il narratore (Amiri Baraka), lo Scheletro (che raffigura la sofferenza e la morte, impersonato da Amil Islam), il banditore (Boots Riley), il popolo rappresentato dal coro gospel. Sullo sfondo, scorrono immagini che anticipano e commentano gli eventi narrati dal testo. La realizzazione di tali video è stata affidata a Bicabia, giovane artista di Oakland, oggi fra i principali esponenti della creazione grafica nella costa occidentale americana.
Le nuova opera è stata articolata, presentata e inscenata la prima volta all’East Side Center di Oakland, in California, nel maggio 2008, dopo una lunga serie di prove aperte condotte durante una residenza artistica di Amiri Baraka e David Murray a Baltimora.



AMIRI BARAKA (Leroi Jones)

Amiri Baraka, al secolo LeRoi Jones -poeta, autore di teatro, attivista politico- è uno degli artisti americani più influenti ai nostri giorni. È nato a Newark, nel New Jersey, nel 1934. frequenta Harvard dove studia religione e filosofia, quindi entra nell'aviazione americana e dopo il congedo si stabilisce al Greenwich Village. Si laurea alla Howard University nel 1953, in letteratura anglosassone. La sua produzione giovanile è fortemente tesa verso grandi autori come Eliot, Williams, Pound,poi invece diventa seguace dei Beatniks, soprattutto di Kerouac e di Ginsberg, e infine è da considerarsi uno dei maggiori rappresentanti della letteratura nera nazionalista – nel '65 cambia il suo nome in Amiri Baraka - e del teatro degli anni Sessanta. Nel 1961 pubblica il suo capolavoro poetico, Preface to a Twenty Volume Suicide Note. Le sue opere fino al '65 e dopo il '74 sono fortemente soggettive tendendo a drammatizzare le angosce e le paure individuali della sua esperienza di nero in un mondo bianco; poi, fino al '74, si rivolge esclusivamente ai neri e propone di emanciparli. Alla prima fase appartengono opere come The Baptism, The Toilet e The Slave; alla seconda, Goodness of Life, Black Mass, Rockgroup (i Beatles avrebbero sfruttato il Rhithm & Blues nero) e Junkies are full of Sh... .
Ha fondato la casa editrice Totem Press, la prima a pubblicare i lavori di Allen Ginsberg, Jack Kerouac e gli altri beat. Con loro ha vissuto la straordinaria e prolifica stagione del '68 e la parabola degli anni Settanta (venne anche in Italia, al festival poetico di Castelporziano, dove fu uno dei pochi a essere applaudito). Fondatore del Black Arts Reportory Theatre di Harlem, si è impegnato in quasi tutte le lotte libertarie negli Stati Uniti, prendendo soprattutto parte all'organizzazione dei diritti degli abitanti di colore. I suoi titoli più celebrati sono The Autobiography of LeRoi Jones, Dutchman and the Slave, Black Music and Blues People. Autore di una poesia che, nell'atto vocale, ha il suo effetto più sconvolgente, Baraka ha saputo anticipare le tendenze rap e hip-hop che, al giorno d'oggi, stanno influenzando la letteratura americana in maniera determinante. Non si definisce marxista perchè il marxismo è bianco e nemmeno anticapitalista perchè il termine "capitale" è bianco; vuole la separazione degli USA per la nascita di uno stato nero: è il Black Power. Tutta la sua attività centrale è volta a spronare il suo popolo a combattere. Poi però la sua critica si sposta verso la stessa borghesia nera e afferma: “in cambio di una bandiera e di un inno nazionale, ora ci saranno un po' di niggers in qualche Mercedes-Benz, ma la stessa povertà, sfruttamento e oppressione: la sola cosa che è cambiata è 'il colore della tirannia”.



DAVID MURRAY

Nato ad Oakland, California, nel 1955, David Murray, fra i massimi sassofonisti e improvvisatori contemporanei, ha studiato con Bobby Bradford, Bob Barrett, Arthur Blythe, Charles Tyler, Cecil Taylor, Sun Ra, Margaret Cohn, Archie Shepp, Stanley Crouch, Albert Murray, Amiri Baraka e Catherine Murray. Dalla fine degli anni Novanta la sua opera si è resa sempre più composita nell’esplorare l'intersezione di jazz, gospel, sonorità africane e dei caraibi. La sua musica ha combinato le innovazioni del free jazz degli anni '70 con il jazz di New Orleans per ottenere un suono estremo e aspro. Durante la sua carriera sembra aver confermato quanto diceva Ornette Coleman, ovvero che l'anima dei neri d'America si esprime al meglio attraverso il sax tenore. Nel 1975 si trasferisce a New York dove suona con Cecil Taylor e Dewey Redman che offrono al giovane musicista l'incoraggiamento di cui aveva bisogno. La città è anche una fonte di altri incontri con personaggi e musiche di ogni genere: Sunny Murray, Anthony Braxton, Oliver Lake, Don Cherry. Nella Energy Band di Ted Daniel lavora con Hamiet Bluiett, Lester Bowie e Frank Lowe. Nel 1976 Murray partecipa alla fondazione del World Saxofone Quartet con Oliver Lake, Julius Hemphill e Hamiett Bluiett. Nel 1978 forma un quartetto, un ottetto e poi un quintetto concentrandosi sempre più sulle sue formazioni lavorando allo stesso tempo con altri musicisti. Ogni volta si immerge in una serie di suoni completamente differenti: dagli archi alle percussioni Ka, dalla Guadalupe fino a ballerini e musicisti del Sud Africa. Vive e lavora attualmente a Parigi. Una voce strumentale aspra e forte, un fraseggio segnato da bruschi salti di registro e una sigla intitolata Flowers for Albert: al pubblico europeo, una ventina d'anni fa, il giovane David Murray si presentò così, dichiarando apertamente l'entità del suo debito verso Albert Ayler. Del suo maestro indiscusso Murray ha conservato l'immediatezza comunicativa, la spontaneità, ma nel frattempo il suo talento naturale si è completato nello studio dell'arte della composizione e dell'arrangiamento, fino a conferirgli l'autorità del leader. Fra i reduci della scena loft newyorkese, Murray è senza dubbio il personaggio che con maggior continuità si è impegnato nel recupero dei presupposti del free jazz storico. Ne sono chiara testimonianza i suoi lavori per big band, quelli con il celebrato e già menzionato World Saxophone Quartet, ma anche quelli meno noti per piccole formazioni, trii e quartetti, sempre completati da collaboratori d'eccezione. Mentre nei grandi organici Murray esercita un'appassionata conoscenza critica della grande tradizione nera di musica orchestrale, dai piccoli gruppi emerge il piacere avventuroso dell'improvvisazione collettiva, talvolta contenuta entro binari tematici, altre volte più libera e travolgente: quella tendenza, quasi pre-boppistica, a "cantare la melodia a squarciagola", che dall'origine fu uno dei suoi tratti distintivi e lo segnalò come il più sicuro aspirante erede di Albert Ayler. Nel corso della sua carriera, ha suonato con Max Roach, The World Saxophone Quartet, McCoy Tyner, Elvin Jones, Hank Jones, Eddie ‘Lockjaw’ Davis, Irma Thomas, The Illusions, The Natural Four, The Notations of Soul, Jack DeJohnette, Woody Shaw, Jacky Byard, Tete Montoliu, Randy Weston, Astor Piazzola, Taj Mahal, Eddie Harris, Hector Lavoe, Ray Barretto, Potato Valdez, Jimmy Hamilton, Allen Toussaint, James ‘Blood’ Ulmer, Don Pullen, Bill Cosby, Pharoah Sanders, Roy Haynes, Eddie Blackwell, Billy Higgins, John Hicks, Sun-Ra, Archie Shepp, Stan Getz, Clifford Jordan, Dave Burrell, James Newton, Stanley Crouch, Butch Morris, George Arvanitas, Aki Takase, Lester Bowie e molti altri grandissimi musicisti. "Grammy Award for Best Performance on a Jazz Recording: Blues for Coltrane" nel 1988 e vincitore di molti altri premi, David Murray ha registrato centinaia di CD e LP come leader, co-leader e sideman.


THE DEEP RIVER GOSPEL CHOIR

Nato dalla grande tradizione corale battista della cosiddetta Church of God of Christ, il Deep River Gospel Choir nasce ad Alexandria, Virginia, ed ha già compiuto numerose tournée nazionali ed internazionali. Nel suo repertorio non vi è solo la pratica intensiva e approfondita del gospel e del canto africano-americano, ma anche il repertorio accademico, da Bach ai nostri giorni: tale versatilità ha reso possibile una stretta collaborazione con David Murray nel realizzare musicalmente i complessi e drammatici poemi di Amiri Baraka.


per ulteriori informazioni:
Viviana Allocchio Iniziative Speciali
Teatro Manzoni-Via Senato, 12
20121 MILANO
tel.: 02781253 - 02781254 fax: 0276281604
e-mail: viviana.allocchio@fininvest.it



CONTATTI:
Teatro Manzoni – tel. 0039 02 7636901
Via Manzoni 42 20121 Milano
info@teatromanzoni.it - www.teatromanzoni.it/aperitivo - www.aperitivoinconcerto.com


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Chiasso Jazz Festival 2009



Ecco l'annuncio di uno dei primi appuntamenti jazz invernali da non perdere.
Come ogni anno il Chiasso Festival Jazz propone un programma intenso e di grande interesse artistico.
Come sempre un 'fil rouge' lungo il quale è stato sviluppato il progetto e per quest'anno sono andati a recuperare i 'buchi neri'.
Ecco alcune righe della presentazione pubblicata dall'Organizzazione:

"....il titolo rimanda ai “Black holes” studiati da Einstein. Trovare dei legami tra il jazz e la fisica non è facile. Buchi neri rinvia alle misteriose energie che si sprigionano tra i “corpi” nelle galassie....."

..musica e fisica....le premesse intrigano

Dove :
Spazio Officina
6830 Chiasso

Tutto il programma e i dettagli sul sito dell'Organizzazione
Website: www.jazzfestivalchiasso.ch
http://www.chiassocultura.ch
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Omaggio a

DAVID "FATHEAD" NEWMAN



Corsicana,Texas,February 24,1933
New York January 20,2009


Annuncio dal sito ufficiale di Mr. David Newman

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David "Fathead" Newman, legendary saxophonist/flutist and composer who was a prominent member of the Ray Charles band in the fifties and the sixties and a renowned bandleader in his own right thereafter, passed away on January 20, 2009 in upstate New York, succumbing to the pancreatic cancer that he heroically battled for the past year.He was 75 years old.
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Thank You Mr.Newman



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“Aperitivo in Concerto 2008-2009"
Attenzione
per gravi motivi di salute del musicista David 'Fathead' Newman il Concerto di Domenica 25 gennaio 2009 del programma Aperitivo in Concerto al Teatro Manzoni di Milano viene modificato.

COMUNICATO STAMPA
SOSTITUZIONE
Teatro Manzoni -Via Manzoni, 42
UNICA DATA EUROPEA
Domenica 25 gennaio 2009, ore 11.00
SLIDE HAMPTON


sostituisce
David “Fathead” Newman<
in
DAVID “FATHEAD” NEWMAN QUINTET
Very Special Guest: FRANK WESS

trombone: Slide Hampton
sassofono tenore,flauto: Frank Wess
pianoforte: Kirk Lightsey
contrabbasso: Reggie Johnson
batteria: Alvin Queen



David “Fathead” Newman, gravemente ammalato, non potrà essere presente, domenica 25 gennaio 2009, alle ore 11.00, al Teatro Manzoni di Milano per “Aperitivo in Concerto”.
Il complesso del grande sassofonista, che prevede anche la partecipazione di un leggendario musicista come il sassofonista Frank Wess, sarà perciò guidato dal non meno celebre ed apprezzato trombonista Slide Hampton, da tempo assente dalle scene milanesi. Rimane invariato il resto della formazione

SLIDE HAMPTON
Locksley Wellington “Slide” Hampton è nato il 21 aprile 1932 a Jeannette in Pennsylvania. Pluripremiato e celebrato trombonista, fra le più grandi figure di virtuoso e arrangiatore nella storia del jazz, nasce in una famiglia in cui sia i genitori che i suoi undici fratelli e sorelle possedevano una notevole inclinazione per la musica: tutti, infatti, suonavano uno strumento. Hampton è fra i pochi trombonisti mancini; in realtà, egli non è un mancino naturale, essendosi dovuto adattare, poiché il primo trombone ricevuto in giovanissima età, regalatogli dal padre, era uno strumento per esecutori mancini.
Hampton esordisce a Indianapolis all’età di dodici anni nell’orchestra di famiglia, The Duke Hampton Band, con cui si esibisce dal 1945 al 1952: il complesso, infatti, era estremamente popolare e si esibiva in alberghi e locali di fama, sino a diventare la “house band” del Cotton Club di Cincinnati. Trattandosi di compagine formata da solisti di valore, dopo essersi esibita persino al Savoy Ballroom e alla Carnegie Hall di New York, ed avere inciso per etichette discografiche come King e Aladdin, si sciolse a causa delle diverse carriere dei componenti. Negli anni Cinquanta, infatti, le sorelle Virtue, Aletra, Carmalita e Dawn (la quale in seguito diventerà, come autrice ed interprete, una fra le protagoniste della vita teatrale newyorkese), creavano a New York il gruppo delle Hampton Sisters (ancora oggi in attività, con oltre cinquant’anni di carriera), mentre i loro fratelli erano sottoposti agli obblighi militari.
All’età di vent’anni, Slide Hampton si esibisce alla Carnegie Hall nell’orchestra di Lionel Hampton, collaborando fra il 1955 e il 1956 con una star del rhythm & blues come Buddy Johnson, prima di entrare a far parte della celebre big band di Maynard Ferguson (1957-1959), dove si afferma non solo come eccellente strumentista ma anche come abilissimo arrangiatore. Seguono poi collaborazioni di rilievo con Melba Liston, Art Blakey, Tadd Dameron, Barry Harris, Thad Jones, Mel Lewis, Max Roach. Nel 1962 crea lo Slide Hampton Octet, di cui fanno parte artisti come Booker Little, George Coleman, Freddie Hubbard. Dal 1968 al 1977, dopo aver collaborato con l’orchestra di Woody Herman, si trasferisce in Europa, dove si esibisce a fianco di Kenny Clarke, Benny Bailey, Kenny Drew, Art Farmer, Dexter Gordon, per poi dedicarsi –di ritorno negli Stati Uniti- anche all’insegnamento nelle università di Harvard, del Massachusetts e dell’Indiana e presso la DePaul University di Chicago. Nel frattempo si esibisce con artisti quali Dizzy Gillespie, Jon Faddis, Diana Ross, Paquito D’Rivera ed assume la direzione della Dizzy Gillespie All-Star Big Band, oltre a guidare complessi come free-lance e a partecipare anche a più episodi del Bill Cosby Show.
Insignito dal National Endowment for the Arts del prestigioso Jazz Master Award nel 2005, Slide Hampton è oggi una leggenda del jazz e della musica americana.

FRANK WESS
Frank Wellington Wess è nato il 4 gennaio 1922 a Kansas City, Missouri. All’età di dieci anni inizia lo studio del sassofono contralto, partecipando a un complesso guidato dal padre. Si trasferisce poi a Washington, dove si esibisce anche come tenorista in alcuni gruppi locali e nell’orchestra guidata da Blanche Calloway, sorella del leggendario cantante e band-leader Cab Calloway.
Durante la Seconda Guerra Mondiale suona il tenore in alcune orchestre militari, accompagnando più volte la cantante Josephine Baker.
Finita la guerra, lavora nelle orchestre guidate da Billy Eckstine, Eddie Heywood, Lucky Millinder, Bull Moose Jackson. Nel 1949 inizia lo studio del flauto, sotto la guida di Fallace Mann, primo flauto della National Symphony Orchestra di Washington e, successivamente, di Harold Bennett, primo flauto dell’orchestra del Metropolitan Opera House di New York.
Nel 1953 Wess entra a far parte della Count Basie Orchestra, con cui collabora fino al 1964. Con Basie incide decine di dischi, instaurando inoltre un lungo sodalizio musicale con il tenorista e flautista Frank Foster: le loro incisioni imporranno definitivamente il flauto come strumento jazzistico.
Nel 1964 si trasferisce a New York, dove guida propri gruppi e collabora con complessi di successo come il New York Jazz Quartet e Dameronia. E’ inoltre molto attivo negli studi di registrazione e in numerosi spettacoli televisivi: per dieci anni appare come solista in programmi come Saturday Night Live, il Dick Cavett Show, il Sammy Davis TV-Show, e molti altri. Per oltre vent’anni fa parte del quintetto Two Franks con Frank Foster. Fra gli anni Ottanta e i primi anni Novanta guida un’applaudita big band che si rifà allo stile di Count Basie e di cui fanno parte solisti come Harry “Sweets” Edison, Joe Newman, Snooky Young, Al Grey, Benny Powell, Marshall Royal e Billy Mitchell. Con essa compie anche una serie di trionfali tournée in Giappone.
Nel 2007 è stato insignito dell’ American Jazz Masters Fellowship concessagli dal National Endowment For The Arts.

KIRK LIGHTSEY
Il pianista Kirk Lightsey, autentica icona del jazz mondiale, è stato protagonista di una carriera eccezionale che vanta incisioni con Chet Baker e Sonny Stitt. Malgrado queste illustri collaborazioni, il pianista di Detroit ha tenuto a lungo un profilo piuttosto basso, fino a quando, tra il 1979 e il 1983, ha iniziato a suonare ed andare in tour con Dexter Gordon. Lightsey ha registrato e collaborato con artisti del calibro di Freddy Hubbard, Don Cherry, Jimmy Raney, Clifford Jordan, Woody Shaw, David Murray. A metà degli Ottanta era uno dei Leaders, un gruppo che comprendeva Lester Bowie, Chico Freeman e il batterista Famoudou Don Moye. A fianco delle prestigiose collaborazioni, da Charles Tolliver all’Art Ensemble of Chicago, si è fatto apprezzare come splendido solista e leader; il suo album del 1996, Goodbye Mr. Evans, ricco di imprevedibili soluzioni melodiche e ritmiche, è balzato rapidamente ai piani alti delle charts di jazz negli Stati Uniti.
Maestro della melodia, Lightsey traccia fraseggi perfettamente equilibrati nell’intensità e nella comunicativa. Preferendo l’understatement alla pura potenza, tratta le ballad e i brani uptempo con un tocco limpido e una enunciazione sonora profondamente swingante. Frequente visitatore delle scene europee, attualmente risiede a Parigi.

REGGIE JOHNSON
Celebre contrabbassista, nato nel Kentucky, Reggie Johnson possiede ricche e composite esperienze, a partire dalla "October Revolution" newyorkese sino alle session con Art Blakey, la Jazz Composers’ Orchestra e la Mingus Dinasty . La sua ampia sonorità, il suo nervoso fraseggio ne fanno un fulcro di ogni sezione ritmica. Johnson ha inciso e collaborato con Walter Bishop Jr., Art Blakely, Marion Brown, Kenny Burrell, Eddie "Lockjaw" Davis, Eric Alexander, Charles Tolliver, Steve Grossman, Tom Harrell, Harold Land, Horace Parlan e Archie Shepp.

ALVIN QUEEN
Sicuramente uno fra i protagonisti della batteria moderna e contemporanea, Alvin Queen è nato il 16 agosto 1950 a New York. Ancora giovanissimo esordisce a fianco della nota cantante blues Ruth Brown; di famiglia poverissima, per mantenersi agli studi musicali lavora come shoe shine nei marciapiedi della città, soprattutto di fronte ai club di jazz, alternando il lavoro con la partecipazione estemporanea a delle jam session: collabora così con Art Blakey, Philly Joe Jones, Art Taylor, Ben Webster e Thelonious Monk e, nel 1962, sostituisce per una sera Elvin Jones nel quartetto di John Coltrane.
Dotato di tecnica eccezionale e di un supremo senso dello swing, Queen lavora nuovamente con Ruth Brown nel 1966, e poi con Don Pullen, Horace Silver e, per un anno, con George Benson. A tali collaborazioni segue un prolungato periodo di lavoro con il trombettista Charles Tolliver (con il quale compie la sua prma tournée europea), che lo lancia definitivamente; dagli anni Settanta Queen collabora con un numero straordinariamente ampio di artisti di eccezionale levatura: Eric Alexander, Terence Blanchard, Manny Boyd, Dee Dee Bridgewater, Arnett Cobb, Dolo Cocker, Al Cohn, George Coleman, Bob Cunningham, Dee Daniels, Eddie "Lockjaw" Davis, Jessie Davis, Buddy de Franco, Dorothy Donegan, Kenny Drew Sr., Mercer Ellington, Robin Eubanks, Art Farmer, Jimmy Garrison, Dizzy Gillespie, Eddie Gomez, Dexter Gordon, Al Grey, Johnny Griffin, Roy Hargrove, Milt Jackson, Plas Johnson, Guy Lafitte, Kevin Mahogany, Wynton Marsalis, Branford Marsalis, Christian McBride, Jay McShann, Mulgrew Miller, Joe Newman, Horace Parlan, Nicolas Payton, Niels Henning Ørsted Pedersen, Oscar Peterson (che, poco prima di morire, lo aveva scelto come batterista per il suo quartetto), Red Richards, Freddy Roach, David Sanchez, Pharaoh Sanders, Bill Saxton, Zoot Sims, Carrie Smith, Terell Stafford, Lou Tabackin, Buddy Tate, Leon Thomas, Mickey Tucker Stanley Turrentine, Warren Vache, Eddie "Cleanhead" Vinson, Bennie Wallace, Peter Washington, Randy Weston, Joe Lee Wilson, Reggie Workman e altri ancora. Dal 1979 vive a Ginevra, in Svizzera.
Queen è fra i più richiesti batteristi free lance sulla scena mondiale, per la sua capacità di situarsi, come età ma anche come raffinata evoluzione stilistica, fra i grandi percussionisti degli anni Cinquanta e Sessanta e i più recenti e innovativi protagonisti della contemporaneità.


per ulteriori informazioni: Viviana Allocchio
Iniziative Speciali Teatro Manzoni